Allergie e vaccino anti Covid: tutto quello che bisogna sapere!

Oggi in relazione al forte incremento della diffusione dell’infezione da COVID-19 è diventato sempre più pressante e necessario l’utilizzo della immunizzazione contro questo virus, alla luce anche dei risultati ottenuti con la vaccinazione. I recenti decreti emanati hanno reso inoltre obbligatorio il vaccino, sia in alcuni gruppi di lavoratori, sia negli over 50. La necessità inoltre di avere la certificazione del Green Pass per accedere in luoghi pubblici e in varie attività rende quanto mai attuale e pressante la necessità della vaccinazione. A tutti i livelli di età ancora molti soggetti rimangono tuttavia non vaccinati per vari motivi: alcuni manifestano preoccupazioni e paure nei confronti degli effetti collaterali del vaccino e sono, soprattutto, i soggetti allergici che manifestano preoccupazioni e spesso chiedono l’esenzione della vaccinazione per motivi legati al proprio stato di allergia. Molti pazienti pongono dubbi e quesiti legati alla loro patologia a cui cercheremo di rispondere per rendere chiarezza
In che frequenza il vaccino può indurre manifestazioni allergiche?
Sappiamo oggi che circa un caso su un milione di vaccinazioni può avere delle reazioni anafilattiche di grado severo dopo somministrazione del vaccino, ma nella maggior parte dei casi, se non esclusivamente, si tratta di pazienti con già pregresse storie di allergie a farmaci o ad alimenti, con fenomeni anafilattici di grado severo nella loro storia.
Quali sono le manifestazioni allergiche al vaccino?
Le reazioni al vaccino sono nella stragrande maggioranza per fortuna di grado lieve e consistono in:
- Reazioni locali eritematose,
- Lieve gonfiore nel punto di inoculazione,
- Gonfiore del braccio,
- Gonfiore dei linfonodi ascellari,
- Orticaria generalizzata,
- Febbre,
- Cefalea,
- Dolori muscolari.
È bene precisare però che queste manifestazioni non sono sempre imputabili ad una reazione allergica vera e propria, bensì a una reazione immunogena infiammatoria indotta dal vaccino, comune a tutti i vaccini, che svanisce anche spontaneamente nel giro di poco tempo o di pochi giorni e che in ogni caso è facilmente controllabile.
La domanda che più frequentemente pongono i pazienti allergici è se possono vaccinarsi senza preoccupazione.
Oggi sappiamo, alla luce anche dell’esperienza maturata in altri paesi e in Italia dopo un anno e più di vaccinazioni, che i soggetti allergici alle sostanze inalanti (pollini, acari, muffe), o con allergie alimentari e da contatto, nella maggior parte dei casi possono sottoporsi alla vaccinazione in totale sicurezza.
In alcuni casi è necessario utilizzare delle precauzioni ed effettuare dei controlli medici prima di sottoporsi alla vaccinazione. In particolare una visita allergologica che valuti attentamente la pregressa storia di allergie e i fattori di rischio che il paziente potrebbe avere.
Chi sono i pazienti a più alto rischio di sviluppare reazione allergica al vaccino?
L’Accademia Europea di Allergologia e Immunologia Clinica identifica i pazienti a maggiore rischio di eventi avversi allergici dopo vaccinazione quei pazienti che hanno una storia pregressa di reazione anafilattica severa in seguito alla somministrazione di farmaci, alimenti, punture di insetti, mezzi di contrasto e lattice e nei pazienti affetti da mastocitosi (malattia molto rara) e nei pazienti che hanno già una storia pregressa di reazione allergica ad uno dei componenti del vaccino come il Polietilenglicole, la Trometamina e il Polisorbato:
- Il Polietilenglicole spesso viene chiamato Macrogol o abbreviato PEG e si ritrova come componente in molti farmaci soprattutto nei lassativi, nei dentifrici e nella preparazione di cosmetici, in molti vaccini utilizzati in precedenza e nella preparazione dei monoclonali.
- La Trometamina contenuto nei vaccini Moderna è un componente dei mezzi di contrasto e di alcuni farmaci.
- Il Polisorbato è presente nei vaccini Astra Zeneca e Johnson e si ritrova in molti vaccini e in farmaci contenenti anticorpi monoclonali.
I pazienti allergici al lattice possono effettuare il vaccino?
I soggetti che presentano delle manifestazioni allergiche al lattice devono far presente questo dato ai centri vaccinatori, perché siano attuate quelle misure di prevenzione, cosiddette procedure “latex free” nell’ambiente, che permettono di effettuare la vaccinazione senza rischi per il paziente, ma è evidente chiarire che non vi è alcuna traccia di lattice nel vaccino.
I pazienti allergici ai farmaci possono sottoporsi alla vaccinazione anti Covid senza rischio?
Spesso molti pazienti riferiscono nella loro storia reazioni avverse a farmaci di vario tipo. Questo deve rappresentare certamente un motivo di approfondimento, ma non di assoluta controindicazione all’utilizzo della vaccinazione. Di per sé le reazioni avverse ai farmaci sono delle reazioni nei confronti di particolari sostanze farmacologiche (aspirina penicillina, antibiotici vari per esempio) che non hanno nulla a che vedere con i componenti del vaccino. Qualche soggetto, per fortuna in numero ridotto, presenta delle reazioni avverse a più farmaci che non hanno nessuna correlazione farmacologica tra di loro, in questi casi allora è bene porre l’attenzione e approfondire, dato che molte volte infatti si tratta non di reazioni allo specifico componente farmacologico, ma di reazione agli additivi che compongono i farmaci e che sono comuni a più farmaci. In questo caso è necessario ricorrere allo specialista allergologo che valuta l’eventuale causa delle pregresse reazioni ed, eventualmente, effettua dei test allergologici ai componenti del vaccino prima di sottoporsi alla vaccinazione.

