Disturbi alimentari meno noti: quali sono e come si curano
I disturbi dell’alimentazione non si limitano ad anoressia nervosa e bulimia, le due condizioni più conosciute. Negli ultimi anni, in Italia e nel mondo, è cresciuta l’attenzione verso forme meno note ma clinicamente rilevanti, che spesso rimangono invisibili o sottovalutate. La psicoterapia riveste un ruolo centrale non solo nella diagnosi ma anche nel trattamento e nella prevenzione.
In questo articolo approfondiamo alcuni disturbi alimentari emergenti, il loro impatto psicologico e il percorso terapeutico più indicato grazie all’aiuto della Dott.ssa Silvia Scardigli, Psicoterapeuta a Cascina e Livorno.
Disturbi emergenti: oltre i classici
1. Ortoressia nervosa
L’ortoressia è un’ossessione per l’alimentazione sana. A differenza di altri disturbi, il problema non è la quantità, ma la qualità percepita del cibo. Le persone affette da ortoressia eliminano progressivamente interi gruppi alimentari, in nome di una purezza alimentare idealizzata. Questo atteggiamento può generare isolamento sociale, ansia e perdita di flessibilità mentale.
2. Binge Eating Disorder (BED)
Spesso confuso con la bulimia, il disturbo da alimentazione incontrollata si caratterizza per abbuffate ricorrenti senza condotte compensatorie (come il vomito autoindotto). È oggi uno dei disturbi alimentari più diffusi in Italia. Colpisce persone di tutte le età, con forte sofferenza emotiva e sensi di colpa successivi agli episodi.
3. Vigoressia (o dismorfia muscolare)
Tipica soprattutto nei soggetti maschili, la vigoressia è un disturbo legato all’immagine corporea: la persona ha un desiderio compulsivo di aumentare la massa muscolare, accompagnato da allenamenti eccessivi, diete iperproteiche e spesso uso di sostanze dopanti. Può associarsi a bassa autostima e insicurezze profonde.
Il ruolo della psicoterapia
La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è attualmente uno degli approcci più efficaci nel trattamento dei disturbi alimentari, anche quelli meno noti. Essa aiuta a identificare i pensieri distorti legati al cibo, al corpo e al controllo, favorendo strategie più sane di gestione emotiva.
Inoltre, la psicoterapia lavora sul rinforzo dell’autostima, sulla costruzione di una relazione più equilibrata con il cibo e sull’accettazione del proprio corpo, elementi spesso compromessi in questi pazienti.
Quando chiedere aiuto?
Molti disturbi alimentari meno conosciuti non vengono diagnosticati perché normalizzati dalla società o mascherati da comportamenti apparentemente sani. Se il pensiero sul cibo occupa gran parte della giornata, se l’alimentazione influisce sulla vita sociale o se si vive il corpo con costante insoddisfazione, è importante rivolgersi a uno specialista in psicoterapia per una valutazione.
Conclusione
Riconoscere e trattare i disturbi alimentari meno noti è fondamentale per prevenire complicanze fisiche e psicologiche a lungo termine. La psicoterapia è uno strumento chiave per recuperare un rapporto sano con se stessi e con l’alimentazione. Intervenire precocemente può fare la differenza.


