Dottore, ho mal di pancia!

Autore: Prof.ssa Eleonora Gaetani
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Editor: Top Doctors®

Le persone che soffrono di mal di pancia, soprattutto donne, si rivolgono al medico, cercando spiegazioni sul perché l’addome faccia male, si gonfi, oppure sul perché si vada al bagno irregolarmente, troppo, troppo poco. Per scoprirlo, sono disposti a fare di tutto, anche esami superflui e talora invasivi, a sottoporsi a diete estremamente restrittive o a testare ogni tipo di allergene. Per tale motivo, la nostra esperta in Gastroenterologia a Roma, la Prof.ssa Eleonora Gaetani, fa luce su tale quadro clinico, ampio e multidisciplinare, che richiede, pertanto, un’attenta analisi specialistica

La sindrome dell’intestino irritabile (IBS), che la maggior parte delle persone conoscono come “colon irritabile” e/o “colite spastica”, è senz’altro uno dei più comuni disturbi funzionali dell’apparato digerente. Per “funzionale”, in modo semplicistico, possiamo dire che si fa riferimento al fatto che non si riesce ad identificare una causa specifica di natura “organica”. Non si tratta dunque di patologia infiammatoria propriamente detta, né di polipi o altro che sia “oggettivabile”.

 

Come viene diagnosticata la sindrome dell'intestino irritabile?

Secondo quanto sviluppato ed aggiornato dalla Rome Foundation nel 2016, la diagnosi di IBS viene posta in base alla presenza di sintomi positivi: dolore o fastidio addominale, gonfiore addominale e alterazioni dell’alvo in senso stitico, diarroico e con alternanza dei due. I sintomi non sono accompagnati da manifestazioni considerate di allarme quali la febbre all’esordio dei sintomi, una perdita di peso consistente o la presenza di sangue nelle feci. Se i criteri clinici sono soddisfatti, in generale non è necessario ricorrere ad impegnativi esami diagnostici. Gli esperti nella sindrome, non tutti neppure tra i gastroenterologi, effettuano solo esami di primo livello quali l’emocromo per escludere anemia o un aumento delle cellule tipiche di infezioni batteriche e/ o virali, gli indici di flogosi come la PCR (Proteina C-reattiva) e il dosaggio della calprotectina fecale espressione di infiammazione intestinale.

 

L’intestino: il secondo cervello

Molti pazienti arrivano alla nostra osservazione con un’abbondante documentazione, ma senza una diagnosi certa o che li soddisfi. Questa insoddisfazione nasce dal fatto che spesso siamo noi stessi a non riuscire a spiegare con chiarezza ai nostri pazienti che esiste una comunicazione bidirezionale estremamente complessa tra intestino e cervello, il cosiddetto “Gut Brain Axix”, continua e intensa, che si basa su connessioni che nascono sin dentro il grembo materno. Il sistema nervoso centrale e quello enterico parlano tra loro, e si scambiano messaggi continui, influenzandosi vicendevolmente. A volte l’intestino diventa un “secondo cervello” che ci influenza fino a prevalere sul primo. Se non spieghiamo questo concetto che è prima di tutto “biologico” e non psicologico, i pazienti continueranno a pensare di essere presi per “malati psicosomatici”, in qualche modo di “serie B”. Bisogna dare, il giusto ruolo a questa connessione, e curare la persona sui due versanti. Nella maggior parte dei casi questa strategia produce risultati migliori ed evita che i pazienti continuino a vagare in cerca di risposte soddisfacenti.

 

Quali sono i trattamenti per combattere il colon irritabile?

L’approccio terpeutico è multimodale, si agisce correggendo i più grossolani errori di condotta alimentare, ricorrendo ad integrazione con pre e probiotici, miorilassanti e nei casi più ostici anche a farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale, che è appunto fondamentale per modulare un intestino molto impegnativo e condizionante. Dal mio punto di vista, lavorare su un solo livello è infruttuoso per il paziente e frustrante per il medico.

 

Che tipo di percorso psicologico si consiglia per trattare il colon irritabile?

Dal momento che i pazienti con sindrome dell'intestino irritabile sono più ansiosi della media della popolazione di controllo e talora anche francamente depressi, i dati della letteratura dimostrano che un approccio di supporto psicologico può essere molto utile. I dati più convincenti sono quelli relativi all’approccio cognitivo comportamentale, anche se talora il solo counseling può essere sufficiente. Inoltre, non bisogna dimenticare che, spesso, soprattutto nei giovani, un quadro “aspecifico” come quello dell’IBS può celare disturbi iniziali del comportamento alimentare o altrettanto subdoli disturbi della sfera ginecologica, come l’endometriosi o la cistite interstiziale che, se non diagnosticati tempestivamente, hanno potenziali pericolosi per la salute dei pazienti.

 

Editor: Valerio Bellio

Prof.ssa Eleonora Gaetani
Gastroenterologia

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