Amniocentesi: quando si realizza e che rischi presenta

Autore: Top Doctors®
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Editor: Top Doctors®

L’amniocentesi è una tecnica diagnostica prenatale invasiva che consiste nell’estrarre una piccola quantità di liquido amniotico dal sacco gestazionale e grazie al quale è possibile effettuare determinati studi. I maggiori esperti in ginecologia ci parlano di questa chirurgia, dei suoi rischi e dei suoi benefici.

 

Come si realizza?

L’operazione si realizza senza anestesia: si entra attraverso l’addome della madre usando un ago sottile, e, sotto controllo ecografico si tiene costantemente sott’occhio il feto per evitare che gli venga fatta un’iniezione. Inoltre, in precedenza, la superficie della pelle della madre viene disinfettata per evitare la proliferazione dei germi. Dunque, si fa una puntura sul sacco amniotico (lontano dal feto), e, una volta sistemato l’ago, il liquido amniotico viene aspirato da una siringa. Questo liquido si rigenera solo in poche ore.

 

Convalescenza e trattamento dopo l'amniocentesi

Per realizzare un’amniocentesi non c’è bisogno di nessuna preparazione in particolare. Si tratta di una chirurgia ambulatoriale alla quale è possibile sottoporsi dopo la quattordicesima settimana di gestazione. Inoltre, una volta terminata, la paziente può tornare a casa sua senza ulteriori complicazioni: è possibile che, nelle ore successive all’operazione, si avvertano dei dolori pelvici, ma di nessuna importanza a livello medico.

Gli specialisti però, raccomandano riposo e ci regalano qualche utile consiglio per affrontare il post operatorio nella maniera più serena e sicura possibile:

  • Riposo assoluto per almeno 24 ore (non è necessario rimanere immobili nel letto, però si è importante riposare a dovere per il maggior tempo possibile, evitando sforzi eccessivi)
  • Passate le 24 ore, si consiglia ulteriore riposo, evitare sforzi, sport e sesso. Gli specialisti raccomandano inoltre di evitare i bagni (piscina o vasca da bagno)
  • Se si notano perdite di sangue o liquido vaginale, rivolgersi immediatamente al medico

Inoltre, se la donna possiede un fattore RH negativo, mentre il padre ha un fattore RH positivo, se le somministra Gammaglobulina anti-D, onde evitare una possibile immunizzazione nel caso il feto fosse Rh positivo.

 

Quando sottoporsi ad una amniocentesi

Esistono determinate condizioni, che in medicina vengono chiamate “classiche”, collegate a fattori di rischio: episodi in famiglia di bambini con anomalie cromosomiche, progenitori portatori di una qualche patologia cromosomica, casi di aborto recidivo o morte precoce del feto senza nessuna evidente ragione, anomalie anatomiche del feto che possano portare a pensare che il bambino abbia contratto una qualche mutazione cromosomica, e ultimo ma non meno importante, i casi di gestanti troppo in là con l’età.

Infatti, maggiore è l’età della madre, maggiore è il rischio che il feto contragga anomalie cromosomiche, come ad esempio la trisomia (causa della Sindrome di Down, Sindrome di Edward etc.)

Il numero di donne in gravidanza che "a priori" potrebbero sottoporsi ad una amniocentesi è aumentato negli ultimi 20 anni, e soprattutto a causa della maggiore età scelta per avere un figlio. Attualmente, la percentuale di donne in dolce attesa con oltre 35 anni è superiore al 30% della media mondiale delle donne incinte.

Ma ci sono anche altre ragioni: si fanno meno figli, il primo arriva già in età avanzata (attualmente, la media è superiore a 32 anni), e si ricorre con più frequenza alle gravidanze ottenute tramite tecniche di riproduzione assistita (circa il 5%).

Rischi

Questa percentuale può variare molto, dipendendo dal centro medico specializzato, dal loro protocollo di offerta di diagnosi prenatale, dal grado di rischio della gravidanza... È molto difficile trovare le controindicazioni reali a un’amniocentesi, anche se ci saranno situazioni delicate che andranno valutate attentamente, a partire dalla relazione rischio-beneficio: presenza di fibromi uterini, madri con malattie possibilmente contagiose per il feto etc…

Il rischio principale è quello dell’aborto a seguito della prova. In realtà, il rischio è pari a un 1%, cifra che, attualmente, risulta esagerata data l’esistenza di tecniche all’avanguardia, ecografie e personale qualificato. Infatti, il rischio reale di aborto per amniocentesi si aggira intorno allo 0,1 e lo 0,3%.

 

 

Articolo redatto con la collaborazione del Dottor Devesa. 

 Redazione di Topdoctors

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Ginecologia e Ostetricia


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