Curare il prognatismo ed il progenismo con la mentoplastica

Autore: Prof. Alberto Di Giuseppe
Pubblicato: | Aggiornato: 20/07/2018
Editor: Top Doctors®

Quando è necessaria una mentoplastica?, come avviene l’intervento ed il suo recupero? A queste domande risponde il Prof. Alberto Di Giuseppe, esperto in Chirurgia Maxillo-Facciale e Chirurgia Plastica a Milano.

Cos’è la mentoplastica?

La mentoplastica è una tecnica utilizzata per aumentare o ridurre le dimensioni del mento. Dal punto di vista clinico, queste condizioni si chiamano progenismo e prognatismo, ossia rispettivamente la mancanza e l’eccesso di crescita del mento. Ovviamente è un difetto morfologico, che si verifica durante la crescita su base genetica, ereditaria delle ossa. È a carico anche della mascella e della mandibola e questo si ripercuote sulla mancanza o il sovrasviluppo della regione anteriore mentoniera in gradi diversi. Se si intercetta il disturbo durante lo sviluppo si cerca di intervenire attraverso apparecchi endodontici dell’ortodonzia per cercare di espandere ed allineare i denti superiori ed inferiori, nonché per aumentare la dimensione laterale-orizzontale come il palato. Si tratta spesso di un disturbo che viene sottovalutato nei bambini perché si tende a guardare il risultato dello sviluppo nel complesso: si controlla maggiormente la crescita corretta dei denti invece che la struttura. Spesso e volentieri si intercetta quindi il problema tardi, ma poiché le ossa sono espandibili si può anche intervenire in ritardo.

Come si individua il problema?

Di base, a parte la visualizzazione ottica e fotografica del cosiddetto “mento sfuggente” (troppo piccolo) o di quello troppo grande, la diagnosi avviene con la Cefalometria o con la TAC, che permettono di vedere i rapporti tra i tessuti molli e le ossa, cioè se il mento è troppo sviluppato rispetto alla regione malare e se i tre elementi del viso (terzo superiore, medio ed inferiore) sono in proporzione. Laddove si veda che in quello inferiore i tessuti molli sono troppo retratti allora, una volta concluso lo sviluppo, andrebbe effettuata una mentoplastica per aumentarli.

Più spesso però la scoperta di un mento sfuggente avviene poiché una paziente si presenta dallo specialista per sottoporsi ad una rinoplastica. Il soggetto lamenta un naso molto lungo, che magari è effettivamente leggermente più lungo del normale, ma che appare eccessivo perché il mento, in proporzione, non è abbastanza sviluppato. In questi casi va spiegato come il naso appoggi sulla mascella, in questo caso non sviluppata sufficientemente, e che quindi sembri sproporzionato. Per raggiungere l'equilibrio, in questi casi bisognerebbe eseguire un intervento su entrambe le strutture. Non si cerca di spingere il paziente a più interventi, quanto ad informarlo del protocollo. Nella rinoplastica capitano spesso queste accidentali scoperte.

Come avviene l’intervento?            

Tramite un’incisione nel cavo orale o nella regione sottomentoniera, si posiziona una protesi in silicone o in idrossiapatite. Il silicone rimane un corpo estraneo, mentre il secondo tende a diventare osso, cioè viene inglobato nel tessuto osseo. L’intervento dal cavo orale è più soggetto a complicazioni, poiché necessita di un’igiene orale impeccabile per evitare la formazione di infezioni. Ovviamente la tipologia, l’estensione e il disegno della protesi va ideata in base al difetto del paziente, che solitamente riguarda la porzione centrale della mandibola, ma spesso anche quelle laterali. Esistono per questo motivo anche protesi con branche più lunghe che vanno a controllare anche il corpo laterale della mandibola. L’intervento si può eseguire in anestesia locale e sedazione, anche se più spesso il paziente preferisce dormire. La mentoplastica di riduzione si effettua, invece, in condizioni opposte, ovvero quando esiste un eccesso di sviluppo della parte centrale del mento. Si impiega quindi una fresa, un trapano, con cui si asporta l’eccesso di tessuto osseo dall’interno del cavo orale, fino a raggiungere il profilo richiesto.

In cosa consiste il post-operatorio?

Dopo l’intervento, a parte l’apposizione di suture interne ed esterne, si applica una compressione elastica al mento e al viso. Si devono mangiare solamente sostanze morbide per circa dieci giorni ed utilizzare il waterpick per pulire accuratamente il cavo orale, perché il pericolo principale è quello delle infezioni, che si verificano a partire da delle sostanze alimentari o dalla saliva stessa che finiscono nella sutura. I risultati ottenuti attraverso la mentoplastica sono simili a quelli della rinoplastica. Non esiste cioè una garanzia al 100% del risultato: i tessuti guariscono in maniera soggettiva prendendo forme differenti. Aspettative irrealistiche non sono possibili. Se l’operazione viene eseguita attraverso il canale orale, rimarrà una cicatrice interna nel canale vestibolare, se invece è eseguita esternamente sotto il mento, la cicatrice sarà di circa 4 centimetri nella piega sotto il mento, per cui comunque non visibile.

Chi è più soggetto a disturbi anatomici dell’area mascellare?

Statisticamente varia da etnia ad etnia. Le aree come il Peru o Messico hanno il più alto tasso di deformazioni cranio-facciali, ovvero quelle della regione mandibolare e mascellare. In percentuale gli uomini tendono inoltre a soffrirne maggiormente in confronto alle donne. In Italia, invece, le zone dove sono presenti alti valori di malformazioni associate alla tiroide e che quindi sono più esposte a questi disturbi, sono le valli Bergamasche.

Prof. Alberto Di Giuseppe
Chirurgia Maxillo-facciale

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