AMH e fertilità

Autore: Dott. Ezio Zerbino
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Editor: Marta Buonomano

Il Dott. Ezio Zerbino, esperto in Ginecologia e Ostetricia a Cuneo, ci parla dell’importanza del valore di AMH nella valutazione della fertilità di una donna

Che cos’è l’ormone antimulleriano (AMH)?

L’AMH, chiamato anche ormone antimulleriano, è una sostanza che, nelle donne, viene prodotta dalle cellule granulose che si trovano nei follicoli ovarici primari i quali, in questa fase, possiedono dimensioni così ridotte da non poter essere individuati tramite ecografia. In passato, l’AMH veniva anche chiamato MIS, ovvero sostanza inibitrice mulleriana.

AMH per valutare il livello di fertilità nelle donne

L’ormone antimulleriano origina solamente nei follicoli ovarici. Con l’avanzare dell’età, la dimensione dell’insieme dei follicoli delle donne diminuisce e, insieme ad essa, anche i livelli ematici di AMH. Secondo gli studi, l’analisi dei livelli ematici è in grado di fornire informazioni sulla dimensione dell’insieme dei follicoli in crescita e sulla riserva ovarica delle donne, vale a dire sulla dimensione degli ovuli rimanenti: donne che soffrono di ovaio policistico, infatti, possiedono follicoli molto piccoli ed alti valori di AMH, mentre le donne vicine alla menopausa presentano bassi valori di ormone antimulleriano.
L’esame dei livelli ematici di AMH viene generalmente eseguita nelle donne in caso di sospetto di ipofertilità, per confermare la diagnosi di patologie femminili come la sindrome dell’ovaio policistico o per seguire l’evoluzione di eventuali tumori ovarici (sia benigni che maligni).

Come si misurano i valori di AMH?

La concentrazione ematica di AMH di misura con un semplice esame del sangue. I valori rilevabili mediante questo esame variano a seconda dell’età e dello stato di salute della paziente, ma in generale si può affermare che il valore normale sia attorno allo 1.0 ng/ml: in caso di valori più alti (circa 3.0 ng/ml) si potrebbe trattare di ovaio policistico, mentre valori più bassi stanno ad indicare la vicinanza alla menopausa.

AMH e procreazione assistita

La concentrazione ematica di AMH rappresenta un importante parametro predittivo per tutte quelle coppie che intendono iniziare un percorso di riproduzione assistita. Questo valore consente infatti di stabilire l’iter terapeutico più adeguato in base alla riserva ovarica della donna: la stimolazione ovarica in una paziente con alti valori di ormone antimulleriano ha più possibilità di successo rispetto ad una paziente con valori nulli o molto bassi di AMH, questo perché nel primo caso si avranno più ovuli al momento del prelievo e, di conseguenza, maggiori probabilità di avere almeno un embrione di buona qualità da trasferire nell’utero della donna.

Bassi valori di AMH: è possibile preservare la propria fertilità?

Nel caso in cui i livelli di AMH siano bassi ma non si voglia ancora iniziare una gravidanza, è possibile ricorrere a tecniche di preservazione della fertilità che permettono di posticipare la maternità senza incidere significativamente sulle possibilità di procreazione. Tra queste, una delle procedure più diffuse è l’IVI (vitrificazione degli ovociti), che garantisce la sopravvivenza di circa il 97% degli ovociti ed indici di gravidanza pari a circa il 65%. È importante precisare che, una volta congelati, gli ovociti possono essere preservati per tutto il periodo di tempo desiderato, senza alcun limite.

 

 

Dott. Ezio Zerbino
Ginecologia e Ostetricia

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