Che fare in caso di lussazione alla spalla?

Autore: Dott. Giovanni Di Giacomo
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Editor: Jennifer Verta

Una caduta durante l’attività sportiva o un incidente con la moto o sugli sci. Le occasioni che possono portare la spalla al fuoriuscire dalla sua sede sono purtroppo molte. Il Dott. Giovanni Di Giacomo esperto in Ortopedia e Traumatologia a Roma, ci spiega come affrontare correttamente una lussazione della spalla

Cosa fare in caso di lussazione della spalla?

Prima di tutto bisogna sottolineare cosa non si dovrebbe fare: evitare di riposizionare la spalla con movimenti scorretti o manovre maldestre compiute da una persona non specializzata. In questa maniera si potrebbe infatti peggiorare la lesione. È essenziale rivolgersi al Pronto Soccorso, dove uno specialista, sotto sedazione e controllando lo stato dell’area con una radiografia, eseguirà “la riduzione” della lussazione ovvero si riposizionerà la testa dell’omero all’interno della sua cavità nella scapola. Quando l’omero fuoriesce dalla scapola, solitamente dalla parte dello sterno, si crea un danno importante ai legamenti gleno-omerali, i responsabili della stabilità della spalla che tengono la testa dell’omero centrata in posizione. Dopo aver ridotto la lussazione in Pronto Soccorso, il paziente dovrà portare un tutore per 15 giorni, seguiti da 6/8 settimane di fisioterapia che aiuterà a riprendere i movimenti e la funzione muscolare.

L’operazione chirurgica

Generalmente, dopo un solo episodio di lussazione della spalla, specialmente dopo i 30 anni, non è necessaria la chirurgia, perché i tessuti si cicatrizzano e la spalla si stabilizza naturalmente. Al contrario, nei soggetti più giovani, in particolare in coloro che si dedicano a sport quali calcio, rugby o simili, il rischio che l’infortunio si presenti nuovamente con una lussazione recidivante è molto più alto. Quando la lussazione diventa cosiddetta “abituale”, il soggetto sarà dunque costretto ad evitare per lungo periodo ogni movimento che sforzi l’articolazione in questione. È dunque in questi casi che lo specialista, dopo aver condotto radiografie, risonanza magnetica e TAC, indirizzerà il paziente verso l’intervento chirurgico. In caso di lesione singola al legamento, si potrà operare con artroscopia, mentre qualora sussistano anche problemi alle strutture omerali e glenoidee si preferisce intervenire con la tecnica mini-open. Si tratta di pratiche ampliamente utilizzate, i cui risultati sono estremamente soddisfacenti e grazie alle quali la possibilità di recidiva è stata drammaticamente ridotta.

Il recupero postintervento

Una volta terminata l’operazione il paziente deve indossare una protezione alla spalla, un tutore, per circa due settimane. In seguito sarà necessaria la riabilitazione personalizzata per 8/12 settimane. Non è solitamente permesso tornare alle attività sportive prima di sei mesi.

Operazione: sì o no?

In conclusione, gli specialisti consigliano di non operarsi:

  • Dopo solo un episodio, in particolare se over 30
  • Quando non si eseguono attività sportive e/o lavorative che necessitano un intenso impiego degli arti superiori
  • Se non esiste dolore e difficoltà al movimento o non vi siano motivazioni particolari.

Al contrario, l’operazione è consigliata:

  • Sotto i 25 anni, nel caso di atleti o persone che svolgono attività a rischio recidiva, anche se si è trattato di un solo episodio
  • Quando la spalla fuoriesce anche di notte
  • Nei casi in cui il timore che la spalla fuoriesca sia tanto fastidioso da limitarne la vita quotidiana

Nei pazienti dopo i 50 anni che lamentano dolore e problemi nel movimento del braccio.

Dott. Giovanni Di Giacomo
Ortopedia e Traumatologia

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