Carcinosi peritoneale: una cura a base di perfusione ipertermica e peritonectomia

Autore: Dott. Pietro Francesco Bagnoli
Pubblicato: | Aggiornato: 16/09/2019
Editor: Gloria Conalbi

La carcinosi peritoneale è la seconda causa di morte in caso di cancro colo-rettale. Se curata precocemente può aumentare la sopravvivenza del paziente in modo significativo. Scopriamo insieme al Dott. Pietro Francesco Bagnoli, esperto in Chirurgia Generale a Milano, come combattere la patologia

Cos’è la carcinosi peritoneale?

La carcinosi peritoneale (PC) è una malattia neoplastica in stadio avanzato, in cui cellule tumorali maligne si formano all’interno della cavità peritoneale. La cavità addominale risulta ricoperta di noduli neoplastici di varia dimensione, isolati o confluenti, che possono interessare o il peritoneo viscerale o quello parietale.
Se non curata la carcinosi peritoneale porta a morte del paziente. La chemioterapia ha efficacia limitata su questo tipo di malattia. Si dovrà quindi optare per un trattamento aggressivo della patologia tramite intervento chirurgico, che può aumentare la sopravvivenza del paziente in modo significativo.

Esistono dei criteri per stabilire l’idoneità di un paziente al trattamento?

Non tutti i soggetti affetti da carcinosi peritoneale possono essere sottoposti a questo tipo di approccio. I pazienti vengono infatti selezionati secondo alcuni fattori:

  • Età: non deve superare i 70 anni
  • Comorbilità: il paziente non deve essere affetto da altre patologie
  • Performance status: esistono diverse modalità di valutazione. La più famosa è quella di Karnofsky, una valutazione basale della qualità della vita
  • Presenza di altra malattia neoplastica: la presenza di metastasi localizzate in altre sedi è indice di malattia altamente aggressiva, nonché di malattia sistemica che non può quindi essere trattata con questo approccio.
  • Quantità di malattia: viene eseguito il calcolo dell’indice di carcinosi peritoneale (PCI o Peritoneal Cancer Index), indispensabile per stabilire se la malattia possa essere asportata o meno con intenti curativi. I valori si muovono tra 0 e 39, dove 39 è considerato il valore massimo e 0 il valore minimo. Il valore massimo accettabile è pari a 19.
  • Distribuzione di malattia e zone “off limits”: nel caso in cui le aree del mesentere e del peduncolo epatico siano invase a tutto spessore è sconsigliato effettuare l’intervento.
  • Prospettiva di conseguire una citoriduzione completa: l’asportazione completa di tutti i noduli di malattia risulta in un netto miglioramento della sopravvivenza del paziente.

In sede di diagnosi di carcinosi peritoneale viene analizzata la situazione del paziente, e si decide se la malattia sia aggredibile o se sia meglio intraprendere un trattamento di tipo chemioterapico sistemico tradizionale ed eseguire una rivalutazione dopo alcuni cicli (almeno 3). Prima viene eseguita la diagnosi, maggiori sono le possibilità di cura.

Come viene eseguito l’intervento?

La procedura consiste in una peritonectomia delle zone coinvolte nella malattia, seguita poi da perfusione ipertermica. La tecnica chirurgica standard che viene utilizzata ha come obiettivo quello di rimuovere tutte le porzioni interessate dalla patologia, se necessario ricorrendo a delle resezioni d’organo. Durante la perfusione ipertermica la cavità addominale viene riempita con soluzione per dialisi a 42° C, che viene fatta circolare per un’ora a 6-800 ml/minuto. All’interno di tale soluzione sono presenti i farmaci utilizzati nella chemioterapia, ovvero cis-platino associato a mitomicina C, oppure oxalyplatino.
L’azione congiunta della chirurgia e della perfusione ipertermica è fondamentale al fine di sconfiggere la patologia. Ricorrendo infatti ad una sola delle due terapie, l’effetto non presenterebbe i risvolti sperati.

Dott. Pietro Francesco Bagnoli
Chirurgia generale

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