Chirurgia a cuore battente: ecco le risposte alle domande più frequenti

Autore: Dott. Tommaso Lonobile
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Il Dott. Tommaso Lonobile, esperto in Cardiochirurgia a Napoli, risponde alle domande più frequenti sulla chirurgia a cuore battente, una tecnica complessa in grado di offrire molti vantaggi ai pazienti

Cosa si intende per chirurgia a cuore battente?

Per chirurgia a cuore battente si intende il confezionamento di by pass alle coronarie senza l’ausilio della circolazione extracorporea con la macchina cuore-polmoni e senza fermare il cuore.

In cosa consiste?

Consiste nell’apertura del torace per via sternale se i bypass da fare sono multipli, o per mini-toracotomia sinistra se il by pass è unico sull’arteria principale chiamata discendente anteriore.

Quanto dura?

La durata dipende dal numero di vasi coronarici da rivascolarizzare e dall’esperienza del chirurgo. In genere, in mani esperte dura meno della chirurgia tradizionale perché si risparmia il tempo per l’innesto dei tubi intracardiaci necessari per l’inserimento della macchina cuore-polmoni.

In cosa differisce dalla normale chirurgia coronarica?

Nella tradizionale chirurgia coronarica, dopo l’apertura del torace, si inserisce una cannula all’interno dell’atrio destro del cuore e un’altra nell’aorta (tratto ascendente) e si collegano ad una macchina. Poi si chiude l’afflusso di sangue al cuore (clampaggio aortico) e si ferma il cuore con una soluzione a base di potassio. Quando il cuore si fermerà la circolazione del paziente sarà vicariata dalla macchina cuore-polmoni, che artificialmente sostituisce appunto il cuore e il polmone del paziente che sono a riposo. Tutto questo non c’è nella tecnica a cuore battente, perché i bypass vengono fatti con il cuore che batte e che sostiene la circolazione in modo fisiologico.

In quali casi è indicata?

Agli esordi della tecnica, cioè negli anni ottanta, veniva applicata ai pazienti che potevano avere danni dall’utilizzo della circolazione artificiale e dal cuore fermo, pazienti cioè con insufficienza renale, cerebrale, funzione contrattile del cuore deteriorata da infarti od altro, tumori, insufficienza epatica fino alla cirrosi. Oggi tale chirurgia è chirurgo dipendente.

Infatti, sono pochi i chirurghi che la utilizzano in campo internazionale, poiché richiede una curva di apprendimento molto impegnativa e stressante in chirurghi già esperti nella tecnica tradizionale. Per cui oggi, se il chirurgo è esperto, la utilizza nella quasi totalità dei pazienti, cioè nella routine.

Per quali patologie e per quali pazienti è indicata?

Se si applica di routine, la tecnica dà vantaggi in tutti i tipi di pazienti, maggiormente in quelli che hanno patologie renali, cerebrali, polmonari, epatiche, tumorali, ecc.

Questo perché gli organi perfusi soffrono con la circolazione artificiale della tecnica tradizionale. In più soffre anche il cuore che si ferma e deve ripartire, poiché in tale stato consuma le sue riserve energetiche.

Esistono controindicazioni?

No, anzi la tecnica ne estende le indicazioni anche in molti casi controindicati con la tecnica tradizionale.

È una chirurgia rischiosa?

Se il chirurgo la applica di routine è meno rischiosa della tecnica tradizionale.

Quali sono le possibili complicanze?

In rarissimi casi può succedere che il cuore non regga la pressione sistemica. In tali casi si eseguirà l’intervento tradizionalmente poiché la macchina cuore-polmoni è in stand-by.

In che cosa consiste il recupero post-operatorio?

Il recupero post-operatorio è più rapido come degenza, sia in terapia intensiva che in reparto, e nella ripresa dell’attività lavorativa.

Quali accorgimenti deve eseguire il paziente?

La tecnica permette di ridurre gli accorgimenti che il paziente deve avere prima dell’intervento.

Basti pensare che spesso non è necessario neanche sospendere i farmaci antiaggreganti, ciò perché il sistema coagulativo non si altera rispetto alla tecnica tradizionale, sia perché durante l’intervento si usa metà dose di anticoagulante, sia perché il sistema coagulativo non è danneggiato dal contatto con circuiti artificiali della macchina cuore-polmoni.

Ciò ha molto vantaggi nei casi in cui si deve intervenire d’urgenza per il rischio d’infarto, eventualità che oggi è diventata sempre più frequente.

Dott. Tommaso Lonobile
Cardiochirurgia

Vedi il profilo

Valutazione generale del paziente


Utilizziamo cookies propri e di terzi per offrire una miglior esperienza e un miglior servizio. Utilizzando questo sito ne accetta l'uso. Continuare Politica dei cookies