Bradiaritmie: da cosa dipendono?

Autore: Dott. Carlo Pignalberi
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

Con il termine aritmie si intendono tutte quelle patologie cardiache caratterizzate da una alterazione del normale battito cardiaco. Le suddette alterazioni possono riguardare la frequenza cardiaca e la sequenzialità cuoredell’attivazione delle camere cardiache (atrio e ventricolo). Ne parla il Dott. Carlo Pignalberi, esperto in Cardiologia a Roma

Come si classificano le aritmie?

Una prima classificazione delle aritmie in due grandi gruppi si basa sulla frequenza del battito cardiaco. Si parla quindi di bradiaritmie e tachiaritmie. Nel primo gruppo, il cui nome contiene il suffisso “bradi”, cioè lento, sono incluse le aritmie in cui la frequenza ventricolare media è inferiore a 60 battiti al minuto; mentre, il secondo gruppo, caratterizzato dal suffisso “tachi”, cioè veloce, comprende quelle aritmie in cui la frequenza cardiaca è superiore a 100 battiti al minuto.

Funzionamento del cuore

Per poter comprendere queste alterazioni del ritmo cardiaco è importante fornire una generale descrizione del funzionamento cardiaco. Possiamo immaginare il cuore come un motore di un’automobile in cui ci sono due componenti principali: la parte meccanica, costituita dal muscolo, che spinge il sangue in circolo, e la parte elettrica, costituita da fibre nervose, che fa sì che le componenti meccaniche si muovano ad una determinata frequenza e con una specifica sequenzialità. Nello specifico, la frequenza cardiaca a riposo deve essere intorno ai 60-70 battiti al minuto, mentre sotto sforzo aumenta progressivamente in base all’entità dello sforzo stesso. Riguardo alla sequenzialità cardiaca, la prima parte del cuore che si contrae è la parte alta, costituita dagli atrii e la seconda i ventricoli, che spingono il sangue in tutto il corpo. Affinché ciò avvenga, il nostro cuore è fornito di una centralina che regola la frequenza cardiaca e di una serie di fibre nervose che conducono l’impulso elettrico in periferia, affinché il muscolo si contragga correttamente (sistema di conduzione cardiaco).

Alla luce del funzionamento su descritto, possiamo dire che le bradiaritmie si verificano per un malfunzionamento della centralina che regola la frequenza o del sistema di conduzione cardiaco.

Nel primo caso, quando la centralina funziona poco, accade che a riposo la frequenza cardiaca risulta insolitamente bassa, inferiore a 60 battiti al minuto. In altri casi, anche se a riposo abbiamo una frequenza cardiaca accettabile, sotto sforzo non si verifica la normale cuoreaccelerazione, che consente all’organismo di avere l’apporto di ossigeno e nutrimento richiesto durante l’attività fisica. Questo tipo di patologia si chiama “Malattia del Nodo del Seno”. In entrambe i casi il sintomo principale consiste in uno stato di debolezza e malessere a riposo e di in una facile affaticabilità durante lo sforzo.

Il malfunzionamento delle fibre nervose che conducono l’impulso elettrico, invece, può dare una sintomatologia molto variabile. In alcuni casi, in cui una parte delle fibre nervose risulta malfunzionante, l’impulso riesce comunque a propagarsi, anche se più lentamente, in tutte le parti del cuore. In questo caso, non si verifica alcun sintomo e ci si accorge di questa situazione soltanto in occasione di un elettrocardiogramma eseguito occasionalmente. Se invece le fibre nervose sono talmente usurate che occasionalmente, o improvvisamente e persistentemente, l’impulso elettrico non si propaga in periferia, accade che improvvisamente si passa repentinamente da una frequenza cardiaca normale a valori molto bassi, anche di 30 battiti al minuto, oppure, ancora peggio, il cuore si può fermare per molti secondi, anche 20 o 30. Questa patologia si chiama “Blocco Atrio-Ventricolare. Quando ciò si verifica, non arrivando improvvisamente sangue al cervello, si può svenire, con tutte le conseguenze negative che ciò può comportare.

Quali sono le cause delle bradiaritmie?

