Emorroidi: cosa sapere su sintomi e terapia chirurgica!

Autore: Prof. Paolo Urciuoli
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

Le emorroidi sono un problema molto frequente, soprattutto dei paesi industrializzati, che colpisce sia uomini che donne. Il Prof. Paolo Urciuoli, esperto in Chirurgia Generale a Roma, ci aiuta a conoscere il problema più da vicino. 

Da cosa è caratterizzata la patologia emorroidaria?

Le emorroidi, dai più associate ad una condizione patologica, sono in realtà una struttura fisiologica con una propria funzione specifica: contribuiscono alla chiusura anale. Si tratta infatti di cuscinetti mucosi, con all’interno vene, che hanno la funzione di rendere il canale anale “compliante” e che, insieme agli sfinteri, permettono la continenza delle feci.

La patologia emorroidaria è caratterizzata dal cedimento o dislocamento, rispetto alla linea dentata ano-rettale o linea pettinea, dei suddetti cuscinetti durante la fase di defecazione: è proprio il loro prolasso, causa di congestione e di sanguinamento delle emorroidi, a caratterizzare la patologia emorroidaria. Il prolasso delle emorroidi può manifestarsi internamente o esternamente e può interessare tutta l’area ano-rettale o solo una parte di essa.

Quali sono i sintomi più comuni della patologia emorroidaria?

I sintomi che accompagnano la patologia dipendono dalla gravità della stessa. Normalmente lo stadio avanzato è caratterizzato da:

  • Perdita di sangue rosso vivo durante o dopo la defecazione, favorita da uno sforzo addominale intenso (per questo motivo la patologia spesso si presenta durante un parto naturale);
  • Dolore a seguito di trombosi delle emorroidi esterne o della loro ulcerazione;
  • Condizione di malessere, pesantezza anale e di bruciore localizzato.

Quando è necessario un intervento chirurgico?

La terapia delle emorroidi non sempre necessita di una chirurgia.

Questa può essere indicata solamente da un chirurgo proctologo (dal chirurgo, cioè, con un’opportuna abilità nel campo) e dopo il fallimento della terapia medica.

Quando, a seguito di altre terapie, tra cui la terapia-dietetica, infatti, non si ottengono miglioramenti sintomatologici da parte del paziente, si esegue la rimozione delle vene emorroidarie prolassate.

Tale intervento si esegue con un sistema innovativo per la sintesi e coagulazione vasale che utilizza una combinazione di pressione, fornita dal manipolo (pinza) e radiofrequenza (RF). L’emostasi non viene affidata alla formazione del trombo nel vaso prossimale, ma viene raggiunta attraverso la fusione del collagene e dell’elastina della parte intimale del vaso creando una sintesi permanente. Tale strumento (LigasureC) confina il suo effetto al tessuto o al vaso, senza carbonizzazione, e con una minima diffusione termica ai tessuti adiacenti. Il generatore dello strumento avverte automaticamente la resistenza del tessuto, regolando di conseguenza la tensione di uscita per ridurre al minimo i danni al tessuto e, di conseguenza, il dolore post-operatorio.

In altri casi selezionati, invece, viene eseguito solo un lifting della mucosa dislocata evitando la rimozione delle vene emorroidarie prolassate.

Si tratta di un tipo di intervento che viene eseguito in zone non innervate del canale e non crea ferite esterne. Anche questo intervento viene effettuato con uno strumentario altamente tecnologico, cioè con una suturatrice tissutale circolare elaborata per tali interventi. Il vantaggio per il paziente è quello di percepire, nella fase di postintervento, un dolore ridotto di circa l’80% rispetto alle tecniche tradizionali e ha come obiettivo il ritorno alla normalità molto precoce.

Prof. Paolo Urciuoli
Chirurgia generale

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