I pazienti affetti da pregresse reazioni anafilattiche a farmaci o alimenti o a puntura di insetto necessitano innanzitutto di effettuare la vaccinazione in ambiente ospedaliero protetto e, nel caso il medico lo ritenga opportuno, praticare una premedicazione con antistaminici (mai cortisone) qualche giorno prima e mezz’ora prima della somministrazione del vaccino e, successivamente, per alcuni giorni dopo la vaccinazione. Altra precauzione è quella di sostare dopo effettuato il vaccino in osservazione per almeno 30-60 minuti, anziché i soliti 15 minuti previsti dal protocollo vaccinale. Altra precauzione che qualche centro vaccinale adotta è quello della somministrazione frazionata del vaccino in tre dosi distanziate di 20 minuti l’una dall’altra.
Prima della somministrazione del vaccino è utile o necessario dosare gli “anticorpi anti COVID”?
È ormai assodato che il dosaggio degli anticorpi anti COVID è assolutamente poco utile ai fini della vaccinazione. Un livello di anticorpi elevato non è indice di assoluta immunità nei confronti dell’infezione, anche in pazienti precedentemente sottoposti alla vaccinazione o che hanno avuto l’infezione. Il livello di anticorpi circolanti esprime solo una parte della immunità nei confronti del virus quella umorale, mentre non valuta la risposta immunologica di tipo cellulare.
I pazienti affetti da asma bronchiale possono sottoporsi alla vaccinazione contro il covid 19?
La risposta è assolutamente sì, senza nessuna ombra di dubbio. I pazienti asmatici possono e devono sottoporsi alla vaccinazione anti COVID, senza interrompere la terapia, tranne in fase di riacutizzazione. Nel caso in cui il paziente si trova in una fase acuta e non controllata dalla terapia adottata è necessario stabilizzare la propria condizione prima di sottoporsi alla vaccinazione. In ogni caso, i pazienti che effettuano la terapia inalatoria anche con corticosteroidi non devono assolutamente sospendere tale terapia, perché non influenza l’effetto dei vaccini, ma permette di effettuare la vaccinazione con sicurezza ed evita il rischio di riacutizzazioni della loro patologia in seguito alla vaccinazione.
I pazienti che effettuano terapia con vaccini desensibilizzanti o con terapie biologiche per la loro malattia allergica possono essere sottoposti alla vaccinazione anti COVID senza interromperla?
Certamente sì, chiedendo allo specialista le modalità e i tempi di somministrazione della terapia desensibilizzante o della terapia biologica con monoclonali da interporre alla vaccinazione.
Chi ha avuto delle reazioni alla prima somministrazione del vaccino può effettuare la seconda o la terza somministrazione senza problemi?
Sicuramente è un dato che va segnalato e a cui va posta la giusta attenzione da parte del medico curante e del medico vaccinatore. In caso di manifestazioni di lieve entità dopo la prima o seconda somministrazione non devono esserci preoccupazioni o controindicazioni per la somministrazione delle successive dosi, ma solo una precauzione nell’effettuare il vaccino in ambienti protetti e, nel caso in cui il medico lo ritiene opportuno, effettuare una premedicazione con antistaminici per evitare il ripetersi o l’accentuarsi di una reazione alle dosi successive di somministrazione del vaccino. È assolutamente sconsigliato l’uso del cortisone come premedicazione.

Qual è il rischio per un paziente allergico nel caso in cui non viene sottoposto alla vaccinazione anti COVID?
È bene sottolineare che il paziente allergico ai farmaci (specie se a più farmaci) nel caso in cui per sua disgrazia venisse colpito dall’infezione da COVID-19 e nel caso in cui dovesse essere sottoposto a terapie mediche (antinfiammatori, antibiotici e quant’altro necessario per la cura della sua infezione), creerebbe un ulteriore problema nella gestione della sua patologia indotta da infezione da COVID-19 con maggiori rischi di incorrere nelle forme più gravi della malattia.

