Disturbi della colonna: la cifosi

Autore: Dott. Giovanni Martucci
Pubblicato: | Aggiornato: 22/05/2019
Editor: Antonietta Rizzotti

In analogia alla scoliosi, la cifosi può essere dovuta a deformità congenite, può essere secondaria a traumi o patologie di vario tipo oppure può presentarsi senza cause apparenti. Se diagnosticata precocemente, può essere ben curata con metodiche non invasive. Ne parliamo con il Dott. Giovanni Martucci, esperto in Ortopedia e Traumatologia a Bari.

Che cos’è la cifosi?

La cifosi è la curvatura fisiologica della colonna vertebrale, che vista lateralmente, mostra delle curve a convessità anteriore, lordosi cervicale e lombare, e curve a convessità posteriore, la cifosi dorsale e sacrale.

Mentre nel piano frontale ogni deviazione è considerata anormale, sul piano sagittale le curve di cifosi e di lordosi possono essere considerate normali solo se non superano i 40-45°per la cifosi e 50° per la lordosi. Superati questi numeri si parla rispettivamente di ipercifosi dorsale (o dorso curvo) e di iperlordosi. Distinguiamo tuttavia delle forme benigne di semplici atteggiamenti posturali scorretti, tipici dell’età scolare, in cui il bambino presenta un’esagerata curvatura del dorso e un addome prominente. Si tratta di un disturbo benigno, correggibile, che non presenta alcuna deformità a carico delle vertebre. I casi in cui riscontriamo vere e proprie alterazioni anatomiche dei corpi vertebrali (deformazioni a cuneo, irregolarità delle limitanti somatiche tipiche dell’osteocondrosi) sono definiti ipercifosi o più comunemente cifosi dorsali, che vanno individuate attraverso uno screening nell’ambito della medicina di base e affidate a cure specialistiche (ortopedici o fisiatri esperti) per evitare rigidità e aggravamenti delle curve.

Quali sono le cause della cifosi dorsale?

Al fine di ottenere una diagnosi corretta lo specialista dovrà eseguire un’accurata anamnesi per verificare l’esistenza di eventuali malattie, pregressi traumi, operazioni chirurgiche precedenti, patologie metaboliche, disturbi dell’accrescimento osseo, per definire secondaria la cifosi,  oppure la presenza di malformazioni vertebrali o toraciche che caratterizzano le cifosi congenite, accertare possibili casi analoghi in famiglia per far diagnosi di cifosi costituzionale ed, infine, saranno considerate  idiopatiche quelle cifosi senza nessuna delle precedenti cause.

La cifosi provoca dolore?

In condizioni di riposo la cifosi non causa dolore. I disturbi si presentano qualora si compiano sforzi particolari, per esempio dopo un’attività sportiva o fisica o in caso di posture sedute o erette prolungate. Al contrario, nel caso esistano lesioni vertebrali alle piastre cartilaginee il dolore può essere presente anche a riposo.

Come si diagnostica la cifosi?

Lo specialista sarà in grado di diagnosticare la patologia eseguendo un esame obiettivo con il paziente in posizione eretta, con gli arti lungo il corpo ed il capo dritto. Servendosi di un filo di piombo tangente al punto più sporgente o, meglio, più arretrato della schiena, si calcola la distanza dal filo di determinati punti di repere (collo: C7, curva dorsale: T8, area lombare: L4, piega interglutea: S2). In base ai risultati ottenuti sarà possibile stabilire se si tratta di ipercifosi dorsale, iperlordosi ,  cifolordosi  o lordocifosi. Se indicato dai dati clinici, si provvederà ad eseguire una radiografia del rachide in toto per lo studio goniometrico delle curve e morfologico dell’intera colonna.

In cosa consiste il trattamento della cifosi?

Nel casi più leggeri, quali cifosi asteniche, la ginnastica correttiva è sufficiente per rafforzare la muscolatura, rimuovere eventuali rigidità o accorciamenti muscolari, migliorare la propriocezione e correggere la postura. Una postura adeguata è tuttavia necessaria anche nella vita quotidiana, curando in particolare il posto di lavoro, con sedia ergonomica, pedana a terra, piano inclinato sul tavolo e cuscino lombare.

Nel caso invece di forme strutturate, ossia con alterazioni strutturali delle vertebre, sarà necessario ricorrere ai busti correttivi, che hanno il compito di mantenere in correzione la colonna per evitare il peggioramento dei valori angolari e della deformità del tronco. Nelle forme che presentano una certa rigidità e non si lasciano tanto correggere sarà opportuno impiegare dei gessi correttivi preliminari, seguiti poi dal busto ortopedico. Nessun trattamento può ritenersi completo ed efficace se non è affiancato dalla kinesiterapia, risolutiva come detto negli atteggiamenti astenici, utile nel trattamento con i busti per mobilizzare le curve, per rimuovere eventuali vincoli miotendinei e fasciali, per migliorare la capacità correttiva del busto, per conservare il patrimonio muscolare che, altrimenti, andrebbe incontro ad ipomiotrofia. La kinesiterapia va impiegata anche nella fase pre e post operatoria in quei casi che, avendo superato gli 80° di cifosi dorsale, richiedono una correzione chirurgica.  I busti possono essere utilizzati a tempo pieno, ossia 23 ore su 24, o a tempo parziale, 18 ore o anche meno, a seconda della severità della cifosi e dei risultati del trattamento, che dovrà terminare solo alla fine della crescita scheletrica. A differenza delle scoliosi, in cui la colonna vertebrale si deforma tridimensionalmente ed è difficile individuare un piano di lavoro sia per i busti che per la kinesiterapia, nella cifosi il piano di riferimento è unico, quello sagittale, per cui è possibile ottenere dei miglioramenti e dei guadagni stabili nel tempo.

 

Dott. Giovanni Martucci
Ortopedia e Traumatologia

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