Cosa fare in caso di reflusso gastroesofageo

Autore: Dott. Giuseppe Parisi
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Cosa possiamo fare in caso di reflusso gastroesofageo? Ce lo spiega il Dott. Giuseppe Parisi, esperto in Gastroenterologia a Pisa

Reflusso gastroesofageo: quando preoccuparsi?

Per reflusso gastroesofageo s’intende la risalita del contenuto gastrico nell’esofago. Nell’arco della giornata tutti noi abbiamo dei brevi reflussi, ma il quadro diventa patologico, e quindi si parla di “malattia da reflusso gastro-esofageo” (MRGE), quando il tempo di esposizione ai succhi gastrici dell’esofago supera un certo limite e determina una sintomatologia -tipica o atipica-. Inoltre il contatto prolungato della mucosa esofagea con le secrezioni gastriche acido-peptiche può dar luogo ad una infiammazione (esofagite) di gravità variabile da lieve a severa.

La causa della MRGE risiede essenzialmente in una incontinenza del cardias, cioè del tratto terminale dell’esofago che funge da valvola unidirezionale che si apre quando il materiale alimentare passa dall’esofago allo stomaco ma impedisce o perlomeno limita il percorso inverso.

È un disturbo molto comune?

uomo che si tocca il pettoPiù del 40% della popolazione soffre, almeno sporadicamente, di sintomi riferibili alla MRGE. Può manifestarsi in qualsiasi età, anche se è più comune tra i 30 ed i 55 anni. Non sono state riscontrate tipologie di pazienti a maggior rischio di malattia, anche se c’è una certa correlazione con i ritmi di vita stressanti. Si può manifestare con sintomi tipici, quali un dolore retrosternale di tipo urente (“bruciore”), o con sintomi atipici, quali un dolore tensivo o crampiforme epigastrico-retrosternale. La durata e la frequenza con cui si presentano i sintomi è estremamente variabile, da un episodio ogni 5-6 mesi ad una sintomatologia pressoché continuativa. Inoltre vengono sempre più spesso diagnosticati, da parte degli Otorinolaringoiatri e degli Pneumologi, “segni indiretti” di MRGE, come la tosse secca persistente o ricorrente, le faringiti e le laringiti in assenza di infezioni in atto. Tali segni indiretti sono secondari ai cosiddetti “reflussi lunghi”, cioè quelli che giungono fino alla faringe-laringe ed addirittura alle fosse nasali posteriori.

Cosa bisogna fare in caso di reflusso gastroesofageo?

In caso di sintomatologia sospetta per MRGE è necessario contattare periodicamente un gastroenterologo poiché questi deve valutare se e quando è necessaria una gastroscopia e deve personalizzare per il singolo paziente il dosaggio dei farmaci e la durata della terapia. La terapia medica si basa principalmente su farmaci che inibiscono la secrezione acida gastrica; infatti con i farmaci non è possibile ridurre il reflusso gastro-esofageo ma solo far sì che questo non sia acido e quindi non danneggi la mucosa esofagea. Solo nei casi, fortunatamente rari, nei quali la terapia medica a dosi massimali non è in grado di far regredire i sintomi e/o l’esofagite, è indicato un consulto chirurgico per una eventuale plastica anti-reflusso.

Dott. Giuseppe Parisi
Gastroenterologia

Vedi il profilo

Valutazione generale del paziente


Questo sito Web utilizza cookie propri e di terzi per raccogliere informazioni al fine di migliorare i nostri servizi, per mostrarle pubblicità relative alle sue preferenze, nonché per analizzare le sue abitudini di navigazione..