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Screening del tumore colorettale: efficacia dei diversi metodi diagnostici

Lo screening del tumore colorettale rappresenta uno strumento fondamentale per ridurre incidenza e mortalità della malattia. Tuttavia, esistono diversi metodi di screening, ciascuno con vantaggi e limiti specifici in termini di accuratezza diagnostica e impatto a lungo termine. Approfondiamo l’argomento con il nostro esperto, il Dott. Francesco Giovinazzo.

Perché è importante lo screening?

Il tumore colorettale è tra le neoplasie più frequenti in Italia e nel mondo, con una maggiore incidenza nelle fasce d’età sopra i 50 anni. La diagnosi precoce, possibile attraverso programmi di screening, consente di identificare polipi adenomatosi e tumori in fase iniziale, migliorando le possibilità di cura.

Metodi di screening: quali sono i più efficaci?

Una revisione sistematica pubblicata sull’International Journal of Cancer nel 2025 (Zhang Y. et al., PMID: 39998407) ha confrontato efficacia e accuratezza diagnostica dei principali strumenti di screening:

1. Colonscopia

Considerata il gold standard, ha un’elevata sensibilità per tumori e lesioni precancerose. Tuttavia, è invasiva, richiede preparazione intestinale e sedazione.

2. Sigmoidoscopia flessibile (FS)

Esame meno invasivo della colonscopia, permette l’osservazione del tratto distale del colon. Studi confermano che riduce in modo convincente sia incidenza sia mortalità per cancro colorettale.

3. Test immunochimico fecale (FIT)

Non invasivo e adatto a programmi di screening di popolazione, il FIT rileva il sangue occulto nelle feci. Ha mostrato un'efficacia moderata nel ridurre incidenza e mortalità.

4. Test al guaiaco (gFOBT)

Precedente al FIT, meno sensibile, ma ha dimostrato una riduzione della mortalità, non dell’incidenza. Oggi è considerato superato in molti programmi di screening.

5. Test multitarget su DNA fecale (mt-sDNA)

Combina la ricerca di sangue occulto e mutazioni genetiche nei campioni fecali. Ha una buona sensibilità, ma un tasso di falsi positivi più elevato rispetto al FIT.

6. Test mSEPT9 su sangue

Basato sull’identificazione della metilazione del gene SEPT9 nel sangue. Promettente ma meno sensibile rispetto ad altri test, non ancora raccomandato come prima scelta.

7. Tomografia computerizzata colonografica (CTC)

Nota anche come colonscopia virtuale, offre buona sensibilità, ma comporta esposizione a radiazioni e richiede comunque preparazione intestinale.

Confronto tra efficacia e accuratezza

Secondo i dati della revisione (Zhang et al., 2025), il CTC mostra la più alta sensibilità tra i test non invasivi, seguito da mt-sDNA, FIT, mSEPT9 e gFOBT, tutti con specificità superiore all’85%. Solo FS e gFOBT hanno fornito prove convincenti di riduzione della mortalità con alta qualità dell’evidenza (metodo GRADE).


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Conclusioni

I programmi di screening per il tumore colorettale sono efficaci nel prevenire i decessi legati alla malattia. La sigmoidoscopia flessibile e il test FIT rappresentano oggi le soluzioni più bilanciate in termini di efficacia e accettabilità. La scelta del test più adatto va comunque condivisa tra paziente e medico, considerando età, rischio individuale e preferenze.


Fonti:

  • Zhang Y. et al., Accuracy and long-term effectiveness of established screening modalities and strategies in colorectal cancer screening: An umbrella review, Int J Cancer. 2025. PMID: 39998407
  • Bray F. et al., Global cancer statistics 2022, CA Cancer J Clin. 2024.
  • Schreuders EH. et al., Colorectal cancer screening: a global overview, Gut. 2015