Aritmie e sport

Autore: Dott. Pasquale Vergara
Pubblicato:
Editor: Giulia Boccoli

L’attività sportiva è un ottimo rimedio contro tante malattie, ma anche chi le pratica regolarmente può soffrire di patologie come quelle cardiovascolari. Le aritmie sono frequenti negli sportivi e il Dott. Pasquale Vergara, esperto in Cardiologia a Milano, spiega quali sono le cause e le terapie indicate per la regolarizzazione del battito cardiaco 

Quali benefici fisici può dare la pratica di attività sportiva?

Praticare attività fisica in maniera regolare si sa, fa bene alla salute sia fisica che mentale, ma forse poche persone sono coscienti di quali siano i concreti ed effettivi benefici sul funzionamento dei vari organi ed apparati. 
La diminuzione della pressione sanguigna, il miglior assorbimento dell’insulina e l’abbassamento del livello di colesterolo sono solo alcuni dei vantaggi a livello cardiovascolare che una persona sana può trarre dalla pratica di attività sportive e rappresentano le fondamenta della riabilitazione dei pazienti con cardiopatie. 
Ma allora perché alcune volte si legge sui giornali di sportivi professionisti che sviluppano patologie cardiache, talora anche gravi? Diversi studi scientifici hanno cercato di dare una risposta a questa domanda, vediamo quali. 

Quali sono le cardiopatie più comuni tra gli sportivi?

Tra i problemi cardiaci che gli atleti possono presentare, sicuramente molto frequenti sono le aritmie, un termine generico che indica l’alterazione del ritmo cardiaco. Nel particolare, gli sportivi possono essere affetti da:

  • Tachicardia: una condizione per cui la frequenza cardiaca supera i 100 battiti al minuto in condizioni di riposo (in un soggetto adulto in buona salute il ritmo cardiaco si aggira intorno 70 battiti al minuto); 
  • Bradiaritmia: è il contrario della tachicardia, ovvero il battito è più lento rispetto alla normalità;
  • Fibrillazione atriale: è l’aritmia cardiaca più comune e consiste in un battito irregolare causato dall’elevata e scoordinata frequenza con cui si attivano gli atri al momento di pompare il sangue;
  • Tachicardia ventricolare: il cuore batte molto velocemente a causa di un’attività elettrica anomala che origina nei ventricoli;
  • Extrasistolia: si verifica quando il battito cardiaco è anticipato e può essere avvertito come una sensazione di “vuoto” al torace o come un “colpo forte”.

Quali sono le cause delle aritmie nello sportivo?

Le ricerche scientifiche hanno dimostrato come l’attività sportiva ad alti livelli possa determinare modifiche all’apparato circolatorio e al cuore. In particolare si è notato come l’allenamento continuativo modifichi la struttura del muscolo cardiaco, che può presentare una cavità e/o uno spessore del setto e delle pareti libere differente rispetto a quelle di una persona che non pratica nessuna attività. Le aritmie possono avere cause differenti, da fattori genetici ed ereditari a stili di vita non congrui fino all’assunzione di sostanze esogene; con queste condizioni di base, aumenti di stress e adrenalina legate all’attività sportiva possono concorrere a far “uscire allo scoperto” la malattia.
Nello specifico, anche se il soggetto non sa di essere affetto da una patologia cardiaca, è possibile che durante o dopo l’attività sportiva il suo ritmo cardiaco subisca dei cambiamenti che, nei casi più gravi, possono portare anche alla perdita di coscienza o al decesso.

Qual è l’iter diagnostico per lo sportivo?

Tutti gli atleti sono tenuti ad effettuare visite di controllo periodico presso uno specialista di Medicina dello Sport, che valuterà se l’aritmia è compatibile con il normale svolgimento dell’attività agonistica ed eventualmente può consigliare esami di approfondimento o la visita presso un Cardiologo Aritmologo. 
Talvolta anche gli sportivi che non praticano attività agonistica possono sviluppare aritmie. Anche in questo caso può essere utile rivolgersi ad un Cardiologo Aritmologo, che ha il compito di individuare eventuali problemi o patologie che causano l’aritmia. Esami di approfondimento come l’Ecocardiogramma e il Monitoraggio ECG secondo Holter, a cui può eventualmente seguire lo studio elettrofisiologico, possono essere utili per definire il profilo di rischio del paziente. 

Terapie e trattamenti 

La terapia farmacologica può essere indicata in molti casi di tachicardia per regolarizzare o rallentare il battito. In altri casi, come per esempio per le bradiaritmie, può essere necessario impiantare un pacemaker. In casi di extrasistolia ventricolare o di episodi recidivanti di fibrillazione atriale, l’ablazione transcacatetere può essere il trattamento di scelta. Nei pazienti con aritmie gravi o malattie cardiache che espongono al rischio di morte improvvisa, può essere necessario l’impianto di un defibrillatore automatico. 

Dott. Pasquale Vergara
Cardiologia

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