Chemioterapia: quali sono gli effetti e come combatterli. Il possibile ruolo dell’ozonoterapia

Autore: Prof. Rosario Vincenzo Iaffaioli
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

Sottoporsi a dei cicli di chemioterapia vuol dire andare incontro ad una serie di disturbi visibili che potrebbero condizionare la vita quotidiana. Il Prof. Rosario Vincenzo Iaffaioli, esperto in Oncologia a Napoli, spiega com’è possibile affrontarli e quando si può ricorrere all’Ozonoterapia.

Gli effetti collaterali dati dalla chemioterapia sono uguali per tutti le persone?

Ma non tutte le persone manifestano allo stesso modo gli effetti del trattamento, specie se si fa riferimento alla stanchezza o alla spossatezza psicologica.
Ad ogni modo, tutti gli effetti collaterali dipendono dal principio attivo di ciascun farmaco antitumorale, molti dei quali tendono a scomparire dopo qualche mese dalla fine del trattamento.

Come si possono affrontare i disturbi correlati agli effetti della chemioterapia?

I principali disturbi tipici dati da un trattamento chemioterapico sono rappresentati da:

  • Caduta dei capelli
  • Nausea e vomito
  • Disturbi alle gengive
  • Fragilità della pelle
  • Neuropatia sensoriale periferica
  • Affaticamento cronico (fatigue)

La perdita dei capelli è l’effetto collaterale maggiormente conosciuto.
Fa la sua comparsa dopo qualche settimana dall’inizio del trattamento e potrebbe manifestarsi con la caduta dei capelli a ciocche. In questo caso, una parrucca potrebbe ammortizzare il disturbo e limitare il trauma.
Altre volte, invece, i capelli potrebbero solamente spezzarsi alla radice a causa del loro indebolimento. Il problema può essere affrontato ancor prima che si manifesti eseguendo un taglio corto; i capelli lunghi, essendo molto più pesanti, tenderebbero a spezzarsi con maggiore facilità.

La nausea e il vomito tendono a presentarsi immediatamente o dopo circa 2/3 giorni dall’inizio del trattamento. Si consiglia, infatti, di evitare di cucinare nelle giornate più a rischio perché gli odori dei cibi potrebbero aumentarne i sintomi.
Inoltre, una tisana di foglie di menta e fiori di karkadè (1 litro di acqua bollente), aiuta a diminuire la nausea.

I disturbi alle gengive, che compaiono dopo il 3º o 4º ciclo chemioterapico per poi sparire dopo circa 30 giorni, possono essere affrontati sciacquando tutti i giorni la bocca con un cucchiaio di mucillagine di malva. Questa erba è dotata di un’azione lenitiva che aiuta a togliere l’infiammazione.

La fragilità della pelle è rappresentata da secchezza, prurito e comparsa di macchie scure.
La pelle si mostra maggiormente vulnerabile, infatti possono apparire facilmente dei lividi.
È necessario, quindi, cercare di proteggere la pelle dal sole e di nutrirla, mantenendola ben idratata utilizzando per esempio un olio di germe di grano.

I disturbi ai nervi periferici, caratterizzati da fastidiosi formicolii, riduzione della sensibilità e talvolta dolore ed alterazione della motilità agli arti inferiori in corso di terapia tendono a scomparire lentamente e spesso non del tutto anche con la fine del trattamento chemioterapico. Sono piuttosto resistenti al trattamento medico tradizionale, mentre è frequente la risposta terapeutica all’Ozonoterapia, sempre efficace nella gran parte delle neuropatie.

La fatigue si accompagna molto spesso sia alla malattia che ai trattamenti chemioterapici, talvolta anche per lungo tempo dopo la loro sospensione. Anche questo sintomo può essere trattato con successo con un mix di ossigeno-ozono in auto-emotrasfusione, in quanto questo trattamento, arricchendo di ossigeno tutti i tessuti determina un effetto anti-infiammatorio precoce, riducendo significativamente i mediatori chimici e i radicali liberi accumulati sia dalla chemio che dalla immunoterapia.

Prof. Rosario Vincenzo Iaffaioli
Oncologia

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