Chirurgia aortica complessa con endoprotesi fenestrate o ramificate: cosa significa
Quando la patologia dilatativa dell’aorta, nota come un aneurisma, coinvolge tratti “vicini” alle arterie che portano sangue a reni e organi addominali, la riparazione diventa più complessa: non basta escludere l’aneurisma, bisogna anche mantenere perfusi i rami vitali. In questi casi, in centri dedicati, può essere indicato un trattamento endovascolare con endoprotesi fenestrate e/o ramificate (spesso indicate come FEVAR/BEVAR), cioè protesi progettate per sigillare l’aorta e, allo stesso tempo, preservare il flusso nelle arterie renali e viscerali.
Che cosa sono le endoprotesi fenestrate e ramificate?
Le endoprotesi fenestrate sono progettate su misura del Paziente e presentano piccoli fori, detti “finestre”, che vengono posizionate in modo da allinearsi alle arterie che nascono dall’aorta. Le endoprotesi ramificate includono invece delle piccole diramazioni, suturati assieme alla protesi principale, tramite i quali vengono posizionati degli stent “a ponte” con i vasi target.
Quando si considera questo tipo di intervento?
Questo approccio viene valutato soprattutto nelle anatomie in cui un’endoprotesi standard non sarebbe sufficiente, ad esempio quando l’aneurisma è iuxtarenale, pararenale o toraco-addominale. La decisione dipende da molti fattori: posizione e forma dell’aneurisma, diametri e angolazioni dell’aorta, origine e decorso dei rami, oltre alle condizioni generali del paziente.
Lo scopo è ottenere una zona di ancoraggio in aorta sana, anche quando l’aneurisma è molto vicino ai rami, evitando di “chiudere” le arterie che nutrono reni, intestino e altri organi.
Perché è importante una diagnosi corretta
In questo tipo di chirurgia, la fase decisiva è la pianificazione. Nella maggior parte dei casi è necessario progettare l’endoprotesi “su misura” del Paziente, così come identificare ad hoc i singoli stent da utilizzare.
Una valutazione incompleta può aumentare il rischio di complicanze come perdite della protesi (endoleak), difficoltà di perfusione renale/viscerale o necessità di reintervento. Per questo è fondamentale che il caso venga inquadrato in un percorso strutturato, spesso multidisciplinare.
Quali esami si fanno (e perché)
L’esame chiave è l’angio-TC dell’aorta, eseguita con protocolli specifici per ottenere misurazioni precise (diametri, lunghezze, angoli e posizione dei rami). In base al caso possono essere richiesti anche esami cardiologici e pneumologici, oltre alla valutazione della funzione renale e della terapia farmacologica in corso.
Il risultato di questa fase è una strategia personalizzata: tipo di endoprotesi, numero di rami da preservare, tecnica di impianto e programma di follow-up.
Come si svolge l’intervento (in sintesi)
La procedura è endovascolare, mini-invasiva, quasi sempre mediante accessi percutanei, quindi senza nessun taglio, a livello femorale e/o del braccio. L’endoprotesi viene posizionata a livello dell’aorta e successivamente, uno per uno, vengono trattati i rami viscerali da preservare.
Il contesto di cura ideale è quello della sala “ibrida”: una sala operatoria integrata con apparecchiature radiologiche dedicate che permette di eseguire procedure complesse in sicurezza e con tecnologie all’avanguardia.
È una chirurgia altamente specialistica e la durata può variare in modo significativo in base alla complessità anatomica e al numero di rami da trattare.
Benefici potenziali e limiti
Il principale vantaggio dell’approccio endovascolare è la minore invasività rispetto alla chirurgia open, con un impatto nettamente più limitato sul Paziente e quindi un recupero più rapido.
Va però chiarito che non è “sempre la soluzione migliore”: la fattibilità dipende dall’anatomia, dalla qualità dei vasi e dall’esperienza del centro. Inoltre, rispetto ad alcune chirurgie open, l’endovascolare complesso richiede una grande attenzione al controllo nel tempo, perché parte della cura è il follow-up.
Rischi e possibili complicanze
Il principale vantaggio dell’approccio endovascolare è la minore invasività rispetto alla chirurgia open, con un impatto nettamente più limitato sul Paziente e quindi un recupero più rapido.
Va però chiarito che non è “sempre la soluzione migliore”: la fattibilità dipende dall’anatomia, dalla qualità dei vasi e dall’esperienza del centro. Inoltre, rispetto ad alcune chirurgie open, l’endovascolare complesso richiede una grande attenzione al controllo nel tempo, perché parte della cura è il follow-up.
Follow-up: perché è parte del trattamento
Il principale vantaggio dell’approccio endovascolare è la minore invasività rispetto alla chirurgia open, con un impatto nettamente più limitato sul Paziente e quindi un recupero più rapido.
Va però chiarito che non è “sempre la soluzione migliore”: la fattibilità dipende dall’anatomia, dalla qualità dei vasi e dall’esperienza del centro. Inoltre, rispetto ad alcune chirurgie open, l’endovascolare complesso richiede una grande attenzione al controllo nel tempo, perché parte della cura è il follow-up.
Quando rivolgersi allo specialista
È indicata una valutazione in un centro con esperienza in chirurgia aortica complessa se:
hai ricevuto una diagnosi di aneurisma “vicino ai rami” (iuxtarenale/pararenale) o toraco-addominale, se ti è stato proposto un intervento e vuoi capire se esiste un’opzione fenestrata/ramificata, oppure se hai già una protesi aortica e nei controlli emergono dubbi (ad esempio sospetto endoleak o variazioni dimensionali).
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