Awake surgery: operare al cervello pazienti coscienti è ora possibile

Autore: Prof. Andrea Talacchi
Pubblicato: | Aggiornato: 19/11/2018
Editor: Top Doctors®

La pratica dell’awake surgery, neurochirurgia a paziente sveglio, richiede la presenza di numerosi specialisti e di candidati adatti. “Il paziente non può sapere la sua reazione al momento dell’operazione: ecco perché ci avvaliamo di questionari per scoprire le sue ansie, paure al dolore e capacità di controllo”, afferma il Prof. Talacchi, esperto in Neurochirurgia a Verona.  Inoltre aggiunge: “il modo migliore per tranquillizzare il paziente rimane la normale conversazione durante l’operazione”. 

In che cosa consiste l’awake surgery?

Questo intervento, proprio perché il cervello umano non sente dolore, viene effettuato in anestesia locale che permette un recupero molto più veloce e molte meno complicanze rispetto alla neurochirurgia standard. La fase pre-operatoria invece, è un po’ più lunga e presuppone la creazione di una mappa del cervello per il neuronavigatore intraoperatorio, che aiuterà il chirurgo ad utilizzare il bisturi dove serve. Questa mappa cerebrale si crea attraverso una risonanza magnetica e ad un elettroencefalogramma del paziente. Ma tutto ciò non basta: nessun test diagnostico stabilisce con precisione la funzione delle zone cerebrali su cui si opera. A questo punto entra in gioco il paziente sveglio, che guiderà il chirurgo nell’intervento. Prima di intervenire infatti, un impulso elettrico viene emesso sulla zona da operare, e se il paziente si inceppa nella risposta, è la prova che la zona è essenziale per quella funzione specifica (parola, movimento o compressione). Si generano quindi stimoli utili per recepire eventuali interferenze che disturbino la risposta del paziente. Tuttavia, anche effettuare il test corretto non è facile e, ad oggi, sono presenti solo per le aree del linguaggio e motorie, ma si sta lavorando per poter intervenire sull’emisfero destro, che controlla il riconoscimento viso-spaziale.

In che casi e dove si applica l’awake surgery?

Questo tipo di chirurgia è utile per trattare pazienti altrimenti inoperabili. Serve infatti a chi soffre di epilessia resistente ai farmaci o per tutti quei pazienti con tumori difficili o impossibili da rimuovere senza ledere tessuto sano e provocare danni seri al cervello, come nel caso dei gliomi. Per quanto riguarda i centri specializzati dove si applica questa tecnica in Italia, troviamo il Policlinico di Milano, l’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine e il Policlinico Borgo Trento di Verona. Presso queste strutture sono presenti équipe mediche di oltre 20 specialisti tra psicologi, tecnici, neuropsicologi, neurofisiologi e neuroradiologi di grande esperienza, abili a “mappare” il cervello umano, che preparano il neuronavigatore. In sala operatoria invece, saranno circa in dieci tra chirurghi, infermieri, anestesisti e neuropsicologi a svolgere l’intervento.

 

Prof. Andrea Talacchi
Neurochirurgia

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