Come si svolge il test da sforzo?

Autore: Dott. Marco Falcidieno
Pubblicato:
Editor: Giulia Boccoli

Il test da sforzo è un esame molto utile per accertare la presenza di patologie cardiache e per controllare l’effetto delle terapie mediche a cui il paziente cardiopatico è sottoposto. Ma come ci si prepara e come si svolge esattamente? Ce lo spiega il Dott. Marco Falcidieno, esperto in Cardiologia a Genova

Test da sforzo: cicloergometro o treadmill?

I due strumenti che consentono di eseguire il test da sforzo sono cicloergometro (sofisticata cyclette medica) oppure il tappeto rotante (treadmill). Entrambe le modalità esecutive forniscono risultati sostanzialmente sovrapponibili: la scelta per l’uno o l’altro strumento dipende essenzialmente dalle consuetudini dello staff e dalle dimensioni spaziali del Laboratorio oltre che da considerazioni di tipo fisiologico. L’esercizio sul treadmill per il paziente, infatti, può essere più abituale mentre il cicloergometro richiede che il soggetto abbia una buona confidenza con il pedalare; d’altra parte, l’esercizio sul treadmill richiede un’ottima coordinazione motoria, il mantenimento di una postura corretta e l’impossibilità di rallentare la camminata di propria iniziativa, mentre sul cicloergometro un eventuale brusco arresto dell’esercizio, sempre e comunque decisamente sconsigliato, non comporta alcun rischio di caduta e di traumatismi correlati.
Il cicloergometro è probabilmente lo strumento più diffuso in quanto offre anche il vantaggio di causare un minore numero di artefatti sul tracciato ECG, richiedendo un limitato numero di movimenti corporei. Presenta inoltre la possibilità di quantificare con precisione il lavoro prodotto dal paziente. Il test con treadmill ha invece a suo favore quello di impegnare la muscolatura che fisiologicamente utilizziamo con più frequenza e regolarità, cioè quella degli arti inferiori. Il lavoro richiesto al paziente in questo caso è il camminare o il correre, gesti che sono quotidianamente svolti da chiunque. 

Preparazione al test da sforzo

Indipendentemente dallo strumento utilizzato per la prova da sforzo, il test richiede sempre una minima preparazione da parte del paziente; si raccomanda quindi di:

  • Consumare una colazione leggera almeno due ore prima del test;
  • Evitare di fumare nelle tre ore precedenti il test;
  • Chiarire preventivamente con il Medico la necessità o meno di sospendere i farmaci abitualmente assunti;
  • Indossare abiti, e specialmente calzature, comodi per la pedalata: l’abbigliamento ideale è una tuta e scarpe da ginnastica e la grande maggioranza dei laboratori di ergometria dispone di un piccolo spogliatoio.

Svolgimento dell’esame?

Sempre indipendentemente dal tipo di ergometro utilizzato (bicicletta o treadmill), il test da sforzo si svolge secondo precise ed universalmente accettate modalità. Al paziente, dopo un’accurata ispezione ed eventuale preparazione della pelle vengono applicati elettrodi adesivi sul torace e sul dorso (si evita di applicare elettrodi sugli arti per possibili artefatti gravi) per la registrazione dell’ECG ed il monitoraggio continuo. Si registra quindi un ECG basale a riposo e in seguito il paziente inizia a "riscaldarsi" per 2 minuti. Successivamente, inizia il test vero e proprio: sul cicloergometro si somministra un carico che rimane costante per due o per tre minuti (step), al termine dei quali si incrementa il carico fino al termine della fase di sforzo. In pratica, il paziente pedala o cammina sino al raggiungimento di un determinato valore di frequenza cardiaca oppure sino a che non raggiunge il cosiddetto “esaurimento muscolare”, livello di affaticamento che rende lo sforzo fisico non più tollerabile. Inizia a questo punto la fase definita “di recupero”, della durata abituale di 5-6 minuti dove viene rimosso completamente il carico ed il paziente prosegue fino a ritornare progressivamente allo stato di riposo. Nel corso dell'esame la traccia ECG è costantemente controllata a monitor e vengono misurati ad intervalli regolari la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa (mediante sfigmomanometro a bracciale) e le variazioni dell'ECG. Inoltre si valutano i sintomi accusati dal paziente ed il loro rapporto con eventuali modifiche dell'ECG e/o anomalie della risposta pressoria, che come nel caso della frequenza cardiaca deve sempre incrementare all’aumento del carico.  La prova può essere interrotta dal medico in ogni momento, in particolare se il paziente diviene sintomatico, se la pressione arteriosa tende a calare con l’incremento del carico, oppure l’ECG mostra segni di marcata ischemia, o aritmie di rilievo anche asintomatiche.

Rischi potenziali e complicanze del test da sforzo

Il test da sforzo se condotto da personale esperto, in laboratorio confortevole ed adeguatamente attrezzato anche per situazioni di emergenza e nel rispetto delle più elementari e fondamentali cautele, è un esame complessivamente molto sicuro. Il monitoraggio continuo dell’ECG ed il frequente controllo dei valori pressori e della frequenza cardiaca, oltre ad una costante attenta osservazione del paziente, del suo livello di affaticamento, del suo aspetto (colorito del viso, qualità della sudorazione), della regolarità della sua respirazione, del suo livello di vigilanza e di collaborazione al test, sono strumenti efficaci e sufficienti ad una prima valutazione clinica ed alla decisione circa la prosecuzione del test in sicurezza o la sua interruzione.  
Nonostante queste attenzioni, l’esame rimane sempre e comunque un test provocativo: non si può quindi escludere che possano verificarsi, pur eccezionalmente, complicanze “maggiori”, alcune delle quali sono abbastanza frequenti, come ipotensione, bradicardia, sintomi vegetativi come nausea e conati di vomito, compromissione dello stato di coscienza sino allo svenimento. Il fenomeno, noto come “crisi vaso-vagale”, è nella larghissima maggioranza dei casi assolutamente benigno, riconosce una base neurovegetativa, non condiziona di per sé la positività del test in senso ischemico, ed è più frequente nei soggetti giovani, e soprattutto in coloro che interrompono bruscamente lo sforzo, invece di affrontare con un graduale defaticamento la fase di recupero post-esercizio.

Dott. Marco Falcidieno
Cardiologia

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