Epatiti: cosa sono e come si contraggono!

Autore: Dott. Lorenzo Mondello
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

Le epatiti sono le patologie più diffuse che interessano il fegato. È possibile evitarle con i consigli del Dott. Lorenzo Mondello, esperto in Malattie Infettive a Messina

Che cos’è l’epatite?

L’epatite è un’infiammazione che colpisce il fegato, provocando la distruzione (lisi) della cellula epatica. Tale evento si evidenzia in laboratorio con l’aumento degli indici di citolisi epatica (transaminasi) ALT e AST.

L’epatite, a seconda del decorso clinico, può suddividersi in:

  • Epatite acuta: il danno epatico si è instaurato recentemente e i valori delle transaminasi sono particolarmente elevate;
  • Epatite fulminante: una forma iperacuta che qualche volta sfugge alle normali previsioni prognostiche. Può portare a morte il paziente se non si interviene prontamente, con il trasferimento del malato presso un Centro trapianti per il necessario trapianto del fegato;
  • Epatite persistente: il processo infiammatorio persiste per qualche mese, senza normalizzazione di ALT e AST;
  • Epatite cronica: il processo flogistico interessante la cellula epatica dura oltre i sei mesi dall’esordio.

Quali sono le principali forme di epatite?

A seconda dell’eziologia è possibile distinguere:

  • Epatiti virali: vengono definite e classificate con alcune lettere dell’alfabeto: Epatite A, Epatite B, Epatite C, Epatite D (Delta), Epatite E. In base all’andamento clinico, possiamo dire che le epatiti A ed E (che si contraggono con alimenti infettati da uno dei due virus) hanno un’evoluzione acuta e, tranne i più rari casi di epatiti fulminanti, essa è favorevole con completa restituito ad integrum. Le epatiti B, C e Delta (che si contraggono con sangue e attrezzature sanitarie infette, e, come nel caso della B, attraverso rapporti sessuali con partner portatori del virus HBV) hanno un andamento quasi sempre cronico e, soltanto in pochi casi di malattia acuta il paziente riesce a immunizzarsi definitivamente e spontaneamente, attraverso la produzione di anticorpi neutralizzanti. Statisticamente le epatiti cosiddette alimentari, A ed E, colpiscono generalmente soggetti giovani (terza e quarta decade di vita), mentre le epatiti a contagio parenterale e sessuale, B, D e C), prevalentemente colpiscono soggetti di età più avanzata. Delle epatiti virali, la B e la C, se non curate hanno una evoluzione verso la cirrosi epatica e la possibile degenerazione in carcinoma epatocellulare (HCC), rappresentando, pertanto, le forme più gravi e temibili;
  • Epatiti tossiche: conseguono all’assunzione di cibi contenenti veleni nocivi per il fegato, come nel caso dell’intossicazione da Amanita Phalloides, dopo ingestione di funghi velenosi, o sono conseguenza dell’abuso inveterato di alcol;
  • Epatiti metaboliche: conseguono spesso a quadri clinici dominati dalla sindrome metabolica (Diabete mellito di tipo 2, obesità, dislipidemie miste, ecc.), con evidenza di aspetto ecografico di Steatosi e conseguente lisi della cellula epatica, con quadro di cosiddetta NASH (Steato Epatite Non Alcolica), capace di evoluzione infausta verso la Cirrosi epatica e l’HCC.
  • Epatiti autoimmuni: hanno eziologia spesso riconducibile alla presenza di autoanticorpi non organo specifici (su tutti ANA, ANCA e ASMA) nel sangue e andamento di tipo cronico- evolutivo.

Come si contrae l’epatite?

Non esistono diete a rischio per le epatiti virali a eziologia alimentare (A ed E), se si ha l’accortezza di non consumare frutti di mare crudi e di lavare in modo appropriato le verdure e l’insalata prima del consumo. Per l’epatite A esiste da tempo un vaccino.

L’epatite può essere ereditaria?

Non esistono epatiti che possano essere considerate ereditarie. È chiaro che le epatiti virali B e C espongono il nascituro al rischio di trasmissione verticale dalla madre infetta, e, per evitare questo, si prendono delle precauzioni (B) come la somministrazione di immunoglobuline al neonato. Si parla, nei casi di contagio perinatale, di forma congenita di epatite, cioè presente alla nascita, ma mai di epatite ereditaria. Inoltre, nei casi di madre portatrice di virus B o C si procede quasi sempre a parto cesareo.

Una condizione diffusa di familiarità si ha nell’epatite metabolica (NASH), e questo agevola il trattamento basato soprattutto su ridotto apporto calorico con la dieta e sulla modifica dello stile di vita.

Quali sono i sintomi più conosciuti?

L’epatite acuta presenta sempre un corredo di sintomi (febbre, mialgie, ittero, astenia, feci chiare e urine scure), ma l’epatite cronica è per lo più asintomatica per lungo tempo e la sua diagnosi è quasi sempre occasionale. Nei quadri avanzati di malattia, astenia e prurito sono spesso le spie che attirano l’attenzione del paziente e del medico.

Dott. Lorenzo Mondello
Malattie infettive

Vedi il profilo

Valutazione generale del paziente


Utilizziamo cookies propri e di terzi per offrire una miglior esperienza e un miglior servizio. Utilizzando questo sito ne accetta l'uso. Continuare Politica dei cookies