Esiste una relazione tra alimentazione e cancro?

Autore: Dott. Maurizio Grandi
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Editor: Top Doctors®

È ragionevole ipotizzare che oltre il 35% dei tumori nell’uomo e tra il 40% e il 50% dei tumori nella donna (per l’interferenza endocrina) abbiano un legame con l’alimentazione. Alcune piccole attenzioni riguardo la scelta del cibo, però, possono aiutare ad evitare lo sviluppo di una neoplasia. Ne parla il Dott. Maurizio Grandi, esperto in Oncologia a Torino

Lo studio dell’esposizione delle popolazioni a fonti e tipologie di agenti inquinanti (chimico-fisici e biologici) rappresenta il principale oggetto di studio dell’epidemiologia ambientale. Il numero di prodotti chimici sintetizzati, infatti, è in crescita esponenziale: 5,6 chili per ettaro (dati Istat), 350 sostanze tossiche diverse, 140mila tonnellate all’anno che, da sole, costituiscono il 33% del totale impiegato in tutta l’Unione Europea. L’agricoltura è la prima tossicodipendente creata dallo sviluppo industriale.

 La contaminazione può derivare anche:

  • Dall’origine della semente;
  • Dalla fase della crescita della pianta al momento della raccolta/mietitura (c’è differenza fra frutti acerbi e maturi);
  • Dalla natura dei processi di lavorazione, successiva alla raccolta o mietitura, cioè i tempi impiegati fino all’essiccamento per l’instaurarsi di degradazione o fermentazione, le modalità del processo di essiccamento, di stoccaggio e trasporto.

Tra le cause dei danni per la salute rientra il glifosato, erbicida inserito nella classe 2A, potenzialmente cancerogeno per la salute umana. È utilizzato nel 94% per la coltivazione della soia, nel 89% per la coltivazione del mais.

 

1) In che modo una dieta bilanciata può influire su un tumore?


Nel limite delle tantissime proposte alimentari, vengono condivisi elementi che suggeriscono una distribuzione nel cibo quotidiano (frutta e verdura 45-60%, grassi 15%, carne 10%).

In particolare, verdura cruda e cotta (meno la frutta) riducono il rischio di ammalarsi di tumore al colon, al retto, alla faringe, alla laringe, all’esofago e alla vescica.
Il meccanismo ipotizzato per le verdure crude è la presenza di bioflavonoidi, che riducono il colesterolo endogeno coinvolto nella crescita di neoplasie. Per le verdure cotte (sui tumori intestinali) quello delle fibre.

Preferire come condimento l’olio d’oliva (costituito da polifenoli poco polari) riduce il rischio di tumore della mammella e del colon, per la modulazione del metabolismo dell’acido arachidonico.

L’iperconsumo dei grassi saturi è, invece, correlato a tumori della mammella, colon, endometrio, pancreas e prostata: il ridotto consumo di proteine animali di regimi, evitando diete troppo rigide per il rischio di un’eccessiva riduzione di acido arachidonico, attraverso la produzione di aldeidi, rappresenta un fattore di controllo delle neoplasie. Selezionare proteine animali di qualità (uova, prodotti caseari di capra e pecora) per la loro attività anticancerogena.

 

2) Cancro: quali alimenti si consigliano per fronteggiare gli effetti collaterali delle cure?

 

La perdita di peso aumenta la tossicità della chemioterapia: il 20% dei pazienti oncologici (2 milioni di persone) perde la vita per cause legate alla malnutrizione. Essa è, però, prevenibile e reversibile se l’intervento nutrizionale è tempestivo.

Molti integratori agiscono da agenti chemio-preventivi capaci di prevenire, rallentare o rinvertire il processo cancerogenetico a tappe multiple:

  • Iniziazione, cioè la conversione di una cellula normale a cellula danneggiata;
  • Promozione e progressione tumorale.

Gli agenti chemio preventivi sono suddivisi in:

  • Agenti bloccanti che inibiscono il processo di iniziazione;
  • Agenti soppressori che riducono le conseguenze dell’espressione genica alterata mediante il blocco della proliferazione della cellula iniziata.

 

3) Prevenzione: contrastare la crescita o la ricomparsa del tumore con la dieta

 

  • È consigliato ridurre latte e derivati. La loro riduzione non provoca carenza di calcio: solo una minima frazione del calcio contenuto viene assorbita dall’intestino. Il calcio è abbondante in legumi, leguminose, verdure crude e frutti, che ne contengono in quantità adeguate.
  • Sono da preferire carni crude o sottoposte a leggera cottura, magre, di filiere, pesce non di vivaio, mediterraneo e di piccola taglia come crostacei e molluschi.
  • I media hanno largamente parlato del rischio di carni rosse e lavorate, presenti nelle piramidi alimentari come alimento da utilizzare con moderazione. L’aumento del rischio di contrarre un tumore è stimato nel 17% per 100 grammi /persona/die di carne rossa e del 18% per ogni 50 grammi/persona/die per carne processata (la carne processata è inclusa tra gli agenti “sicuramente cancerogeni”).
  • Si consiglia di mangiare uova “0” a colazione: biologiche, prodotte in allevamento non intensivo, con galline nutrite con prodotti bio e spazio sufficiente per razzolare, cotte per poco tempo e a bassa temperatura.
  • Mangiare legumi: fagioli, lenticchie, piselli, ceci, fave, ma anche roveja, lupini, cicerchie, fagiolini. Caratterizzati da un basso contenuto di grassi e una grande ricchezza di sostanze nutritive e di fibre solubili, sono fonte di amminoacidi e proteine. La loro coltivazione migliora i sistemi di coltura in cui crescono, aumentando l’efficienza di irrigazione, fissando l’azoto, riducendo la quantità di fertilizzanti necessari e l’emissione di gas serra. Inoltre, arricchiscono la biodiversità e la salute del suolo.
  • Mantenere la cottura al di sotto dei 100°C (per evitare la polimerizzazione degli zuccheri, la ciclizzazione dei grassi insaturi e modificazioni delle proteine).
  • Privilegiare la stagionalità e la territorialità ai fini di un minor utilizzo di prodotti fitosanitari, potenzialmente pericolosi nella filera.

Dott. Maurizio Grandi
Oncologia

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