Le cause delle Bradiaritmie possono essere molteplici. L’evento più frequente consiste nel fisio-patologico invecchiamento del sistema di conduzione cardiaco. In questo caso, la patologia si sviluppa progressivamente e, pertanto, è possibile prendere delle contromisure con anticipo, prima che si verifichino gli eventi che abbiamo descritto precedentemente. In altri casi, invece, la causa scatenante è legata ad una patologia organica sottostante, come per esempio un Infarto Miocardico Acuto, il malfunzionamento di una o più valvole cardiache, oppure una malattia del muscolo cardiaco. In questi casi, invece, la manifestazione della bradiaritmia è improvvisa, può causare uno svenimento, con tutte le conseguenze anche drammatiche di una improvvisa caduta a terra, oppure, in casi fortunatamente non frequenti, può innescarsi un’aritmia diversa, che porta alla morte improvvisa. Pertanto, quando si hanno i sintomi della stanchezza o dell’affaticamento, conviene recarsi da un cardiologo per essere sottoposti a visita; viceversa, quando si ha uno svenimento improvviso, bisogna recarsi subito in Pronto Soccorso.

In cosa consiste la diagnosi delle Bradiaritmie?

La diagnosi di ciascuna Bradiaritmia può essere fatta con certezza soltanto con una registrazione elettrocardiografica (ECG). Purtroppo, però, esistono delle difficoltà. L’ECG, infatti, ha una durata di pochi secondi e, nella maggior parte dei casi, la manifestazione dell’aritmia si verifica sporadicamente od in condizioni diverse dal riposo. Pertanto, se il battito risulta persistentemente rallentato, è possibile diagnosticare la presenza ed il tipo di aritmia; invece, se si ha una mancata accelerazione sotto sforzo o se il Blocco Atrio-Ventricolare si manifesta occasionalmente (talvolta può capitare anche una sola volta l’anno), bisogna ricorrere ad altri strumenti diagnostici. Il più comune è costituito dall’ECG Holter. Si tratta di un piccolo registratore, collegato a tre o più elettrodi posizionati sul torace, che si porta con sé per 24 ore. Esso registra costantemente un ECG, che poi sarà sviluppato per mezzo di un computer e visualizzato dal cardiologo. Purtroppo, come abbiamo già detto, la maggior parte delle volte queste aritmie si presentano ad intervalli più lunghi, per cui non si riesce a registrarle con l’Holter. Sono disponibili, quindi, altri tipi di registratori che coprono intervalli di tempo più ampi, sino ad arrivare a piccoli dispositivi che si inseriscono sottopelle e possono registrare l’ECG cuoreaddirittura per 2 o 3 anni. Gli sviluppi futuri, che stanno già cominciando ad essere disponibili, consistono nell’integrare i telefoni cellulari, che ormai abbiamo tutti, con sistemi di registrazione dell’ECG. Il grande vantaggio di questi sistemi, oltre alla possibilità di registrare in qualsiasi momento, consiste nel fatto che l’ECG può essere inviato elettronicamente a distanza per una refertazione immediata.

In cosa consiste il loro trattamento?

Riguardo al trattamento delle Bradiaritmie, purtroppo al momento non è disponibile alcun farmaco per bocca o per infusione. Una simpatica curiosità consiste nel fatto che, sino a circa 50 anni fa, ai pazienti che svenivano veniva consigliato di indossare un casco, in maniera da evitare le conseguenze di un trauma cranico in occasione della caduta a terra. L’unico trattamento efficace consiste al momento nell’impianto di un Pacemaker. Si tratta di un dispositivo delle dimensioni approssimative di un orologio da uomo, che si posiziona sottopelle un poco al di sotto della clavicola. A esso sono collegati uno o due “fili elettrici”, chiamati elettrocateteri, che arrivano sino al cuore e che servono a collegare elettricamente il dispositivo e l’organo. Il Pacemaker sente l’attività elettrica spontanea del cuore come una sentinella e, se la frequenza cardiaca scende al di sotto di un determinato valore impostato dal cardiologo specialista in cardiostimolazione, eroga un piccolo impulso elettrico che fa contrarre il cuore, riportando il battito al valore normale. Le prospettive terapeutiche future riguardano la biologia molecolare, con la prospettiva di poter “riparare” con cellule staminali il sistema elettrico del cuore danneggiato.

Dott. Carlo Pignalberi
Cardiologia

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