Articolazione temporo-mandibolare: i principali disturbi

Autore: Dott. Stefano Negrini
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

L’articolazione temporo-mandibolare (ATM) in numero pari, è l’unica articolazione della faccia e del cranio e mette in comunicazione l’osso mandibolare con l’osso temporale. Il Dott. Stefano Negrini, esperto in Chirurgia Maxillo-Facciale a Brescia, ci parla dei principali disturbi che possono colpire le articolazioni temporo-mandibolari

Da cosa è costituita l’articolazione temporo-mandibolare?

Grazie al suo movimento riusciamo a mangiare, parlare, deglutire, sbadigliare, a fare qualsiasi movimento con la bocca. È composta da due capi ossei (il condilo della mandibola e la fossa glenoide del temporale), un menisco (disco di cartilagine che si interpone ai capi ossei e funge da cuscinetto), una capsula e diversi legamenti che la rendono solidale e le permettono di fungere da “cerniera”.

Quali sono i principali disturbi che possono colpire le articolazioni temporo-mandibolari?

L’articolazione temporo-mandibolare in virtù della conformazione anatomica e soprattutto del suo costante  utilizzo (quantitativo e qualitativo) può spesso dare dei disturbi, i più frequenti dei quali sono: rumori articolari (chiamati click) con o meno movimento a scatto della mandibola in apertura, dolori in regione pre-auricolare (regione anatomica in cui si trova l’articolazione) che si possono irradiare più frequentemente alla regione della tempia, della guancia o del collo (in corrispondenza rispettivamente del muscolo temporale, massetere, pterigoidei e dei muscoli latero-cervicali), limitazione del movimento di apertura della bocca (fino a un blocco completo), deviazione dello stesso fino al sintomo più temuto che si manifesta con l’impossibilità a chiudere la bocca ( derivante dalla lussazione dell’articolazione). A parte quest’ultimo caso, per il quale è necessario un intervento urgente (comprensibile l’impossibilità a svolgere qualsiasi funzione quotidiana oltre al dolore trafittivo), le altre patologie portano a una riduzione della funzione masticatoria, fonetica e, quando il dolore è forte, a una incapacità a svolgere la propria attività lavorativa.

Quali tecniche vengono utilizzate per il trattamento di questi disturbi?

La terapia che riguarda la maggior parte della patologia dell’articolazione temporo-mandibolare deve essere intrapresa precocemente ed è una terapia funzionale che utilizza presidi intraorali (chiamati in modo generico ortotici, bite o placche gnatologiche) e deve tenere presente di quelli che sono i rapporti anatomici e funzionali con il resto del corpo: in una parola sola con la postura.

Quando la terapia funzionale non ha dato i risultati richiesti ed il paziente non ha risolto i problemi, soprattutto riguardanti il dolore, si ricorre alle infiltrazioni intra-articolari dell’ATM (si utilizza normalmente l’acido ialuronico o i fattori di crescita piastrini ottenuti da un prelievo ematico effettuato al paziente) e prima ancora ai lavaggi intra-articolari che permettono un rapido ricambio del liquido sinoviale (normalmente presente all’interno dell’articolazione, ma nei casi di disfunzione dell’ATM presenta una composizione e quantità patologica). Questa fase può essere fatta alla “cieca “o sotto guida endoscopica.

La chirurgia “aperta” (si intende per essa una incisione della cute in sede preauricolare e quindi anche della capsula articolare) si riserva nei casi in cui i segni di deterioramento strutturale e funzionale sono avanzati, comunque valutabili solo da un chirurgo maxillo-facciale esperto della materia. Questa tecnica è volta a restituire il più possibile una struttura articolare che permetta al paziente di svolgere al meglio le proprie funzioni che coinvolgono i movimenti della bocca senza sintomi dolorosi.

Dott. Stefano Negrini
Chirurgia Maxillo-facciale

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