Cattiva alimentazione: il vero problema di questo secolo

Autore: Dott. Maurizio Grandi
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Editor: Top Doctors®

È piuttosto evidente: oggi si mangia di più ma peggio. Il Dott. Maurizio Grandi, esperto in Oncologia a Torino, ci parla di quella che è una vera e propria emergenza sociale

Una dieta sana rappresenta sempre un vantaggio per la salute. In particolare, è importante educare bambini e adolescenti a un’alimentazione che sia equilibrata, varia e ricca di vitamine, per fronteggiare quella che è un’evidente degenerazione delle abitudini alimentari nei più giovani.

Cattiva alimentazione e malattie associate: i poveri sono più a rischio

I cambiamenti dello stile di vita a cui si è assistito negli ultimi anni sono all’origine di molte patologie croniche, e uno dei problemi principali in fatto di salute pubblica è dato dallo scarto economico per le fasce più svantaggiate della popolazione.

I poveri, infatti, mangiano male, da sempre. Oggi si dispone di alimenti provenienti da ogni parte del mondo, e ci siamo abituati ad un tipo di composizione e distribuzione diverso rispetto al passato. I programmi gastronomici, seguitissimi, hanno reso gli chef delle vere e proprie star: sembra che in tv, oggi, si cucini soltanto!

Per chi appartiene alle fasce più basse della scala sociale, però, questo boom del cibo non ha portato particolari vantaggi: si mangia di più rispetto al passato, questo sì, ma a volte lo si fa troppo e peggio.

Il cibo del discount

Secondo recenti statistiche, negli ultimi 7 anni il budget domestico destinato alla spesa alimentare è diminuito del 12.2%. Nelle famiglie operaie e tra i disoccupati, però, la percentuale sale rispettivamente al 19.4% e al 28.4% (1). A causa della crisi economica, le famiglie italiane preferiscono fare la spesa nei discount (dal 10.5% al 12.43% nel 2013, 2) e hanno scelto di ridurre il consumo di quegli alimenti tipici di una dieta sana: il 4.4% delle famiglie più abbienti ha ridotto l’acquisto di verdura e il 2.6% di frutta; tra le famiglie a basso reddito, le percentuali salgono al 15.9% e al 16.3% (Rapporto Mediobanca 2016).

Cibo più bello e meno sano

I grandi distributori riescono ad influenzare i consumi grazie all’aspetto estetico degli alimenti e delle confezioni, alla sistemazione dei prodotti in posti strategici all’interno dei supermercati, alla promozione di offerte speciali che spingono la gente a comprare cibi ricchi di grassi e zuccheri a prezzi bassissimi. Il risultato è un paradosso: i più poveri sono quelli che più soffrono di sovrappeso e obesità.

Alimentazione: una questione di cultura

Tra i fattori che più incidono sulle scelte alimentari, troviamo sicuramente la disponibilità economica e le preferenze alimentari. Secondo uno studio della Società Italiana di Geriatria e Gerontologia (3), però, sarebbe possibile mangiare bene spendendo anche solo 5.20€ al giorno. Non è, quindi, solo una questione di soldi!

Quello che potrebbe sembrare strano è che anche il livello sociale e cultuale influenza la dieta. Nel nostro Paese la percentuale degli obesi varia molto in base al livello di istruzione ricevuto: si va dal 4.6% tra i laureati al 5.8% tra i diplomati, per arrivare poi a numeri triplicati tra le persone con la sola licenza elementare (4).

Cattiva alimentazione: tutta l’Europa è a rischio

In Europa le disuguaglianze socioeconomiche e i casi di obesità si stanno ampliando, soprattutto tra donne e bambini. La cosa che deve allarmare è che oggi l’obesità e i fattori di rischio si tramandano di generazione in generazione.

In Europa il sovrappeso e l’obesità causano il 16-20% delle morti (5), e le conseguenze di queste due patologie incidono notevolmente sulla salute della popolazione generale e sui costi della salute pubblica. Il migliorare le abitudini alimentari è diventato una vera e propria emergenza politica.

 

Editor Karin Mosca

Dott. Maurizio Grandi
Oncologia

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