Chirurgia dello scompenso cardiaco
Lo scompenso cardiaco è una condizione per la quale il cuore non riesce a soddisfare le necessità dell’organismo in termini di ossigeno e nutrienti. Ovviamente il cuore pompa sangue, quindi, in altre parole, nello scompenso cardiaco il sangue che arriva agli organi come il cervello, il rene o il fegato non è sufficiente per le loro normali funzioni, e questi soffrono. Ma quando è necessario ricorrere alla chirurgia? Ce ne parla il Dott. Gianluca Santise, specialista in Cardiochirurgia
Quali sono le cause dello scompenso cardiaco?
Le cause possono essere diverse: infezioni come le miocarditi che colpiscono il muscolo cardiaco e distruggono le fibre muscolari fino a far dilatare il cuore. Poi ci sono le malattie delle valvole come la stenosi aortica o l’insufficienza mitralica, che alterando il flusso di sangue nel cuore costringono lo stesso ad adattarsi, ingrossandosi e dilatandosi, fino a diventare inefficiente.
Un’altra causa molto frequente di scompenso è l’infarto miocardico: quando si occludono una o più arterie del cuore, senza riuscire a fare un’angioplastica in tempo, una parte di muscolo cardiaco muore e il cuore perde progressivamente la forza contrattile. In alcuni casi, se l’infarto è grosso, lo scompenso è acuto, immediato, perché sul cuore subisce un danno importante improvviso, altre volte, dopo diversi infarti, le parti morte vengono sostituite da cicatrici che riducono la funzione del cuore, e lo stesso tende a dilatarsi.
Altre volte è l’ischemia che rende il cuore disfunzionante; in pratica affida poco sangue al muscolo e lui entra in una specie di riserva (stunning) che può migliorare se viene rivascolarizzato con un bypass.

Quali sono i sintomi e i segni più comuni dello scompenso cardiaco che indicano la necessità di un intervento chirurgico?
I sintomi principali sono l’affanno, la facile faticabilità, la necessità di dormire semi seduto, il dolore al petto, il gonfiore alle gambe e, nelle fasi gravi, anche il dolore addominale, la diminuzione della funzione renale e la bassa pressione arteriosa.
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Quali sono le procedure chirurgiche utilizzate nel trattamento dello scompenso cardiaco? Ce le può illustrare brevemente?
Se la causa dello scompenso è una valvola che non funziona, si può semplicemente riparare o cambiare la valvola in questione con una protesi. Se lo scompenso è ischemico, si possono fare dei bypass per portare sangue fresco al muscolo. Se purtroppo questo non è possibile, o perché tale interventi sono stati già eseguiti ma la malattia è andata avanti, o perché la malattia è specifica del muscolo (come la miocardite), allora bisogna valutare altri tipi di interventi come la resincronizzazione cardiaca, l’impianto di un’assistenza meccanica o il trapianto cardiaco.
Come cambiano le opzioni di trattamento chirurgico in base allo stadio di insufficienza cardiaca del paziente?
Nelle fasi iniziali dello scompenso può bastare una terapia farmacologica specifica con farmaci che oggi sono molto performanti, ma se non si interrompe la causa dello scompenso tali terapie raramente hanno lunga efficacia. Per cui, se è possibile, bisogna identificare la causa, trattarla per poi rallentare l’evoluzione dello scompenso. Quando lo scompenso invece è definito end stage, cioè terminale, vuol dire che tutte le opzioni mediche e di chirurgia tradizionale non hanno più efficacia, pertanto si può solo sperare in un trapianto o nell’impianto di un’assistenza meccanica ventricolare.
Come ci si prepara a un intervento di chirurgia dello scompenso cardiaco? Quali sono le aspettative e come gestire il post operatorio?
Un intervento chirurgico è sempre fonte di grande stress emotivo e fisico: ci si affida a un’altra persona completamente, senza poter fare nient’altro se non accettare le cure. Un intervento al cuore chiaramente ha un impatto molto più importante sulla persona e sulla famiglia, ancora di più quando si parla di scompenso, perché il paziente ha in genere sofferto a lungo ed è in condizioni fisiche debilitate.
Bisogna prepararsi psicologicamente e fisicamente, curare l’alimentazione, eliminare i fattori di rischio come il fumo, controllare diabete e obesità e sottoporsi a una serie di esami che escludano tutte le patologie che controindicano l’intervento.
Il postoperatorio dopo tali interventi è spesso lungo e complesso, perché i pazienti sono spesso debilitati, malnutriti e sofferenti. Per questo motivo bisogna avere molta pazienza, volontà e supporto familiare.
Qual è il ruolo della terapia farmacologica nel trattamento dello scompenso cardiaco prima e dopo un intervento chirurgico?
È fondamentale sia prima sia dopo per preparare bene l’organismo all’insulto chirurgico e poi per supportare tutte le funzioni degli organi in terapia intensiva. È molto importante anche dopo le dimissioni dalla riabilitazione per raggiungere una qualità di vita ottimale.
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