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Gamma Knife o CyberKnife per i tumori cerebrali? Come si sceglie il trattamento

Quando si sente parlare di Gamma Knife o CyberKnife, molti pazienti immaginano un intervento chirurgico. In realtà non c’è alcun bisturi: non si eseguono incisioni, non è necessaria l’anestesia generale e, nella maggior parte dei casi, il paziente torna a casa lo stesso giorno.


Queste tecnologie permettono di trattare alcune lesioni cerebrali attraverso fasci di radiazioni ad altissima precisione. La scelta tra Gamma Knife, CyberKnife, chirurgia tradizionale o un trattamento combinato deve però essere sempre personalizzata.

Che cosa sono Gamma Knife e CyberKnife?

Gamma Knife e CyberKnife sono tecnologie di radiochirurgia stereotassica che consentono di concentrare fasci di radiazioni ad altissima precisione sulla lesione da trattare.

Si parla di radiochirurgia perché queste tecnologie permettono di ottenere un effetto molto simile a quello della chirurgia, utilizzando però fasci di radiazioni concentrati esclusivamente sulla lesione.


La precisione è dell’ordine di pochi millimetri e permette di risparmiare il più possibile il tessuto cerebrale sano circostante.

Il Gamma Knife è una tecnologia dedicata esclusivamente alle patologie intracraniche, mentre il CyberKnife, grazie a un sistema robotizzato, può trattare anche lesioni della colonna vertebrale e di altri distretti dell’organismo.


La vera rivoluzione, però, non è solo tecnologica, ma riguarda il modo in cui oggi possiamo curare i pazienti.

La radiochirurgia può evitare un intervento neurochirurgico?

In alcuni pazienti la radiochirurgia permette di evitare completamente un intervento neurochirurgico, con una drastica riduzione dei rischi, dei tempi di ricovero e del recupero dopo il trattamento.


La radiochirurgia è particolarmente indicata quando la lesione è di piccole o medie dimensioni e si trova in aree profonde o particolarmente delicate del cervello, dove un intervento chirurgico comporterebbe un rischio elevato di deficit neurologici.


In queste situazioni è possibile ottenere un eccellente controllo della malattia evitando un intervento invasivo, senza incisioni, senza anestesia generale e con un recupero estremamente rapido.


La radiochirurgia rappresenta inoltre una soluzione molto efficace per pazienti che, per età avanzata o per la presenza di altre patologie, presentano un rischio chirurgico elevato.

Può essere valutata anche nei casi di recidiva dopo un precedente intervento, quando una nuova chirurgia potrebbe risultare tecnicamente più complessa.

La radiochirurgia sostituisce sempre la chirurgia?

No. L’obiettivo non è sostituire la chirurgia, ma scegliere per ogni paziente il trattamento che offre il miglior rapporto tra efficacia e sicurezza.

Vi sono situazioni in cui l’intervento neurochirurgico rimane imprescindibile.


La chirurgia può essere necessaria quando bisogna:


  • ottenere una diagnosi istologica;
  • rimuovere una lesione di grandi dimensioni;
  • trattare una massa che determina un importante effetto compressivo;
  • risolvere rapidamente una compressione delle strutture nervose.


Il messaggio più importante è che oggi non dobbiamo più ragionare soltanto in termini di “chirurgia o radiochirurgia”.

Le due metodiche sono spesso complementari e, quando vengono integrate correttamente, permettono di offrire cure più efficaci, meno invasive e con una migliore qualità di vita per i pazienti.

Chirurgia e radiochirurgia possono essere combinate?

Sì. Sempre più frequentemente chirurgia e radiochirurgia vengono integrate all’interno dello stesso percorso terapeutico.

Oggi non siamo più obbligati a risolvere tutto con un unico intervento.


Possiamo pianificare un percorso in più fasi: eseguire un intervento meno invasivo e trattare successivamente il residuo con la radiochirurgia oppure, al contrario, utilizzare la radiochirurgia per ridurre il rischio di un intervento particolarmente complesso.


Un intervento chirurgico meno esteso può quindi essere seguito dalla radiochirurgia sul residuo tumorale.

In altri casi, una lesione inizialmente non operabile può essere controllata con la radiochirurgia, evitando o posticipando l’intervento.


Questo approccio combinato consente spesso di ottenere lo stesso risultato terapeutico con una maggiore sicurezza, preservando strutture neurologiche fondamentali e riducendo il rischio di complicanze.

Permette inoltre di ridurre l’invasività dei trattamenti e preservare al meglio la funzione neurologica, mantenendo al tempo stesso elevati risultati oncologici.

Per quali tumori o lesioni cerebrali può essere indicata la radiochirurgia?

Le applicazioni della radiochirurgia stereotassica sono numerose e devono essere valutate in base al tipo, alle dimensioni e alla posizione della lesione.

In ambito neurochirurgico rappresenta un’opzione terapeutica consolidata per il trattamento delle metastasi cerebrali, nelle quali consente di controllare efficacemente anche lesioni multiple, preservando il più possibile il tessuto cerebrale sano.


È inoltre indicata per numerosi tumori benigni del sistema nervoso centrale, come:


  • meningiomi;
  • schwannomi vestibolari, conosciuti anche come neurinomi del nervo acustico;
  • alcuni adenomi ipofisari;
  • residui tumorali;
  • recidive dopo un precedente intervento.


