Fratture della caviglia: cosa sono e come si risolvono

Autore: Prof. Marco Guelfi
Pubblicato: | Aggiornato: 13/11/2018
Editor: Valentina Rubino

Le fratture della caviglia sono molto comuni soprattutto tra gli sportivi: ma cosa sono e come si trattano? Ne parla il Prof. Guelfi, esperto in Ortopedia e Traumatologia a Genova.

Cos’è una frattura della caviglia?

Le fratture della caviglia sono la rottura di una o più ossa che formano l’articolazione. La caviglia è una struttura estremamente complessa che sostiene tutto il peso del corpo, per questo motivo anche un lieve incidente crea delle problematiche per la deambulazione. Le ossa principali che compongono l’articolazione della caviglia sono: la tibia, il perone e l’astragalo. La tibia e il perone formano un mortaio all’interno del quale si incastra perfettamente l’astragalo. Questo mortaio è delimitato da 3 malleoli, quello mediale (o malleolo tibiale), quello laterale (o malleolo peroneale) e quello posteriore (o terzo malleolo). Queste fratture possono quindi coinvolgere un solo osso (frattura malleolare) o più ossa (fratture bimalleolari e trimalleolari). 
In alcuni casi, generalmente più gravi, si possono anche verificare lesioni legamentose o lussazioni.

Come si verifica una frattura alla caviglia?

Nel calcio questa tipologia di infortunio è frequente, basti considerare la velocità delle azioni (pressing, marcature e fuorigioco), dei cambi di direzione e del gesto atletico stesso dei giocatori. La rottura può inoltre avvenire in maniera diretta, quindi durante lo scontro con un altro giocatore o essere causata da movimento torsionale (trauma indiretto). Per i non sportivi la problematica si presenta invece più spesso a causa di una caduta, una storta o come conseguenza di un trauma. Grazie al fatto che negli ultimi anni la popolazione anziana è sempre più attiva questa tipologia di infortuni è aumentata anche in questa fascia d’età, mentre in passato si concentrava perlopiù tra i giovani.

Come si riconosce?

In seguito all’incidente la caviglia è dolorante, livida, gonfia e non è in grado di sostenere alcun peso. Se è presente anche una lussazione l’aspetto dell’articolazione sarà chiaramente deformato ed il soggetto potrebbe essere colpito da nausea o persino mancamento. 

Come si diagnostica la frattura?

Lo specialista grazie all’esame clinico e anamnestico valuta la necessità di eseguire esami strumentali. Il primo esame da eseguire in caso di frattura o sospetta frattura è sempre la Radiografia. Questa permette di evidenziare se una o più ossa sono rotte sia nella caviglia che nel resto del piede. Quando la Radiografia non è chiara o per studiare meglio la frattura può essere utile eseguire la TAC, che fornisce un’immagine tridimensionale e accurata dell’articolazione. Meno utilizzata, ma comunque utile è la Risonanza Magnetica, con la quale si possono valutare possibili lesioni ai legamenti.

Come si cura una frattura alla caviglia?

La tipologia di trattamento varia in base alla gravità dell’incidente. Le fratture composte e stabili possono essere trattate con un tutore o un gesso per almeno trenta-quaranta giorni al fine di consentire la guarigione. Solitamente in questi casi non bisogna caricare fino alla rimozione del gesso. Nelle fratture scomposta non resta altra soluzione che la chirurgia, con la quale si riposizionano le ossa nella posizione originale unendole tra loro con apposite viti e placche in titanio. Come nel primo caso si bloccherà l’articolazione e si dovrà deambulare senza caricare sull’arto operato per un periodo variabile a seconda del tipo di frattura.  
In base al tipo di frattura e all’intervento chirurgico eseguito si deciderà quando iniziare la riabilitazione, il cui compito sarà aiutare l’articolazione a riprendere la sua forma e piena funzionalità. Attraverso una terapia manuale appropriata ed esercizi mirati, il soggetto è generalmente in grado di tornare alle attività sportive in circa 3-4 mesi.

Prof. Marco Guelfi
Ortopedia e Traumatologia

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