Chirurgia dell’ernia: la laparoscopia è sempre più utilizzata

Autore: Prof. Paolo Urciuoli
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Editor: Jennifer Verta

La chirurgia laparoscopica per trattare l’ernia viene eseguita con una degenza molto ridotta, generalmente in day hospital. Il Prof. Paolo Urciuoli, esperto in Chirurgia Generale a Roma, ci illustra tutti i vantaggi.

I progressi nel trattamento dell’ernia

Il trattamento dell’ernia è sempre e solo la chirurgia. Gli interventi per questa fastidiosa, ma non grave patologia hanno subito notevoli miglioramenti nell’ultimo decennio ed i risultati sono chiaramente visibili nei tempi ridotti di ospedalizzazione e nella diminuzione del dolore postintervento. In concreto, i risultati sono dovuti sia all’avanzamento delle metodiche chirurgiche sia all’impiego delle anestesie più appropriate. Grazie all’impiego di protesi specificamente ideate per le ernie, l’operazione chirurgica non solo è stata velocizzata, ma si è notata anche una notevole riduzione del dolore in fase di convalescenza, delle infezioni postoperatorie e delle recidive. La rete protesica utilizzata garantisce infatti la risoluzione dell’indebolimento delle parete muscoloaponeurotica colpita, senza applicare ulteriore tensione alle aree circostanti l’ernia.

L’intervento mininvasivo

La tecnica mininvasiva dell’ernia è la chirurgia laparoscopica. Con questa metodica si utilizzano incisioni millimetriche ed una serie di strumenti di dimensioni ridotte per raggiungere l’area malata cercando di evitare quanto possibile traumi della parete addominale, come invece avviene durante l’operazione chirurgica “a cielo aperto”.

Le tipologie di intervento

Le due metodiche principali usate nella chirurgia laparoscopica sono la tecnica totalmente extraperitoneale (TEP) e quella transperitoneale (TAPP). Nella prima tipologia gli strumenti vengono introdotti tra il peritoneo ed i muscoli addominali, mentre nel secondo tipo s’interviene dall’interno della cavità addominale. In entrambi i casi le posizioni delle incisioni, per accedere all’area dell’ernia, non cambiano e si trovano sull’addome.

In cosa consiste l’operazione?

L’intervento è praticato in anestesia generale. In una prima fase si inserirà nella cavità del gas, solitamente anidride carbonica, per consentire l’inserimento ed il movimento degli strumenti. Per controllare lo svolgimento della procedura, inoltre, si utilizza un laparoscopio, ovvero uno strumento dotato di fibre ottiche che fornisce immagini e consente di agire con precisione. Dopo aver operato l’ernia, si inserisce una protesi, simile ad una rete, in grado di chiudere l’orifizio erniario. Il trattamento dell’ernia inguinale si esegue solitamente in day hospital e non richiede una degenza superiore a 7-8 ore. Solo nei casi più complessi si può protrarre fino alla mattina successiva all’intervento.

Chi può sottoporsi alla chirurgia laparoscopica?

I soggetti per cui è più indicata la tecnica mininvasiva per l’ernia sono coloro che hanno un’ernia bilaterale, hanno sviluppato una recidiva o sono affetti da malattie associate compatibili con la metodica in oggetto.

Quali sono i vantaggi della tecnica?

La tecnica laparoscopica è generalmente preferita nei casi citati in precedenza, in quanto servendosi di tagli millimetrici, permette un’aggressione chirurgica all’area trattata notevolmente ridotta. Ciò ha come diretta conseguenza che il dolore in fase di convalescenza sia minore, più facile da gestire e che la guarigione sia più rapida. Infine, evitando la tecnica open, le possibilità di incorrere in un’infezione sono drasticamente abbattute.

Prof. Paolo Urciuoli
Chirurgia generale

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