Chirurgia peritoneale avanzata: dalle tecniche tradizionali all’evoluzione laparoscopica e robotica nella gestione della carcinosi peritoneale
La carcinosi peritoneale rappresenta una delle condizioni più complesse dell’oncologia chirurgica. È caratterizzata dalla diffusione di cellule tumorali all’interno della cavità addominale e può derivare da tumori del colon-retto, dello stomaco, dell’ovaio, oppure manifestarsi come espressione di neoplasie primitive del peritoneo, come il pseudomixoma peritonei e il mesotelioma.
Per molti anni questa diagnosi veniva considerata equivalente a un trattamento esclusivamente palliativo; oggi, invece, l’approccio multidisciplinare e lo sviluppo di tecniche dedicate hanno ampliato le opportunità terapeutiche.
Citoriduzione e HIPEC: lo standard terapeutico nei pazienti selezionati
Il trattamento di riferimento per i pazienti idonei è la citoriduzione chirurgica (CRS), una procedura complessa che mira a rimuovere tutte le localizzazioni macroscopiche della malattia. La possibilità di ottenere una citoriduzione completa rappresenta il determinante prognostico principale e richiede esperienza, conoscenza accurata delle vie di diffusione tumorale e un’attenta selezione dei pazienti.
Alla CRS viene spesso associata la chemioipertermia intraperitoneale (HIPEC), che consiste nella perfusione di chemioterapia riscaldata all’interno della cavità addominale. L’ipertermia e la somministrazione locale potenziano l’effetto farmacologico, riducendo il rischio di recidiva dopo la rimozione chirurgica della malattia visibile.
Quando la malattia non è resecabile: il ruolo della PIPAC
In situazioni in cui non sia possibile ottenere una citoriduzione completa, oppure nei pazienti con malattia resistente ai trattamenti sistemici, trova spazio la PIPAC, una tecnica laparoscopica che consente di somministrare chemioterapia sotto forma di aerosol pressurizzato.
Questo approccio, pur non sostituendo CRS e HIPEC, offre una possibilità terapeutica aggiuntiva e può contribuire al controllo della malattia o alla rivalutazione della resecabilità in tempi successivi.
L’evoluzione mini-invasiva: laparoscopia e robotica
L’esperienza maturata negli ultimi anni ha permesso di applicare, in casi accuratamente selezionati, un approccio laparoscopico o robotico alla CRS e alla HIPEC.
Quando la distribuzione della malattia lo consente, la visione ingrandita, la precisione dei movimenti e il minore trauma parietale offerti da queste tecniche possono favorire un recupero più rapido e una ripresa precoce dei trattamenti oncologici.
Si tratta di strategie complementari alla chirurgia tradizionale e non di alternative, poiché richiedono un elevato livello di expertise e una profonda conoscenza della chirurgia peritoneale maggiore.
Le piattaforme robotiche che io utilizzo — Da Vinci, Hugo e Toumai — rappresentano l’evoluzione tecnologica più avanzata oggi disponibile. Offrono una visione tridimensionale ad alta definizione e strumenti miniaturizzati con una libertà di movimento superiore a quella della mano umana, caratteristiche che in casi selezionati facilitano la gestione di dissezioni complesse e consentono un trattamento più mirato della malattia.
Questi approcci non sostituiscono la chirurgia open, ma la integrano, ampliando le possibilità terapeutiche quando la selezione del paziente e la distribuzione della malattia lo rendono appropriato.
Un percorso terapeutico che integra selezione, multidisciplinarietà e innovazione
La gestione della carcinosi peritoneale rimane un percorso complesso che richiede un’attenta valutazione multidisciplinare, una selezione rigorosa dei pazienti e l’utilizzo appropriato delle diverse tecniche chirurgiche, tradizionali o mini-invasive.
L’obiettivo è integrare le conoscenze consolidate con l’innovazione, migliorando gli esiti e offrendo a ciascun paziente il trattamento più adeguato alla propria situazione clinica.
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