Artroplastica lombare: addio al mal di schiena!

Autore: Dott. Raffaelino Roperto
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Editor: Top Doctors®

La lombalgia è una causa importante di disabilità nel mondo occidentale. Si stima che il 70-80% delle persone sperimenterà almeno un episodio di mal di schiena nell’arco della propria vita. La malattia ha un forte impatto anche sulla società stessa: colpisce, infatti, persone molto giovani, rendendole inadatte per alcuni tipi di lavoro e meno produttive. Il Dott. Raffaelino Roperto, esperto in Neurochirurgia, ci parla dell’artroplastica lombare, intervento che può risolvere il problema del mal di schiena

 

 

1) Dott. Roperto, cos’è l’artroplastica lombare?

La protesi discale, o artroplastica lombare (total lumbar disc replacement-TDR), è una procedura richiesta prevalentemente da pazienti giovani e attivi che soffrono di lombalgia cronica e che non hanno avuto risultati dal trattamento conservativo.

La sostituzione del disco intervertebrale con un disco artificiale è una procedura chirurgica piuttosto recente (anche se i primi tentativi di preservare la dinamica vertebrale risalgono a metà degli anni ’50), il cui scopo è alleviare il mal di schiena.

Similmente alle protesi articolari dell'anca o del ginocchio, si procede alla sostituzione del disco intervertebrale con un dispositivo biomeccanico mobile, una protesi discale. Il dispositivo è destinato a ripristinare il movimento della colonna vertebrale, sostituendo il disco intervertebrale degenerato.

 

2) Come avviene l’intervento di artroplastica lombare?

Fino a poco tempo fa, la procedura chirurgica per il posizionamento di una protesi-discale-lombare prevedeva un'incisione, più o meno ampia, in sede addominale. Con questo approccio, però, gli organi e i vasi sanguigni dovevano essere manipolati e spostati per consentire al Neurochirurgo di accedere alla colonna vertebrale. Tale intervento è conosciuto con l’acronimo ALIF (Anterior Lumbar Interbody Fusion) e presenta un elevato tasso di complicanze a carico delle strutture limitrofe al campo chirurgico: lesioni della catena del simpatico (componente del sistema nervoso autonomo), lesioni vascolari, lesioni delle radici nervose, disfunzioni sessuali, rallentamento del transito intestinale, incapacità a cicatrizzare, trombosi venose profonde, pancreatici acute e lesioni intestinali.

Oggi, con un approccio laterale alla colonna vertebrale denominato Extreme Lateral Interbody Fusion (XLIF), molti di questi potenziali rischi possono essere ridotti o completamente evitati. La metodica prevede un’incisione cutanea di pochi centimetri lungo la linea ascellare media, sotto controllo radioscopico e monitoraggio neurofisiologico continuo. Per via transmuscolare si raggiunge il piano vertebrale, dove si procede alla sostituzione del disco degenerato con una protesi.

 

3) Quali pazienti possono sottoporsi ad un’artroplastica lombare?

Trattandosi di una procedura chirurgica pensata per pazienti giovani in cui s’intende salvaguardare e/o ripristinare una biomeccanica della colonna vertebrale quanto più possibile fisiologica, vi sono dei rigidi criteri di inclusione:

  • Età compresa tra i 18 e i 50 anni d’età;
  • Pazienti affetti da una patologia degenerativa sintomatica del rachide lombare e in cui la Risonanza Magnetica ha verificato una perdita di altezza da parte del disco intervertebrale;
  • Le vertebre colpite devono essere: L1-L2; L2-L3; L3-L4; L4-L5
  • Nessun risultato ottenuto con il trattamento conservativo e fisiatrico nell’arco di 6 mesi.

 

4) Quali risultati si possono ottenere?

Nel caso di pazienti giovani e sportivi, si ottiene, mediante TDR, un significativo e duraturo sollievo dalla lombalgia e l’attività sportiva può essere ripresa entro i primi 3-6 mesi.

I pazienti sottoposti a TDR per via laterale mostrano un significativo miglioramento della VAS (Visual Analog Scale of Pain), uno strumento che serve a valutare il dolore percepito dal paziente, con un range che spazia tra 100 massima intensità di dolore percepito e 0 assenza di dolore. In questi pazienti, dunque, la VAS migliora passando da una media di 92.5, nel pre-operatorio a 23.4 nel postoperatorio, mantenendo un valore medio a 3 anni di 23.7.

Similmente si osserva una riduzione sensibile dell’ODI (Oswestry Disability Index), scala che valuta la disabilità percepita dal paziente nello svolgimento delle comuni attività quotidiane. Anche in questo caso abbiamo un range compreso tra 100 e 0. In questi pazienti l’ODI scende da 57.3 del pre-operatorio al 29.8 del post-operatorio, riducendosi ulteriormente a 17.6 a 3 anni.

In conclusione, possiamo dire che l’approccio laterale per una TDR offre molti vantaggi rispetto al tradizionale approccio anteriore. Nel medio e lungo termine è soddisfatta la promessa di una più sicura e minore invasività chirurgica, è dimostrato il controllo nel tempo della sintomatologia dolorosa ed un miglioramento della funzionalità.

 

Editor Karin Mosca

Dott. Raffaelino Roperto

Dott. Raffaelino Roperto
Neurochirurgia


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