Che cos'è l’elastosonografia?

Autore: Dott. Antonio De Fiores
Pubblicato: | Aggiornato: 19/11/2018
Editor: Top Doctors®

Uno dei grandi limiti dell’ecografia è l’inabilità di individuare con un’elevata precisione la natura delle lesioni focali; questo limite diventa determinante quando c’è il sospetto che nel paziente vi sia una lesione neoplastica. Da qui, la necessità di ricorrere all’elastosonografia. Ne parla il Dott. Antonio De Fiores, esperto in Radiologia a Roma

 

Perché nasce l’elastonosografia?

Nei tessuti umani sono presenti diversi tipi di elasticità e di consistenze tra tessuti sani e non. Molte patologie, come ad esempio i tumori, provocano della modificazioni nella struttura pericellulare, causando un aumento della consistenza e una riduzione dell’elasticità. Da questo, nasce l’esigenza di riconoscere e valutare l’elasticità di questi tessuti, sfruttando le potenzialità offerte dalle onde ultrasonore. Ha origine così l’elastosonografia, una tecnica ecografica innovativa capace di trasmettere informazioni sulla durezza e l’elasticità dei tessuti molli e dei noduli.

 

Che cos’è l’elastosonografia?

Il suo principio base prevede che la compressione del tessuto esaminato attraverso una sonda produca una distorsione maggiore nei tessuti morbidi e una distorsione minore nei tessuti più duri. Le lesioni tumorali, ad esempio, presentano un tessuto molto più duro rispetto ai normali tessuti; in questo modo è più semplice riconoscere le lesioni maligne da quelle benigne, o individuare la presenza di noduli tiroidei o della mammella che, fino a qualche tempo fa, potevano essere dedotti solo con la palpazione. Per tale ragione, l’elastosonografia è considerata come una sorta di “palpazione meccanica”. Inizialmente l’elastosonografia veniva utilizzata solamente per la diagnosi dei noduli mammari, mentre recentemente è stata usata anche per lo studio di organi come tiroide, fegato, testicoli e linfonodi.

 

Come funziona l’elastosonografia?

L’elastosonografia può essere divisa in due tipologie:

  • A mano libera: questa tipologia si avvale della compressione manuale che si ottiene effettuando delle leggere compressioni manuali con un trasduttore ecografico sull’organo esaminato;
  • Con compressione meccanica: questa tipologia utilizza l’emissione di impulsi a maggiore energia e a bassa frequenza permettendo così una stima della deformazione ottenuta dalla pressione acustica. 

Il metodo più utilizzato è il Combined Autocorrelation Method che prevede l’uso simultaneo della sonda e dell’ecografo. Si procede poi con l’inquadramento della parte in esame con un box che si evidenzia sul monitor dell’ecografo ed è variabile nel suo volume. L’immagine risultante viene espressa mediante una scala di colori: rosso nel caso di elasticità elevata, verde per un’elasticità intermedia e blu per un’assenza di elasticità.

 

Cosa si può valutare con l’elastosonografia?

Mediante l’elastosonografia è possible valutare: 

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