Chirurgia del Pancreas: è possibile ridurre le complicanze?

Autore: Dott. Giovanni Butturini
Pubblicato: | Aggiornato: 18/11/2018
Editor: Marta Buonomano

Il Dott. Giovanni Butturini, esperto in Chirurgia Generale e Responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Epatobiliopancreatica dell’Ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda (Verona), ci parla dell’impatto delle infezioni a seguito delle resezioni pancreatiche per tumore, offrendoci l’esperienza di un centro di primo livello

 

Chirurgia del pancreas e complicanze postoperatorie

La chirurgia del pancreas è tuttora gravata da un tasso di complicanze fra i più alti della chirurgia addominale. Questo dato di fatto è giustificato in parte dalla struttura stessa della ghiandola pancreatica, formata da acini che producono enzimi digestivi e quindi in grado di attivare processi di distruzione dei tessuti circostanti in caso di infiammazione o manovre chirurgiche, in parte per la complessità della ricostruzione necessaria per riportare alla normalità la funzione digestiva. Infatti dopo la fase chirurgica di asportazione del tumore della testa del pancreas chiamata duodenocefalopancreatectomia (DCP), è necessario realizzare tre anastomosi, ovvero ricongiunzioni, tra il pancreas residuo, la via biliare che conduce la bile dal fegato all’intestino e la via digestiva stessa. L’anastomosi più delicata è quella fra il pancreas e l’intestino, proprio per la natura intrinseca della ghiandola pancreatica. Si può dire che la madre di tutte le complicanze della chirurgia pancreatica è rappresentata dalla fistola pancreatica, che in parole semplici è la mancata chiusura “stagna” della cucitura fra pancreas ed intestino.

 

Chirurgia al pancreas: è possibile prevenire le complicanze?

Nonostante tutti gli avanzamenti che si sono fatti negli ultimi decenni, la prevenzione di complicanze addominali quali la fistola pancreatica rimane una sfida aperta. Il ruolo dei chirurghi del pancreas sta proprio nello studiare e mettere a punto le migliori tecniche per il confezionamento delle anastomosi per tentare di ridurre il peso clinico delle complicanze e poter dimettere il paziente in buone condizioni, in grado di affrontare la chemioterapia adiuvante postoperatoria, spesso necessaria dopo gli interventi di chirurgia resettiva per tumore. Accanto agli sforzi del chirurgo in sala operatoria, si deve porre attenzione ai momenti critici per l’insorgere di infezioni, quali le medicazioni e la gestione del periodo postoperatorio.

 

Chirurgia del pancreas e complicanze: che ruolo hanno i CVC?

Tra le fonti di infezione e complicanze è riconosciuto un ruolo importante ai cateteri venosi centrali. Infatti l’inserzione del catetere venoso centrale (CVC) rappresenta una procedura spesso routinaria in corso di grandi interventi demolitivi, come quelli di resezione pancreatica. L’accesso venoso centrale garantisce una via di infusione sicura e rapida per i primi giorni postoperatori sia per la nutrizione parenterale, ancora molto diffusa dopo la resezione pancreatica, sia per farmaci quali antibiotici spesso necessari all’insorgere della complicanza addominale. Tuttavia il CVC stesso può essere causa di febbre e di infezione. L’evento comporta spesso la necessità di escludere altre complicanze addominali attraverso l’esecuzione di una TAC addome con mezzo di contrasto oppure di iniziare la cura antibiotica con i relativi costi e il rallentamento della ripresa per il paziente.

 

Chirurgia del pancreas: è possibile ridurre le infezioni?

Nel reparto che dirigo, dopo un’analisi attenta delle complicanze correlate ai CVC, abbiamo iniziato una nuova prassi evitando l’inserzione routinaria del CVC ed affidandoci all’incannulazione profonda periferica, grazie alla collaborazione del Servizio di Anestesia diretto dal collega Dott. Mosaner. L’esperienza ci ha dato grandi risultati in termini di riduzione delle infezioni e dei costi correlati, garantendoci comunque la sicurezza per il paziente e la possibilità di instaurare terapie infusive importanti nel periodo del postoperatorio. Ad oggi la maggior parte dei pazienti sottoposti a duodenocefalopancreatectomia non fa esperienza dell’incannulazione venosa centrale, con reciproca soddisfazione, nostra per la riduzione delle infezioni e dei costi correlate ai cateteri per infusione, dei pazienti per aver evitato la “vena nel collo” che molto spesso genera disagio e fastidio nel delicato momento del postoperatorio.

 

Dott. Giovanni Butturini
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