Laparocele: ernia addominale post intervento chirurgico | Top Doctors

Chirurgia ricostruttiva della parete addominale: Laparoceli permagni con rete di polipropilene

Autore: Dott. Alessandro Mero
Pubblicato: | Aggiornato: 21/08/2018
Editor: Top Doctors®

Il Laparocele è un’ernia che si presenta nell’addome e può portare a pesanti disturbi se non risolta celermente. Scopriamo con il Dott. Alessandro Mero, esperto in Chirurgia Generale a Roma, in cosa consiste e come viene risolta.

Cos’è il Laparocele permagno?

Il Laparocele è un’ernia che compare in corrispondenza di una cicatrice chirurgica di un intervento endo-addominale; il termine “permagno” indica le sue grandi dimensioni. Il Laparocele permagno compare più frequentemente in corrispondenza di una cicatrice che coinvolge tutta la linea mediana dell’addome (dal margine inferiore del torace, fino al pube).

Quali sono i sintomi?

Questo tipo di ernia è caratterizzata da un’importante modificazione della forma dell’addome, che appare bombato verso l’esterno a causa della spinta degli organi endo-addominali. Il Laparocele permagno arriva a enormi dimensioni, perché peggiora giorno per giorno.

Sono presenti anche altri sintomi:

  • Difficoltà digestive ed evacuative;
  • Dolori addominali spontanei, che dipendono soprattutto dall’alterata posizione anatomica degli organi e dalle difficoltà di passaggio dei cibi;
  • Dolori addominali provocati: possono dipendere sia dagli abiti stretti (cinte dei pantaloni, ecc), sia dal tipo di lavoro eseguito (lavori pesanti o severamente sedentari).

La chirurgia ricostruttiva della parete addominale

Il Laparocele permagno necessita di anestesia generale e di chirurgia tradizionale (ossia non laparoscopica); l’intervento chirurgico consiste nel riposizionare nella cavità addominale gli organi stessi e richiudere, al di sopra di questi, la metà destra e la metà sinistra della parete muscolare, suturate in corrispondenza della linea mediana. Nel Laparocele permagno la parete muscolare risulta insufficiente per una chiusura della parete muscolare stessa, senza eccessiva tensione: tale tensione impedirebbe una normale funzione respiratoria toraco-addominale. Pertanto, vengono eseguiti atti tecnici di chirurgia plastica che permettono di colmare la parte mancante della parete muscolare stessa.

Qualche esempio di tali tecniche sono le seguenti:

  • Una o più incisioni di detensione sulla fascia dei muscoli retti addominali destro e sinistro;
  • Il confezionamento di lembi mio-fasciali di ribaltamento, sempre derivati dai muscoli retti addominali.

In questo modo, la parete muscolare addominale viene chiusa con una normale tensione muscolare: essa permette il ripristino della funzione respiratoria autonoma in fase post-operatoria.

La funzione della rete di polipropilene

A consolidamento della parete muscolare così ricostruita viene applicata, al di sopra di questa, una rete di polipropilene. La rete di polipropilene è una struttura non biologica, ma straordinariamente biocompatibile: nel tempo, diverrà letteralmente parte integrante del corpo umano e svolgerà la stessa funzione di contenimento delle fasce anatomiche naturali dei muscoli retti addominali. Tale rete viene fissata a tutta lunghezza dell’addome, ossia da molto vicino alle costole, fino ad agganciarla all’osso pubico. Lateralmente, a destra e a sinistra, la rete viene agganciata alla fascia dei retti addominali, laddove quest’ultima si congiunge con i muscoli larghi. La rete protesica di polipropilene viene fissata alla parete muscolare e messa in forte tensione, affinché abbia un effetto meccanico immediato di consolidamento della struttura muscolare ricostruita sin dall’atto operatorio stesso. Tale consolidamento diverrà ancora più solido con la completa cicatrizzazione. L’effetto di contenimento della rete di propilene è lo stesso che si determina per mezzo della rete di recinzione di un terreno. La struttura muscolo-protesica ricostruita verrà ricoperta dal piano cutaneo-sottocutaneo dell’addome, opportunamente ridotto. Sono necessari due drenaggi in aspirazione, che verranno rimossi nell’arco di sette giorni.

Dott. Alessandro Mero
Chirurgia generale

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