Chirurgia orale e impianti dentali corti

Autore: Prof. Andrea Cicconetti
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

L’utilizzo di impianti dentali corti è un trattamento minimamente invasivo, maggiormente gradito dai pazienti. Ne parla il Prof. Andrea Cicconetti, esperto in Chirurgia Maxillo-Facciale a Roma.

Gli impianti dentali classici

Con la chirurgia orale rigenerativa è possibile trattare casi di riassorbimento osseo settoriali fino ad arrivare a ripristinare delle edentulie totali con atrofie estreme facendo “spazio” agli impianti dentali avvitati classici.

Spesso però si tratta di interventi chirurgici molto complessi con tempi di guarigione lunghi e con risultati non sempre prevedibili.

Molte condizioni cliniche rendevano necessaria questo tipo chirurgia definita come pre-implantare ma le nuove conoscenze bio-ingegneristiche e una maggiore attenzione al design dell’impianto utilizzato permettono di avere più possibilità di scelta per il paziente e per il clinico.

Molte sono le condizioni cliniche risolvibili più semplicemente rispetto agli impianti avvitati classici gravati oltretutto da una elevata prevalenza di perimplantite (Renvert 2012) tra cui:

  • Riabilitazione dei molari superiori con osso residuo fino a 1 mm; si può evitare il rialzo di seno laterale con i rischi chirurgici conseguenti e tempi di attesa lunghi prima di inserire l’impianto;
  • Scarsa quantità e qualità di osso;
  • Atrofie settoriali;
  • Atrofie estreme.

Tali interventi sono tutti gravati da tempi di attesa lunghi con parziale formazione di tessuto osseo non sempre funzionale che rappresenta una fragilità già prima di inserire gli impianti (Ewers Oral Implants Bioactivating Concepts Quintessence publishing 2016).

Numerose complicazioni sono state osservate in chirurgia preimplantare: non attecchimento dell’innesto soprattutto se viene utilizzato del biomateriale, reazioni da corpo estraneo infezioni precoci e tardive e altro.

Gli impianti dentali corti

L’introduzione degli impianti dentali corti (short implants) ha reso più semplice il trattamento di molti casi di atrofie sia mascellari che mandibolari, riducendo il numero e la complessità delle operazioni chirurgiche necessarie.

E’ necessario scegliere con accuratezza il tipo di impianto perché solo design specifici si sono rivelati efficaci nel trattare aree con volume osseo ridotto e con qualità ossea scadente.

Gli impianti corti sono degli impianti di lunghezza inferiore a quella classica con lunghezza di 6 o 5 mm e con un’area funzionale molto più ampia. Hanno un utilizzo clinico da più di 20 anni (sempre con lo stesso design) e presentano una osteointegrazione fisiologica e adattabile alle diverse condizioni masticatorie che si possono determinare durante la vita del paziente e che il clinico deve prevedere.

É possibile effettuare anche carichi immediati ma per rispettare la biologia dell’osso è preferibile mantenere i giusti tempi di guarigione. Questo approccio minimamente invasivo è molto più accettabile per i pazienti e gravato da una evidente riduzione delle problematiche implantoprotesiche.

Come funzionano?

Gli impianti corti con design specifico possono essere utilizzati in tutte le condizioni cliniche sia con un normale volume osseo rispettando in tal modo le caratteristiche di elasticità e funzionalita maxillo-mandibolare riducendo la quantità di “metallo” da introdurre nel corpo del paziente.

Si ottiene una semplificazione notevole della chirurgia permettendo allo stesso tempo la riabilitazioni di casi estremamente complessi senza overtreatment e senza costi biologici e/o economici molto gravosi.

I risultati degli impianti corti

Il clinico che utilizza gli impianti corti deve avere delle profonde conoscenze biologiche e implanto-protesiche per ottenere il massimo dei risultati da tale tecnica e soprattutto districarsi tra le innumerevoli proposte delle case implantari che spesso promuovono impianti corti solo sotto il profilo commerciale e non clinico.

Gli “Short Implant” hanno dimostrato negli anni la loro validità riducendo in modo significativo la necessità di procedere a ricostruzioni ossee preimplantari e soprattutto modificando le indicazioni cliniche e semplificando le terapie.

Prof. Andrea Cicconetti
Chirurgia Maxillo-facciale

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