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Fistole artero-venose durali: diagnosi e terapia!

Le Fistole artero-venose durali sono lesioni malformative artero-venose, prevalentemente acquisite, in cui si crea uno o più canali diretti tra un territorio vascolare arterioso e uno venoso, con passaggio di sangue ad elevata velocità, non più filtrato dalla presenza di una rete capillare di un tessuto o di un organo

Come si generano le Fistole artero-venose durali?

Il sangue che arriva ad elevata velocità e pressione determina l’ingrossamento delle vene in cui scorre e la formazione di dilatazioni e varici venose. Queste dilatazioni possono essere sedi di emorragia o ostacolare il normale flusso di altre vene che drenano territori vicini di tessuto sano.

Le fistole artero-venose possono essere localizzate sia a livello cerebrale che spinale. Possono essere distinte in piali, meno frequenti, e durali, a seconda del tipo di arterie che le costituiscono.

Sintomatologia

I sintomi possono variare a seconda della sede in cui si formano, ma più frequentemente sono correlati alle vene che vengono coinvolte, quindi anche a distanza dal punto d’origine. I sintomi più eclatanti sono quelli che interessano le orbite (esoftalmo, arrossamento congiuntivale, calo della vista), la rocca petrosa (rumori pulsanti, riduzione dell’udito) e il midollo spinale (formicolii agli arti, riduzione della forza, disturbi della diuresi). Possono essere presenti anche disturbi più subdoli, specie nelle fasi iniziali, e difficili da inquadrare, come anche alterazioni del comportamento e della vigilanza. Le emorragie sono più frequenti nelle forme cerebrali, sia durali che piali, mentre nelle localizzazioni spinali l’emorragia è temibile nelle fistole piali, mentre è rara per le lesioni durali.

Quali strumenti di diagnosi abbiamo a disposizione?

La diagnosi, nelle forme non emorragiche, avviene dopo esecuzione di una TAC o preferibilmente con una RM. Il corretto riconoscimento avviene però solo dopo aver eseguito un’angiografia cerebrale e/o spinale.

Il trattamento

La terapia è nella maggior parte dei casi endovascolare. La chirurgia può essere preferita in alcune situazioni e localizzazioni particolari, come la fossa cranica anteriore o la colonna vertebrale. Tecnicamente, in ogni caso, l’obiettivo è il riconoscimento del punto di fistola, di solito unico, e la disconnessione della vena dall’arteria. Con la tecnica endovascolare questo obiettivo viene raggiunto grazie all’iniezione controllata e progressiva attraverso microcateteri di materiali embolizzanti che raggiungono la vena e la tappano escludendo la lesione. Analogo obiettivo può essere ottenuto grazie al rilascio di spirali in platino nella stessa vena. Nuovi materiali hanno migliorato e drammaticamente modificato la storia di questa grave patologia. L’approccio endovascolare è quasi sempre preferibile come prima opzione terapeutica, specie nelle forme maggiormente complesse, in cui risulta cruciale il controllo costante di molteplici apporti vascolari alla fistola, e del comportamento emodinamico dei territori vascolari limitrofi.