Attacchi di panico: cosa sono, perché arrivano e come si possono gestire

Gli attacchi di panico sono episodi improvvisi di paura intensa, spesso accompagnati da sintomi fisici molto forti (tachicardia, fiato corto, tremori, senso di svenimento). Chi li vive può avere la sensazione di “stare per morire”, perdere il controllo o impazzire. È importante dirlo chiaramente: per quanto spaventoso, un attacco di panico non è pericoloso di per sé e tende a raggiungere un picco e poi diminuire. Il problema principale, con il tempo, diventa spesso la “paura della paura”: il timore che ricapiti e l’evitamento di situazioni considerate a rischio.
Come riconoscere un attacco di panico?
Un attacco di panico è tipicamente rapido e intenso. I segnali più frequenti includono:
- palpitazioni o tachicardia
- senso di respiro corto o oppressione al petto
- vertigini, instabilità, “testa leggera”
- nausea o fastidio addominale
- formicolii, brividi o vampate
- derealizzazione (sensazione che “non sia reale”) o depersonalizzazione (sentirsi “staccati” da sé)
La combinazione di sintomi fisici + interpretazione catastrofica (“sto per avere un infarto”) alimenta un circolo che può aumentare l’intensità.
Perché vengono gli attacchi di panico?
Non c’è una sola causa. In genere entrano in gioco:
- un periodo di stress o cambiamenti significativi
- una vulnerabilità all’ansia (più sensibilità ai segnali corporei)
- abitudini che aumentano l’attivazione (sonno scarso, caffeina, iperventilazione)
- esperienze che hanno “insegnato” al cervello che certe sensazioni sono pericolose
In pratica, il corpo attiva un allarme (lotta/fuga) anche se non c’è un pericolo reale, e la mente interpreta i segnali fisici come una minaccia.
Cosa fare durante un attacco di panico?
L’obiettivo non è “bloccarlo” a forza, ma farlo scendere riducendo l’escalation.
- Dai un nome a ciò che sta succedendo: “È un attacco di panico, passa."
- Riporta attenzione al corpo in modo neutro: piedi a terra, mani sulle cosce, descrivi 5 cose che vedi.
- Respirazione lenta (senza forzare): inspira dal naso 4 secondi, trattieni 2 secondi, poi espira lentamente 6–8 secondi.
- Evita di controllare ossessivamente i sintomi: più li monitori, più l’allarme si alimenta.
Cosa mantiene il problema nel tempo?
Il panico spesso si “cristallizza” quando la persona inizia a:
- evitare luoghi o situazioni (mezzi, supermercati, code, palestra)
- usare “strategie di sicurezza” (uscire solo accompagnati, sedersi vicino alle uscite, portare sempre farmaci “in tasca” senza un piano)
- interpretare ogni segnale corporeo come minaccia
Queste strategie danno sollievo immediato, ma a lungo andare rinforzano l’idea che “da soli non si può”.
Come si supera davvero: percorso psicologico e strumenti utili
Un percorso efficace di solito lavora su due fronti: capire il meccanismo e interrompere il circolo. In pratica:
- psicoeducazione (cosa accade nel corpo)
- lavoro sulle interpretazioni catastrofiche
- esposizione graduale alle sensazioni temute e alle situazioni evitate
- costruzione di abilità di regolazione emotiva e gestione dello stress
Quando è utile chiedere aiuto subito?
Se gli attacchi sono frequenti, se nasce evitamento marcato (lavoro, guida, vita sociale), o se c’è un impatto forte sul sonno e sulla quotidianità, conviene chiedere una valutazione. E se i sintomi sono nuovi o atipici (dolore toracico importante, svenimento, febbre, condizioni mediche note), è prudente escludere cause organiche con il medico.
Prenota una seduta con la Dott.ssa Eleonora Riva

