Chirurgia Mininvasiva: ecco le risposte ai dubbi dei pazienti

Autore: Dott. Leopoldo Bardaro
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Quando è indicato l’intervento mininvasivo? Quali sono i suoi vantaggi? A questa e a molte altre domande risponde il nostro esperto in Cardiochirurgia a Genova, il Dott. Leopoldo Bardaro

Che cosa si intende Chirurgia Mininvasiva?

La Chirurgia Mininvasiva è una metodica di approccio all’intervento chirurgico che prevede un impatto di minor entità sulle condizioni del paziente, grazie all’esecuzione di tagli e accessi di dimensioni ridotte attraverso lo spazio tra due costole. In Cardiochirurgia questo si traduce in un minor impatto sulla funzione respiratoria del paziente che si sottopone all’intervento: infatti, grazie all’incisione di circa 5 cm di lunghezza, invece della classica sternotomia longitudinale mediana (taglio dello sterno), non solo ne giova l’aspetto estetico, ma anche e soprattutto migliorano i tempi di recupero post-operatorio, che in questo modo si riducono notevolmente.

Tutti i pazienti sono candidabili all’approccio mininvasivo?

Non tutti i pazienti sono candidabili all’approccio mininvasivo, anche se il numero di chi non vi si può sottoporre è basso. È fondamentale capire che la valutazione da parte del chirurgo di ogni singolo caso è il punto focale nella scelta del tipo di approccio con cui affrontare l’intervento. Ad esempio, un paziente diabetico è un possibile candidato all’intervento mininvasivo dato che questa patologia non influisce sulla possibilità di eseguire tale procedura; tuttavia, nel caso in cui il paziente presenti delle calcificazioni estese dei vasi arteriosi principali o abbia eseguito in passato interventi chirurgici demolitivi a carico delle strutture del torace (pneumonectomia, lobectomia per un carcinoma polmonare…), per citare alcune delle possibili condizioni particolari, il cardiochirurgo potrebbe considerare di eseguire l’intervento con approccio convenzionale.

Inoltre, non tutte le procedure possono essere effettuate mediante tecniche mininvasive, soprattutto per quanto riguarda la combinazione di più interventi, come la sostituzione di due valvole o quando la sostituzione valvolare anche singola è associata a bypass aortocoronarico.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi della chirurgia mininvasiva?

Come detto in precedenza i vantaggi dell’approccio mininvasivo rispetto a quello convenzionale sono innanzitutto funzionali ma anche estetici. La cicatrice dell’incisione sarà meno visibile, il numero di trasfusioni è in genere minore e i tempi di intubazione oltre alla durata della degenza sono in linea di massima più brevi e meno difficoltosi. Oltre a questo, con le procedure mininvasive gli interventi di sostituzione della valvola aortica e mitrale, la plastica della valvola mitrale e alcuni casi di rivascolarizzazione miocardica vengono eseguiti con la stessa sicurezza di un intervento eseguito in sternotomia. Dall’altro lato, gli svantaggi sono di natura puramente tecnica, infatti i la durata della circolazione extracorporea e di clampaggio aortico sono sensibilmente maggiori. Nonostante queste differenze, tuttavia, la sopravvivenza del paziente, l’impatto dell’intervento o l’incidenza di mortalità non cambiano.

Perché il chirurgo sceglie la procedura mininvasiva invece di quella convenzionale?

La scelta del chirurgo si basa sulle condizioni del paziente e sulla sua storia clinica. Ad esempio, nel caso di un paziente in sovrappeso con problemi respiratori, se è possibile evitare di praticare una grande incisione, esponendo così il paziente al rischio di ritardare la cicatrizzazione della ferita o di insorgenza di conseguenze più o meno gravi sul piano respiratorio nel postoperatorio, è auspicabile scegliere la procedura mininvasiva. Lo stesso vale per i pazienti anziani o affetti ad esempio da bronchite cronica, che grazie alla chirurgia mininvasiva subiranno un minor impatto generale dell’intervento. Solitamente questo è l’approccio scelto nel caso di patologie che colpiscono una sola valvola, di patologie valvolari non associate a rivascolarizzazione miocardica e quando non sussistono controindicazioni formali legate al paziente e alla sua anatomia.

I punti chiave della Chirurgia Mininvasiva: la parola all’esperto

In base alla mia personale esperienza, mi sono accorto negli anni che molte domande che i pazienti mi rivolgevano fossero più frequenti rispetto ad altre. Per questo motivo vorrei sottolineare alcuni punti chiave riguardanti la chirurgia mininvasiva:

  • La chirurgia mininvasiva non costituisce un tipo di chirurgia a sé stante, ma è solamente un modo diverso di approcciare ad un’operazione chirurgica con una piccola incisione;
  • Non tutti i pazienti sono candidabili, nonostante sia molto ridotto il numero di quelli che non lo sono;
  • È il cardiochirurgo che valuta caso per caso dopo un attento procedimento diagnostico, decidendo che procedura effettuare in base al paziente, alla sua storia clinica e alle sue condizioni fisiche;
  • Gli interventi di chirurgia mininvasiva offrono le stesse condizioni di sicurezza degli interventi standard, infatti non cambiano le probabilità di sopravvivenza o di morbilità, bensì offrono vantaggi di natura funzionale, in termini di tempi di degenza ed estetica;
  • Gli interventi che si possono eseguire con tecnica mininvasiva vengono valutati attraverso un approccio multidisciplinare (Heart Team).

Dott. Leopoldo Bardaro
Cardiochirurgia

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