Che cos’è la malattia di Haglund e quali sono i sintomi principali?

Autore: Dott. Andrea Scala
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

Chi soffre per la Sindrome di Haglund presenta una prominenza ossea che si trova a livello dell’angolo postero-superiore del calcagno, nella zona d'inserzione con l'osso calcaneare e il tendine d'Achille. Questa prominenza viene anche definita “esostosi” e chi soffre di questa patologia lamenta forti dolori al tallone, difficoltà ad indossare calzature chiuse, importanti problemi di deambulazione, episodi di borsite retro calcaneare, tumefazione e infiammazione, oltre ad ipersensibilità localizzata nell'area inserzionale del tendine d'Achille. Ne parla il Dott. Andrea Scala, esperto in Ortopedia e Traumatologia a Roma

Quali sono le cause più comuni?

Le cause che portano all'origine della Sindrome di Haglund sono molteplici e multifattoriali anche se attualmente laPiedi al sole scienza medica ha individuato tre diversi elementi di rischio:

  1. Cause anatomiche relazionate a problemi relativi alla forma della zona del tallone e del calcagno;
  2. Lo sport che può incidere alla formazione dell'esostosi. In particolare, chi sforza spesso la parte posteriore del piede (discipline come la corsa, la maratona oppure la marcia) è più predisposto alla malattia di Haglund. Allo stesso modo, chi utilizza scarpe sportive inadatte e troppo rigide e chi sforza il tendine d'Achille va incontro ad una serie di micro lesioni che, in fase di guarigione, creano accumuli di calcio che finiscono con l'irrigidire la zona di inserzione del tendine d’Achille;
  3. La postura. Patologie alla colonna vertebrale o costanti posizioni errate che costringono il corpo ad appoggiare il peso sul tallone oppure tendono a sbilanciarlo in avanti possono sollecitare il tendine in maniera eccessiva. Sono queste tutte situazioni che possono portare il soggetto ad andare incontro all'insorgenza della malattia. Anche il piede cavo, poi, è considerato un fattore predisponente.

Come si fa la diagnosi?

Si analizza la componente scheletrica dell'esostosi e l'eventuale presenza di calcificazioni intra e/o peritendinee attraverso un esame radiografico. Mediante la RMN (e anche con l’ecografia) è possibile vedere ilTallone infiammato deterioramento del tendine d'Achille al fine di valutare il grado di interessamento dei tessuti molli.

Come si cura la malattia di Haglund?

Nei casi in cui si è appurata l’inefficacia della terapia medica e della fisioterapia si prescrive l’intervento allo scopo di eliminare l'esostosi calcaneare posteriore, asportare la borsa infiammata e allo stesso tempo riparare anche le fibre del tendine d'Achille. Modernamente si opera in artroscopia perché è una procedura poco invasiva, ma che consente una grande accuratezza chirurgica. Il Dott. Andrea Scala non esegue mai il distacco del tendine d’Achille. La inserzione del tendine più grande del corpo umano non si deve staccare e non si può riattaccare con degli “stop a muro” come se fosse un quadro da appendere. Non c’è alcun bisogno di praticare l'intervento in cui il tendine d'Achille viene staccato e poi riattaccato in modo artificiale con viti e fili non riassorbibili. L'operazione è naturale e mini invasiva in artroscopia permettendo di eliminare il dolore e recuperare i movimenti quanto prima.

Dott. Andrea Scala
Ortopedia e Traumatologia

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