Dry Needling: trattamento focale dei Trigger Point

Autore: Dott. Fabio Gobbi
Pubblicato: | Aggiornato: 17/11/2018
Editor: Marta Buonomano

Il nostro esperto in Terapia del Dolore a Torino, il Dott. Fabio Gobbi, ci spiega in cosa consiste il Dry Needling, una tecnica sicura ed efficace per il trattamento focale delle zone muscolari contratte chiamate Trigger Point

 

Cos’è il Dry Needling?

Il Dry Needling è una tecnica molto efficace che ha effetto sui Trigger Point Miofasciali (MTrP) e sulla fascia. I Trigger Point Miofasciali indicano una condizione patologica dolorosa dei muscoli scheletrici: le fibre muscolari cambiano, si accorciano e rimangono in contrazione a causa di un carico muscolare scorretto o di un sovraccarico, compromettendo l’apporto di ossigeno e di nutrienti al muscolo. Attraverso la stimolazione diretta dei MTrP con aghi sterili e monouso, si favorisce l’ossigenazione delle fibre contratte, riducendo l’infiammazione ed incrementando la vascolarizzazione. Si avrà dunque uno spasmo involontario, detto anche Twitch Response, della bandelletta tesa (tendine comune di due muscoli), descritto dal paziente come “un male che fa bene”, seguito da una sensazione di rilassamento: in questo modo lo stato di tensione locale viene ridotto in maniera duratura.

 

Come si esegue il Dry Needling?

Il termine Dry Needling (in italiano “Ago Secco”) fa riferimento al fatto che durante la terapia della disfunzione o del dolore miofasciale si utilizzano aghi “secchi”, cioè senza la somministrazione di alcun medicinale, sterili e monouso. Le due principali tecniche di Dry Needling sono:

 

  • La stimolazione intramuscolare (IMS): l’ago viene inserito direttamente nella bandelletta tesa o nel Trigger Point, causando un sussulto locale (Local Twitch Response – LTR) seguito da un rilassamento muscolare.
  • Il Dry Needling superficiale (SDN): gli aghi vengono inseriti in maniera superficiale (circa 3-4 mm di profondità) ed obliqua sopra il Trigger Point, attivando in questo modo dei riflessi spinali che provocano un’inibizione del dolore.

Esiste anche un’altra tecnica di Dry Needling ed è chiamata Stimolazione Elettrica Intramuscolare (IMES). In questo procedimento si esegue una stimolazione a basso dosaggio di TENS attraverso l’introduzione nella bandelletta tesa di almeno due aghi. In ogni caso, scelta di una di queste tecniche va concordata con il paziente.

 

Dry Needling: igiene e sicurezza prima di tutto

Il Dry Needling deve essere eseguito in adeguate condizioni igieniche: gli aghi devono essere esclusivamente monouso e sterili e devono essere introdotti nel corpo solamente dopo aver disinfettato accuratamente la zona. Prima del trattamento, lo specialista deve analizzare i reperti anatomici in modo da orientare il procedimento, identificando le possibili controindicazioni o condizioni che richiedono una particolare attenzione. Questa tecnica è generalmente sicura, purché eseguita da mani esperte. È infatti richiesta un’ampia formazione professionale, una conoscenza approfondita dell’anatomia, nonché una particolare abilità di palpazione, in modo da sapere con precisione dove inserire gli aghi. È possibile evitare complicanze semplicemente seguendo le Linee Guida per la Pratica Sicura ed Efficiente, insegnate nei corsi di Dry Needling, secondo le quali “In doubt, stay out” che, applicato a questa tecnica, significa “Nel dubbio, non inserire l’ago”.

 

Dry Needling? Non si tratta di agopuntura!

Il Dry Needling viene spesso erroneamente associato all’agopuntura. Nonostante venga utilizzato lo stesso tipo di aghi, l’approccio è totalmente diverso:

 

  • Il Dry Needling ha come obiettivo quello di trattare i Trigger Point all’interno dei muscoli, favorendo il rilassamento dei muscoli e della fascia
  • L’agopuntura, invece, in base all’obiettivo prefissato tratta differenti punti all’interno dei vari tipi di tessuto

Il Dry Needling è una pratica nata a seguito dell’osservazione clinica e dello studio della terapia infiltrativa dei Trigger Point. In seguito altri studi hanno dimostrato che il rilassamento dei Trigger Point è dovuto non alla sostanza iniettata, ma alla precisione ed all’accuratezza con cui gli aghi venivano inseriti nelle aree trattate. Questa procedura oggigiorno è riconosciuta ed eseguita con successo il tutto il mondo da terapisti esperti che lavorano nel campo del pain management.

Dott. Fabio Gobbi
Terapia del dolore

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