Flebite: cause e cura

Autore: Prof. Aspero Lapilli
Pubblicato: | Aggiornato: 11/11/2018
Editor: Marta Buonomano

La flebite è una patologia che può avere origine per diverse cause. La più frequente è senza dubbio la malattia varicosa. Ne parliamo con il Prof. Aspero Lapilli, esperto in Chirurgia Vascolare a Bologna

Che cos’è la flebite?

Per flebite s’intende l’infiammazione di una vena. A differenza della trombosi venosa, cioè la coagulazione ematica all’interno di un vaso infiammato, la flebite può avere origine da fattori primari (alterazioni sistemiche) o secondari (traumi, punture da iniezione endovenose, ecc.). Nelle forme superficiali, questa condizione è caratterizzata da un forte arrossamento e da una sensazione di dolore lungo il decorso del vaso, che spesso determina la formazione di un trombo. È possibile diagnosticare la flebite mediante un attento esame clinico, ma soprattutto servendosi dell’ecodoppler, che dirime ogni dubbio soprattutto a seguito di un evento flebitico.

Cosa può provocare la flebite?

La flebite è spesso una complicanza della malattia varicosa e si manifesta in particolare nelle donne. I possibili fattori che possono influire sulla comparsa di flebite sono:

  • Varici
  • Gravidanza (qualora compaiano varici durante i 9 mesi di gestazione)
  • Parto
  • Obesità
  • Deficit coagulativi
  • Uso di anticoncezionali
  • Vita sedentaria

Nelle forme superficiali una corretta terapia dà ottimi risultati, ma se il processo infiammatorio si estende nel circolo venoso profondo e non viene correttamente trattato (contenzione elastica, eparina, ecc.) può portare a complicanze gravi quali l’embolia polmonare e, talvolta, al decesso.

Qual è l’età media dei pazienti con flebite?

La flebite si manifesta soprattutto nelle donne durante la menopausa, in pazienti con varici di vecchia data non ben trattate o con alterazioni coagulative (l’età media può variare in base alle condizioni generali del paziente). Questa condizione colpisce maggiormente gli arti inferiori a livello della vena cava o gli arti superiori dopo terapie iniettive e, ai primi sintomi di arrossamento, edema e dolore di un arto, è necessario:

  1. Eseguire immediatamente una visita specialistica
  2. Nelle forme superficiali, assumere antinfiammatori ed iniziare un ciclo di eparina a basso peso molecolare; nelle forme trombizzate superficiali sarà invece necessario eseguire una trombectomia
  3. Utilizzare una calza elastica antitrombo (I o II classe di compressione) lunga sino all’inguine
  4. Eseguire attività motoria quotidianamente
  5. Sottoporsi a terapie locali (ghiaccio, in particolare) e seguire una dieta priva di cibi grassi o irritanti

Prof. Aspero Lapilli
Chirurgia vascolare

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