Fratture dello scafoide: cosa sapere?
Le fratture dello scafoide rappresentano un infortunio frequente a carico del polso, soprattutto in seguito a cadute con appoggio sulla mano estesa. Difatti, questo piccolo osso del carpo, situato tra il radio e le altre ossa carpali, svolge un ruolo fondamentale nella stabilità e nella funzionalità dell’articolazione. Proprio per la sua posizione e la particolare vascolarizzazione, la sua frattura necessita di diagnosi accurata e trattamento tempestivo. Ce ne parla il Prof. Umberto Passaretti, esperto in Ortopedia e Traumatologia a Napoli.
Cause e fattori di rischio
La causa più comune è un trauma diretto, spesso dovuto a cadute accidentali, incidenti sportivi o stradali. I pazienti giovani e attivi sono maggiormente esposti a questo tipo di frattura, ma non ne sono esclusi gli adulti. Alcuni sport, come calcio, basket e ciclismo, aumentano il rischio a causa dei frequenti impatti e cadute.
Quali sono i sintomi principali?
La frattura dello scafoide non sempre si manifesta con sintomi evidenti. Dolore localizzato nella parte laterale del polso, gonfiore e riduzione della mobilità sono i segnali più comuni. Spesso il dolore si accentua alla palpazione della “tabacchiera anatomica”, zona situata tra pollice e polso. È importante sottolineare che il dolore può ridursi spontaneamente, portando il paziente a sottovalutare il problema.
Diagnosi
La diagnosi precoce è essenziale per prevenire complicanze. Le radiografie standard possono non evidenziare immediatamente la frattura, soprattutto nelle prime fasi. Per questo motivo, in caso di sospetto clinico persistente, può essere necessario ricorrere a esami più approfonditi come la risonanza magnetica o la TC.
Quali sono le complicanze?
Le fratture dello scafoide sono particolarmente delicate a causa della ridotta vascolarizzazione dell’osso. Se non trattate correttamente, possono evolvere in ritardo di consolidazione, pseudoartrosi o addirittura necrosi avascolare. Queste condizioni compromettono la funzionalità del polso e richiedono interventi chirurgici più complessi.
Trattamenti
Il trattamento varia in base alla sede e alla gravità della frattura. Le fratture non scomposte possono essere trattate con immobilizzazione mediante gesso o tutore per diverse settimane. Questa scelta va riservata in un numero minore di pazienti rispetto all’indicazione principale più frequente del trattamento chirurgico, che deve seguire procedure, quando possibile, meno invasive, come le sintesi con viti specifiche, per via percutanea, assistita con fluoroscopio, cioè senza esporre il focolaio di frattura. Pertanto nelle fratture scomposte e instabili, è indicata la chirurgia, che permette una riduzione anatomica e una stabilizzazione sempre con viti dedicate.
Recupero e riabilitazione
Il recupero funzionale richiede tempo e pazienza. Dopo la fase di immobilizzazione o chirurgia, la riabilitazione con esercizi mirati di mobilità e rinforzo è fondamentale per ripristinare la funzionalità del polso. I tempi di guarigione possono variare, ma nella maggior parte dei casi occorrono diversi mesi per tornare alle normali attività quotidiane e sportive, come viene valutato con i controlli radiologici successivi.
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE ------> Parliamo di tendiniti: focus su cause, diagnosi e trattamenti
Prevenzione
Non sempre è possibile evitare una frattura dello scafoide, ma alcune misure preventive, come l’uso di protezioni negli sport a rischio o la cura dell’equilibrio negli anziani, possono ridurre l’incidenza degli infortuni.


