Emorroidi: quale trattamento scegliere?

Autore: Prof. Maurizio Gentile
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Il Prof. Maurizio Gentile, esperto in Colonproctologia a Napoli, ci spiega in cosa consistono i possibili trattamenti per curare le emorroidi

Emorroidi: tutti le abbiamo!

Le emorroidi sono dei cuscinetti artero-venosi posti alla fine del canale anale con il compito di assicurare una chiusura ermetica alla fine del tubo digerente. Sono presenti come strutture anatomiche in tutti gli individui e, in una situazione normale, contribuiscono insieme ad un apparato muscolare ad impedire la libera fuoriuscita di materiale fecale e gas.

Perché si manifestano?

Le emorroidi diventano patologiche quando per stress ripetuti il tessuto di sostegno che mantiene i cuscinetti nella corretta posizione subisce un deterioramento e consente a queste strutture di posizionarsi mano a mano più in basso nel canale anale fino a fuoriuscirne del tutto. Questo provoca una infiammazione delle strutture con sanguinamento e dolore ed il venir meno della funzione di chiusura del canale anale i fattori che determinano questo stress continuo sono innanzitutto le feci dure di consistenza, un modo irregolare di evacuare (evacuazione frequenti ripetute durante la giornata, episodi di diarrea, alternanza stipsi - diarrea), la gravidanza, l’obesità, e tutto ciò che aumenta e tutto ciò che aumenta la pressione nel distretto pelvico. Non si può parlare in generale di ereditarietà ma piuttosto di una familiarità legata agli stessi fattori alimentari o di una predisposizione per una particolare fisionomia anatomica del bacino

fianco di una ragazzaÈ possibile prevenire le emorroidi?

Da quanto abbiamo detto è possibile prevenire l’insorgenza di emorroidi modificando innanzitutto la dieta e lo stile di vita favorendo l’assunzione di fibre e praticando una normale attività fisica. In gravidanza è importante limitare l’incremento del peso per attenuare la pressione sulla pelvi, facilitare l’evacuazione e praticare attività fisica volta a rinforzare la muscolatura del pavimento pelvico.

Come curare le emorroidi

Il trattamento della patologia emorroidaria è strettamente legato al grado di classificazione delle emorroidi. Normalmente vengono classificate in 4 gradi di gravità crescente laddove il primo è praticamente la normalità mentre terzo e quarto grado sono di pertinenza quasi esclusivamente chirurgica. Nei gradi intermedi, cioè secondo e stadi iniziali del terzo, specialmente nei pazienti sintomatici ossia con episodi di sanguinamento o di dolore, è possibile praticare delle terapie ambulatoriali efficaci che consistono in una legatura elastica dei gavoccioli emorroidari, ossia il posizionamento di laccetti di gomma alla base delle emorroidi che vengono in questo modo ischemizzate, o nell’iniezione di sostanze sclerosanti ed in particolare una soluzione di olio fenolo. Questi trattamenti si giovano della possibilità di essere praticati in maniera molto semplice in ambulatorio senza la necessità di una anestesia loco regionale e con la possibilità di un ritorno al proprio domicilio dopo qualche ora di osservazione.

In cosa consiste l’intervento chirurgico?

Il trattamento chirurgico delle emorroidi prevede invece come tecnica di scelta per il terzo grado una emorroidectomia, ossia l’asportazione delle emorroidi, mediante una suturatrice meccanica (STARR) o in alternativa l’uso di una pinza a radiofrequenza (LigaSure) mentre in alcuni casi è possibile praticare una legatura selettiva delle arterie Doppler-guidata. Bisogna comunque precisare che in quest’ultimo caso si tratta comunque di un intervento che necessita di un’anestesia loco regionale, di una serie di legature più o meno numerosa, ed alla fine dell’intervento alcuni punti.

Per quanto concerne il quarto grado la tecnica di scelta è un emorroidectomia classica detta di Milligan Morgan o di Ferguson che può comunque essere praticata con strumenti idonei che riducano le ferite e migliorino enormemente il decorso post operatorio in termini di dolore e di ripresa funzionale.

L’evoluzione delle tecniche ha fatto sì che l’intervento sia molto ben tollerato al punto che può essere praticato addirittura in regime di day surgery con ritorno del paziente al domicilio nella serata dell’intervento. Non ci sono particolari accorgimenti da seguire nel post operatorio se non con la raccomandazione di evacuare nel giorno successivo all’intervento e mantenere una igiene adeguata della parte. È ovvio che alla dimissione corrisponde una terapia antalgica ed antinfiammatoria che il paziente deve osservare nei primi giorni dopo l’intervento.

Il primo controllo postoperatorio è in genere a 7 gg.

Prof. Maurizio Gentile
Colonproctologia

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