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Chirurgia dell’ernia discale lombare oggi

Negli ultimi anni la chirurgia dell’ernia discale si è evoluta: in pazienti selezionati può essere eseguita con tecniche mini-invasive e con un percorso di dimissione in due giorni.  “Ridurre l’ospedalizzazione” non significa ridurre controlli o sicurezza, ma rendere possibile al paziente la mobilizzazione precoce ed il pronto rientro alla vita quotidiana e lavorativa. L’obiettivo è diminuire il trauma sui tessuti, controllare meglio il dolore, ridurre le infezioni e le altre complicanze post-operatorie, migliorare la qualità di vita post intervento del paziente.

Che cos’è l’ernia discale e perché può richiedere un intervento

L’ernia discale si verifica quando una parte del disco intervertebrale fuoriesce e può comprimere una radice nervosa o, più raramente, il midollo (precisamente la cauda equina). Non tutte le ernie richiedono chirurgia: spesso la prima gestione è conservativa. L’intervento viene considerato soprattutto quando i sintomi sono persistenti, invalidanti o associati a deficit neurologici, dopo valutazione clinica e strumentale. 

Quali sintomi possono indicare una compressione nervosa

I sintomi variano in base al livello e alla radice coinvolta. I più comuni includono:

  • dolore irradiato lungo l’arto (es. sciatalgia o cruralgia)
  • formicolio o riduzione della sensibilità
  • debolezza muscolare (in alcuni casi)
  • dolore che peggiora con alcuni movimenti o posture

Perché la diagnosi è fondamentale (e cosa si rischia se si sottovaluta)

La diagnosi non si basa solo sulla Risonanza Magnetica: serve una correlazione tra storia clinica, esame neurologico e imaging neuroradiologico. Un inquadramento accurato aiuta a distinguere il dolore radicolare da altre cause e a scegliere il percorso più adatto (conservativo, mini-invasivo o open tradizionale). Nei casi con deficit in peggioramento o segni neurologici importanti, la valutazione tempestiva è essenziale per ridurre il rischio di danni persistenti. 



Chirurgia dell’ernia discale oggi: cosa cambia con tecniche mini-invasive e day surgery

Per molti pazienti, oggigiorno, l’intervento mira a rimuovere il materiale discale responsabile della compressione con accessi più contenuti, preservanti, quanto più possibile, l’anatomia delle strutture muscolari ed ossee del paziente (es. erniectomia e discectomia microchirurgica mininvasiva e/o endoscopica, a seconda del caso). Con tali tecniche moderne ed innovative, la permanenza in struttura può essere breve con dimissioni anche il giorno dopo della chirurgia. 

La chirurgia spinale mininvasiva ha lo scopo di trattare con successo patologie e affezioni lombari, preservando il più possibile i tessuti, riducendo le perdite ematiche e massimizzando il ripristino funzionale. Questo tramite incisioni piccole meno del diametro degli strumenti usati per l’accesso al sito chirurgico. Comparate con le più larghe incisioni utilizzate nella chirurgia open tradizionale, questo approccio ha come vantaggio la riduzione delle complicanze, dei tassi di reintervento, dell’ospedalizzazione, dei giorni e dei costi di riabilitazione, con inevitabile impatto positivo per il paziente che può tornare prima e meglio alla propria vita personale e per la società tutta.

Quando rivolgersi allo specialista

È indicata una valutazione specialistica se:

  • il dolore irradiato dura settimane e limita attività e sonno
  • compaiono debolezza, perdita di forza o disturbi sensitivi marcati
  • i sintomi peggiorano nonostante un percorso conservativo adeguato
  • c’è un dubbio diagnostico o recidiva di episodi simili

Nel colloquio specialistico vengono discussi indicazione, tecnica, rischi/benefici e soprattutto il tipo di percorso (chirurgia mininvasiva e/o endoscopica versus chirurgia tradizionale), che dipende anche da condizioni cliniche, complessità dell’intervento, patologie associate.



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