Brucellosi: la malattia infettiva trasmessa dal latte e dai suoi derivati

Autore: Dott. Lorenzo Mondello
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Il Dott. Lorenzo Mondello, esperto in Malattie Infettive a Messina, ci parla della brucellosi, una particolare malattia che colpisce prevalentemente gli animali ma che può essere trasmessa anche all’uomo mediante l’assunzione di latte non pastorizzato

Che cos’è la brucellosi?

La brucellosi è una malattia infettiva provocata da varie specie di batteri del genere Brucella, che colpisce molti animali e solo casualmente l’uomo. Essendo fondamentalmente una malattia del bestiame (bovini, ovini, suini) che causa gravi danni al patrimonio zootecnico, la brucellosi viene classificata tra le zoonosi (malattie in comune tra l’uomo e alcuni animali) ed è considerata malattia professionale per alcune categorie quali veterinari, allevatori, macellai e mungitori di latte. Gli animali infetti eliminano i microorganismi con il latte, con le urine e con i prodotti abortivi.

Brucellosi negli uomini: come avviene il contagio?

Nell’area mediterranea la malattia umana è sostenuta dal batterio Brucella melitensis e il contagio avviene prevalentemente per via orale, mediante ingestione di latte non pastorizzato proveniente da animali infetti o da prodotti del latte (formaggi freschi, gelati, creme). È anche possibile il contagio per via cutanea (tra gli addetti ai lavori) e per via aerogena o congiuntivale.

Come si manifesta?

La sintomatologia è caratterizzata dalla triade di febbre, sudorazione profusa e dolori ai muscoli e alle articolazioni. Mentre i dolori rappresentano sintomi aspecifici, la curva termica febbrile desta fondato sospetto di brucellosi sin dall’esordio per il suo andamento irregolare, che ha dato il nome di “febbre ondulante” a questa malattia.

La brucellosi si può trasmettere da uomo a uomo?

La brucellosi non è contagiosa da uomo a uomo e non è richiesto l’isolamento del malato, mentre è soggetta a notifica, da parte del medico di famiglia o del reparto ospedaliero che la diagnostica, al Servizio di Igiene Pubblica dell’ASP, a cui spetta il compito di avviare l’indagine epidemiologica volta a individuare la sorgente d’infezione. Oltre alla febbre, anche la particolare sudorazione (maleodorante, odore di stalla o di urina di topo) è un sintomo che attira l’attenzione e indirizza il medico verso la conferma diagnostica. Questa si basa sulla ricerca degli anticorpi anti-Brucella nel sangue. Completano il quadro clinico ulteriori condizioni quali astenia, mancanza di appetito, cefalea e progressiva perdita di peso; mentre l’esame ecografico dell’addome evidenzia aumento di volume di fegato e milza.

È possibile curare la brucellosi?

Se non adeguatamente e tempestivamente trattata, la brucellosi può dare luogo a temibili complicanze a numerosi organi ed apparati. Particolarmente gravi sono quelle a carico del sistema nervoso centrale (meningite a liquor limpido, encefalite, mielite) o periferico (nevriti, polinevriti, radiculiti) e del cuore (endocardite). Frequenti e invalidanti sul piano motorio e statico sono le localizzazioni alla colonna vertebrale, con interessamento sia delle vertebre che dei dischi intervertebrali. Tale evenienza, che è causa di dolori intensi, costringe a letto il soggetto infetto per l’impossibilità di deambulare e di mantenere la stazione eretta. Non sono rari i casi in cui questa complicanza, detta spondilodiscite, che rappresenta l’esordio della malattia, quando i sintomi iniziali sono sfumati o non si ha ancora il sospetto di brucellosi. La terapia si basa sull’utilizzo associato di più antibiotici battericidi.

Dott. Lorenzo Mondello
Malattie infettive

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