Chirurgo del torace: quando rivolgersi a lui?

Autore: Prof. Maurizio Boaron
Pubblicato: | Aggiornato: 15/11/2018
Editor: Top Doctors®

Il chirurgo toracico si occupa di quei casi in cui occorre il bisturi per poter intervenire su uno o più organi o strutture presenti nella cavità toracica (polmoni, mediastino, ecc). Quando e perché occorre rivolgersi a lui? Il Dott. Maurizio Boaron, esperto in Chirurgia Toracica, definisce il campo di attività di tale specialista e le fasi cliniche necessarie prima che il paziente si sottoponga ad un intervento chirurgico

Chi è il chirurgo toracico? 

La chirurgia, in ogni settore, agisce quando non è possibile o pratico risolvere un problema clinico con tecniche non invasive. In particolare, il chirurgo toracico opera sulle strutture esterne e gli organi interni del torace, ad esclusione del cuore, campo di attività del cardiochirurgo. Generalmente, il paziente si presenta alla visita fornendo indagini di imaging, in particolare TC (precedentemente chiamata TAC) e PET, che orientano la diagnosi verso una malattia e ne indicano l’estensione. Questo non basta: è necessario definire la natura della lesione e spesso verificare la sua diffusione (stadiazione); per tale motivo si eseguono biopsie che sono interventi diagnostici di minima entità. Successivamente il chirurgo seleziona i pazienti per i quali è indicata la chirurgia ed esegue interventi curativi e radicali.

 

Che cosa vuol dire biopsia?

Per molte malattie e soprattutto per i tumori è fondamentale conoscere la natura della lesione nei minimi dettagli esaminando al microscopio le cellule malate: questo si chiama esame istologico e per eseguirlo è necessario un prelievo di tessuto patologico che si chiama, appunto, biopsia.

 

Come si può fare una biopsia negli organi del torace?

Si cerca sempre di ottenere un risultato definitivo con la tecnica più semplice e meno invasiva, sulla base di protocolli diagnostici che indirizzano le scelte; sarà comunque il chirurgo toracico a programmare le biopsie nel modo più razionale. Le tecniche più comuni sono la broncoscopia, l’agobiopsia TC guidata, la mediastinoscopia e la video-toracoscopia.

Se gli esami radiologici, soprattutto la TC, indirizzano verso la presenza di un tumore del polmone che coinvolge i bronchi, è possibile ispezionarli e cercare di eseguire un prelievo con un fibro-broncoscopio (strumento ottico flessibile di piccolo diametro) arrivando alla lesione attraverso le vie naturali, trachea e bronchi. Così si minimizza il trauma per il paziente con un esame semplice, ambulatoriale, pressoché privo di rischi o complicanze e che ci consente anche di cogliere aspetti molto importanti per valutare l’estensione della malattia.

 

E in caso di insuccesso?

Non tutti i tumori del polmone sono diagnosticati con la broncoscopia; spesso un tumore in fase iniziale si presenta come un nodulo della parte esterna del polmone; in questo caso è più semplice ed efficace aspirare delle cellule dalla lesione con un ago lungo e molto sottile guidato a centrare la lesione sotto il controllo di una TC.

 

Quando la biopsia ci conferma che siamo di fronte ad tumore del polmone?

Completiamo la serie di esami di pertinenza oncologica per verificare che il tumore non abbia invaso le ghiandole linfatiche della zona od altri organi: l’esame più affidabile è la TC-PET che però occasionalmente evidenzia situazioni incerte che a loro volta richiedono ulteriori biopsie. Con la mediastinoscopia e la video-toracoscopia possiamo raggiungere con minima invasività anche le zone più delicate e “nascoste” del torace. Alla fine di questo percorso avremo completato la stadiazione ed avremo informazioni complete su natura ed estensione del tumore.

 

Una volta effettuata la biopsia, qual è il passo successivo?

Eseguiremo lo studio della funzionalità cardiorespiratoria del paziente per accertare che possa essere operato col minimo dei rischi. Poiché l’asportazione radicale è l’unica concreta prospettiva di guarigione per un tumore, programmeremo un intervento chirurgico che dia le migliori prospettive di radicalità con il minimo danno per il paziente. Questo criterio è sempre valido: per i tumori del polmone l’intervento più comune è la lobectomia con cui si asporta circa il 15% del tessuto polmonare, raramente si è costretti ad asportare l’intero polmone, più spesso può essere sufficiente una resezione sublobare. Vengono sempre asportate anche le ghiandole della zona per migliore radicalità e soprattutto per verificare con l’esame istologico che non vi siano localizzate nemmeno metastasi microscopiche.

 

L’asportazione del tumore del polmone risulta particolarmente invasiva?

Partendo dal presupposto che c’è un problema serio e va affrontato con misure adeguate, al giorno d’oggi ci deve essere molta serenità: le tecniche anestesiologiche, di terapia del dolore e di terapia intensiva offrono grande sicurezza e decorsi brevi e poco dolorosi; il giorno successivo all’intervento la maggior parte dei pazienti è in grado di alzarsi ed alimentarsi e mediamente in 4 o 5 giorni va a casa. In particolare, molti interventi, anche complessi, vengono eseguiti con la tecnica di video-toracoscopia minimizzando gli inconvenienti legati al trauma operatorio.

 

Quali sono le prospettive post-intervento per il tumore al polmone?

Le prospettive di vita sono buone per i pazienti operati radicalmente, specie se il tumore è allo stadio iniziale. Purtroppo ancora molti pazienti giungono con patologie avanzate e non sono operabili: i trattamenti antitumorali sono efficaci ma c’è ancora molta strada da fare.

Prof. Maurizio Boaron
Chirurgia toracica

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