Come si combatte l’ansia?

Autore: Dott.ssa Maria Cristina Colistro
Pubblicato: | Aggiornato: 06/11/2018
Editor: Top Doctors®

L’ansia è un’emozione universale, una componente della risposta dell’organismo allo stress: ma quando diventa patologica? Ce lo spiega la Dott.ssa Colistro, esperta in Psicologia e Psicoterapia a Roma.

Che cos’è l’ansia?

L’ansia, cioè la risposta ansiosa agli eventi, non ha necessariamente caratteristiche negative: è un’emozione universale che di per sé non sarebbe inadeguato provare, perché è una componente necessaria della risposta dell’organismo allo stress che ci prepara ad un potenziale pericolo e può contribuire ad affrontare situazioni difficili.
È considerata, invece, patologica quando disturba il funzionamento globale dell’individuo producendo una limitazione delle sue capacità di adattamento, ovvero quando è esagerata e disfunzionale rispetto agli stimoli che l’hanno indotta e quando compare in (apparente) assenza di uno motivo scatenante.

Quando l’ansia diventa patologica?

L’ansia patologica, che spesso si manifesta in modo “autonomo” e senza alcuna correlazione apparente con cause esterne scatenanti, ha un’intensità tale da provocare un grado di sofferenza non sopportabile, oltre ad una durata frequentemente cronica, che rappresenta una limitazione nella vita quotidiana di chi la prova. La sua durata persistente può portare a comportamenti di difesa ossessivi, che spesso interferiscono con le normali attività di tutti i giorni (Disturbo Ossessivo-Compulsivo). Può essere scatenata da eventi non realmente pericolosi (Fobie) o può insorgere apparentemente senza nessun collegamento con eventi specifici, provocando nella persona che la vive sentimenti di impotenza e perdita di controllo ed infine un aumento del medesimo stato ansioso (Attacchi di Panico).
Gli attacchi di panico, le fobie (dei luoghi chiusi, di parlare in pubblico, dei piccoli animali, dei mezzi di trasporto…), le ossessioni e compulsioni (i rituali), l’ansia generalizzata e il disturbo post-traumatico (che segue eventi traumatici fortemente stressanti) sono tutti considerati disturbi d’ansia.

Di cosa si compone l’ansia?

La risposta ansiosa naturale, che è una componente importante per la sopravvivenza, si forma e si esprime nelle seguenti quattro forme:

  • Forma cognitiva: un ruolo fondamentale nella risposta al pericolo è rivestito dai nostri schemi cognitivi attraverso i quali “leggiamo” le situazioni esterne che viviamo: quando ci sentiamo minacciati attiviamo automaticamente quello che viene chiamato “schema di pericolo”, e reagiamo di conseguenza con la manifestazione ansiosa. 
  • Forma somatica: il corpo si prepara ad affrontare la minaccia percepita reagendo in condizioni di emergenza in modo da permetterci di scappare (reazione funzionale): si suda, le pupille si dilatano, la pelle diventa pallida, gli arti tremano, si avvertono palpitazioni e il respiro si fa corto. Questo perché aumentano la pressione del sangue, la frequenza cardiaca, la sudorazione, il flusso sanguigno verso i più importanti gruppi muscolari mentre le funzioni del sistema immunitario e di quello digestivo diminuiscono.
  • Forma emotiva: paura e preoccupazione sono le emozioni universali sperimentate: anche il loro scopo è indurci alla fuga.
  • Forma comportamentale: la fuga rispetto alla fonte di pericolo. 

Come cambia la risposta al pericolo nell’ansia patologica?

Non sempre il pericolo reale corrisponde alla nostra sensazione dello stesso: in una condizione di ansia patologica, infatti, si verifica una percezione eccessiva del pericolo e una sottostima delle capacità di fronteggiarlo anche quando questa condizione non è reale. Vengono cioè attivati gli schemi di pericolo in modo disfunzionale, creando un circolo vizioso in cui l’individuo sperimenta la sensazione ansiosa in un contesto inadeguato, per questa ragione si sente ancora più fragile, e questo stato d’animo non fa che aumentare lo stato d’ansia. Quindi l’individuo sperimenta tutte le componenti dell’ansia (emotiva, somatica e comportamentale) tutte le volte che si attivano, in maniera disfunzionale, i suoi schemi di pericolo.

L'avanguardia della terapia breve per l'ansia: EMDR

Nello studio dell’ansia, la presenza nella vita dell’individuo di forti o prolungati stress, lutti, maltrattamenti in ambito familiare, abusi infantili ed altri eventi significativamente negativi sono stati riconosciuti come fattori di rischio importantissimi nell’eziologia di questo disturbo.
L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing - Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari, in italiano) è considerato al giorno d’oggi il trattamento d’elezione per il Disturbo Post-Traumatico da Stress in quanto validato da ricerche, studi e pubblicazioni più di qualunque altra terapia nel campo del trauma.
Rapidità di intervento, efficacia e possibilità di applicazione a persone di qualunque età, fanno di EMDR un trattamento psicologico vincente. È un approccio raffinato, complesso e globale particolarmente indicato nella cura delle conseguenze psicologiche dei traumi, molto utilizzato per affrontare un gran numero di disturbi psicologici, in particolare i diversi disturbi d’ansia. 
Attraverso questa terapia non solo si possono rielaborare i traumi del passato, ma anche potenziare le capacità e risorse individuali in modo da poter affrontare le sfide della vita quotidiana con più sicurezza e serenità, lasciando da parte i sintomi dell’ansia.

Dott.ssa Maria Cristina Colistro
Psicologia

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