Fertilità e maternità tardiva

Autore: Dott. Francesco Vitale
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

La maternità tardiva e la denatalità sono due fattori altamente a rischio a livello nazionale. Ne parla il Dott. Francesco Vitale, esperto in Ginecologia a Bari.

Qual è la situazione attuale nazionale in termini di denatalità?

La diminuzione delle nascite in Italia rappresenta un problema di rilievo che posiziona il nostro Paese tra gli Stati Europei con i più bassi livelli di fecondità, non consentendo il processo di ricambio generazionale.

Nella maggior parte dei casi, la fecondità tardiva si riferisce alla nascita del primo figlio, condizione che si discosta significativamente dai dati del passato; oggi, infatti, circa il 60% dei parti si verificano in donne con un’età compresa tra i 30 e i 40 anni e questo ritardo alla nascita del primo figlio implica un minor spazio di tempo, ancora disponibile, per avere altri figli. Inoltre, la combinazione tra la persistente denatalità e l’aumento della longevità determinano un aumento dell’indice di vecchiaia, cioè il rapporto tra la popolazione di ultra-65enni e quella con meno di 15 anni, attestata oltre il 150% nel 2014; si stima che nel 2050 la popolazione inattiva sarà pari all’84% rispetto a quella attiva.

Gli attuali fattori politici ed economici, ma anche culturali e sociali, giocano un ruolo fondamentale all’interno del quadro europeo, situazioni che richiedono forti politiche d’intervento su tutti gli ambiti.

Per generare un aumento delle nascite a livello nazionale è necessaria l’attuazione di politiche a sostegno della genitorialità, correlate allo sviluppo di doverose politiche sanitarie che possano tutelare tutti i cittadini in termini di cultura, conoscenza e sostegno della fertilità, che illustrino adeguatamente quali siano le conseguenze di una maternità tardiva, al fine di generarne un cambiamento. In questi giorni, si è appreso che il Ministero della Famiglia ha annunciato un “Codice della Natalità” che affronti il tema del rilancio demografico. Infatti, oggi nel complesso, il registro delle nascite verifica un calo di oltre 15mila nati rispetto al 2016; la diminuzione della natalità cominciata nel 2008 - anno della rilevante crisi economica - è divenuta strutturale come si evince nel rapporto dell’Istat sulla natalità residente. Nei primi sei mesi del 2018, secondo dati provvisori, si sono annotate circa 8400 nascite in meno rispetto allo stesso periodo del 2016.

Un più adeguato, piano nazionale per la fertilità, strutturato in ambiti territoriali qualificati, con impegno di una equipe pluri-specialistica formata e preparata nella fisiopatologia della riproduzione umana, deve innanzitutto informare i cittadini sul ruolo della fertilità nella loro vita, sulla sua durata e su come proteggerla evitando comportamenti che possono metterla a rischio. È necessario, quindi, sviluppare nelle persone la conoscenza delle caratteristiche funzionali della loro fertilità; altresì, deve essere sottolineato che la riproduzione con tecniche di P.M.A. - Procreazione Medicalmente Assistita - ha un limitato livello di successo e che l’avanzare dell’età, specialmente della donna, rappresenta il fattore che riduce maggiormente la possibilità di avere un bambino. Altro obiettivo di un piano siffatto è creare le condizioni per fornire assistenza sanitaria qualificata per difendere la fertilità, promuovere interventi di prevenzione e diagnosi precoce al fine di curare le malattie dell'apparato riproduttivo e intervenire, ove possibile, per ripristinarne la fertilità naturale. 

In Italia i dati epidemiologici sul livello di consapevolezza e di conoscenza della propria salute sessuale e riproduttiva e del desiderio di fecondità degli adolescenti e della popolazione in età fertile sono limitati e non aggiornati. Relativamente ai professionisti del SSN non ci sono studi nazionali relativi alle loro conoscenze sulla fertilità e alle attività di informazione ai cittadini. Tuttavia, durante i dibattiti in materia di tutela e conoscenza della fertilità e della prevenzione delle cause di infertilità, sono emersi dati in base ai quali risulta che, anche in una parte dei professionisti del settore  - ginecologi, andrologi, endocrinologi, urologi e ostetriche non coinvolti direttamente nel trattamento di coppie infertili -, persiste una scarsa attitudine ad una informazione che sottolinei l’importanza di atteggiamenti preventivi sulla infertilità tra i quali, ad esempio, una corretta informazione sul calo della fertilità legato all’età o una mancanza di informazione sui rischi di una gravidanza in epoca tardiva.  È possibile, quindi, che almeno una parte dei professionisti necessiti di essere sensibilizzata sul tema.

Quali sono le soluzioni proposte sulla base delle evidenze?

In attesa di una campagna di programmazione sanitaria e di informazione per la tutela della fertilità che sia in grado di migliorare le conoscenze dei cittadini sulla consapevolezza delle conseguenze di una maternità tardiva e di politiche a sostegno della genitorialità, risulta importante rivolgersi per una adeguata consulenza specialistica presso professionisti con una più specifica formazione nel settore della salute riproduttiva, quali l’endocrinologo e/o il ginecologo esperto in fisiopatologia della riproduzione umana o, meglio, la consulenza specialistica di un esperto endocrinologo-ginecologo che analizzi e valuti insieme alla risoluzione delle problematiche riproduttive presenti, la più adeguata informazione possibile utile all’accrescimento culturale della coppia. L’attività di consulenza, in tal caso, induce e stabilisce una comunicazione limpida, efficace ed intensa che accresce il valore della prestazione specialistica.

La maggiore criticità in questo ambito è, comunque, rappresentata dal coinvolgimento dei cittadini, che in assenza di opportune basi di conoscenza del problema e per la particolare cautela, ritrosia e riservatezza su tali argomenti, non esplicitano anzitempo la richiesta di una consultazione ultra-specialistica competente.

Dott. Francesco Vitale
Ginecologia e Ostetricia

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