Digestione ed alimentazione: non è sempre colpa di intolleranze o allergie

Autore: Prof. Andrea Ederle
Pubblicato: | Aggiornato: 16/11/2018
Editor: Jennifer Verta

Qualche bruciore di stomaco, colon irritabile o gonfiore e si pensa subito ad un’allergia o ad un’intolleranza, anche senza alcuna prova scientifica. Abbiamo intervistato al riguardo il Prof. Andrea Ederle, esperto in Gastroenterologia a Verona

Tutti i disturbi digestivi sono dovuti ad intolleranze?

Sempre più spesso si cerca di attribuire la colpa dei propri disturbi digestivi a determinati alimenti, in genere quelli che si ha mangiato la sera precedente. In realtà non sempre è così. Per esempio, il colon irritabile, una volta chiamato colite spastica, è sempre più diffuso, ma è legato a problemi funzionali dell'intestino e in particolare a problemi di regolarità dei suoi movimenti peristaltici che invece di far procedere regolarmente il contenuto intestinale assumono le caratteristiche di spasmi che creano dolore bruciore, gonfiore e irregolarità nella defecazione. Se questi compaiono dopo che si è mangiato un determinato alimento si ritiene subito che questo sia il responsabile. Si pensa allora subito di essere intolleranti a quel cibo.

Attenzione a quali test alimentari affidarsi

Le vere intolleranze scientificamente definite sono in realtà molto poche. È più frequente che un cibo scateni un colon irritabile piuttosto che ne sia la causa (per esempio latte, grassi e creme aumentano notoriamente la peristalsi in tutti, ma maggiormente in chi ha un colon irritabile).

Non aiuta il fatto che siano in commercio, anche in strutture che dovrebbero garantire la scientificità dei prodotti, test della cui validità non vi è dimostrazione scientifica. Questi vengono pubblicizzati a persone, anche istruite, che si lasciano abbindolare dal fascino del “diverso”, dell'alternativo.

Quali sono le “vere” intolleranze alimentari?

Quando parliamo di intolleranze dobbiamo pensare alla celiachia (intolleranza al glutine); all'intolleranza al latte, dimostrabile dalla deficienza dell'enzima lattasi, che digerisce il lattosio; all'intolleranza ad alcuni funghi e crostacei per la presenza di sostanze di cui alcune persone sono intolleranti e a poche altre minori. Esiste anche un’intolleranza al glutine non celiaca ancora non ben definita, ma comunque piuttosto rara. Vi è poi l'allergia da alimenti che si manifesta spesso con sintomi non da riferire all'apparato digerente, che va dimostrata con l'associazione clinica e di test riconosciuti come le IgE alimenti, gli allergo-test per alimenti, il prick test, il prick by prick e infine i patch test. Il loro valore è predittivo negativo nel senso che se sono negativi non vi è allergia, ma se sono positivi non è detto che vi sia allergia. Maggiori possibilità diagnostiche sembrano esserci grazie alla biologia molecolare, peraltro ancora molto costosa.

I FODMAP

Recentemente va emergendo il fenomeno legato ai FODMAP, alimenti contenenti alti livelli di alcuni amidi e zuccheri che talora, anche in relazione allo stato della flora batterica intestinale, non vengono digeriti e assorbiti bene, fermentano nel tratto intestinale causando la produzione di gas con gonfiore e talora diarrea. Alimenti che producono questi effetti sono quelli contenenti fruttosio (frutta, miele), lattosio (derivati del latte), fruttanti (cipolla e aglio), galattani (legumi), polioli (dolcificanti quali sorbitolo, xilitolo e simili).

Tale argomento va ulteriormente approfondito da un punto di vista scientifico, ma probabilmente molte di quelle che venivano chiamate intolleranze erano le conseguenze di tale fenomeno.

Fondamentale è rivolgersi ad uno specialista

È però importante, se si pensa che i propri sintomi siano legati a questo, rivolgersi a un gastroenterologo e, su indicazione di questo, a una nutrizionista per una verifica più razionale possibile, prima di eliminare dalla propria dieta uno o più alimenti. Eliminare completamente alimenti come latte e glutine, senza avere certezza scientifica che questi siano i veri responsabili dei propri disturbi può, infatti, essere anche nocivo, dal momento che questi alimenti forniscono importanti nutrienti per l’organismo umano e se riimmessi casualmente provocano disturbi.

Prof. Andrea Ederle
Gastroenterologia

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