Nei meningiomi e negli schwannomi vestibolari può essere valutata soprattutto quando le dimensioni sono contenute o quando la sede anatomica rende l’intervento chirurgico particolarmente complesso o potenzialmente gravato da un elevato rischio di deficit neurologici.


Nella patologia ipofisaria, in particolare per alcuni adenomi ipofisari, la radiochirurgia costituisce uno strumento prezioso per il trattamento di residui o recidive dopo l’intervento chirurgico.

Può contribuire al controllo della crescita tumorale e, in casi selezionati, dell’attività endocrina.


Negli ultimi anni la radiochirurgia è diventata parte integrante della gestione multidisciplinare dei tumori cerebrali. Sempre più spesso viene utilizzata per trattare residui tumorali o recidive, consentendo di completare il trattamento senza ricorrere a un nuovo intervento.


In questo contesto non rappresenta semplicemente un’alternativa alla chirurgia, ma uno strumento complementare che permette di personalizzare il percorso terapeutico, riducendo l’aggressività degli interventi quando possibile e migliorando il profilo di sicurezza complessivo.

La radiochirurgia viene utilizzata soltanto per i tumori cerebrali?

No. La radiochirurgia può essere indicata anche per alcune patologie non tumorali del sistema nervoso.

Riveste un ruolo fondamentale nel trattamento delle malformazioni artero-venose cerebrali, dove induce nel tempo la progressiva obliterazione dei vasi patologici.

In casi selezionati può rappresentare una valida alternativa o un’integrazione alla chirurgia e alle procedure endovascolari.


Un’altra indicazione consolidata è la nevralgia del trigemino resistente alla terapia farmacologica.

In questi pazienti è possibile ottenere un significativo controllo del dolore attraverso un trattamento non invasivo, evitando procedure chirurgiche più aggressive.


Grazie al sistema CyberKnife, le indicazioni si estendono anche alle patologie della colonna vertebrale, in particolare alle metastasi vertebrali e ad alcune lesioni primitive.


È possibile erogare trattamenti estremamente conformati anche in prossimità del midollo spinale, con elevata precisione e un basso rischio di tossicità.

Qual è la differenza tra Gamma Knife e CyberKnife?

Gamma Knife e CyberKnife sono entrambe tecnologie estremamente precise ed efficaci, ma presentano caratteristiche che le rendono più adatte a specifiche situazioni cliniche.

La scelta non dipende dal fatto che una sia migliore dell’altra, bensì dal tipo di patologia, dalla sede della lesione e dagli obiettivi del trattamento.


Il Gamma Knife è stato sviluppato esclusivamente per il trattamento delle patologie intracraniche.

Storicamente rappresenta un riferimento per la radiochirurgia cerebrale grazie alla sua elevatissima precisione.


Il CyberKnife, invece, utilizza un acceleratore lineare miniaturizzato montato su un braccio robotico, guidato da sofisticati sistemi di imaging che seguono continuamente la posizione del paziente durante il trattamento.



Il sistema può erogare le radiazioni con precisione submillimetrica. Durante il trattamento il paziente indossa una maschera termoformata personalizzata, che garantisce la stabilità del capo.

Il sistema robotizzato, guidato da controlli radiologici continui, verifica costantemente la posizione del paziente e corregge automaticamente anche minimi spostamenti.


Un ulteriore vantaggio del CyberKnife è la sua versatilità. Oltre alle patologie cerebrali, può essere impiegato anche per il trattamento delle lesioni della colonna vertebrale e di numerose patologie in altri distretti corporei.

Il trattamento può essere suddiviso in più sedute?

Sì. In base alla patologia, alle dimensioni della lesione e alla sua posizione, il trattamento può essere completato in un’unica sessione oppure suddiviso in più sedute.

La possibilità di frazionare la dose, cioè di suddividere il trattamento in più sedute invece di concentrare tutta la dose in un’unica sessione, consente di trattare in modo più sicuro alcune lesioni di dimensioni maggiori.


Può essere particolarmente utile quando la lesione è localizzata in prossimità di strutture neurologiche delicate, come:


  • il nervo ottico;
  • il tronco encefalico;
  • altri nervi cranici;
  • aree cerebrali fondamentali per le funzioni neurologiche.


Distribuire la dose in più sedute permette ai tessuti sani circostanti di recuperare tra un trattamento e l’altro.

Questo può ridurre il rischio di effetti collaterali e ampliare il numero di pazienti candidabili a un trattamento non invasivo.


Il frazionamento offre inoltre una maggiore flessibilità terapeutica in alcune neoplasie benigne, nei tumori di maggior volume e nelle lesioni adiacenti ad aree cerebrali cosiddette eloquenti, dove è fondamentale preservare al massimo la funzione neurologica.

Gamma Knife e CyberKnife sono tecnologie concorrenti?

No. Gamma Knife e CyberKnife non sono tecnologie concorrenti, ma strumenti complementari.

La disponibilità di entrambe permette al team multidisciplinare di scegliere, per ogni paziente, il trattamento più appropriato.


La decisione deve combinare precisione, sicurezza e personalizzazione della terapia in funzione delle caratteristiche della malattia.

Alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS sono disponibili entrambe le tecnologie, Gamma Knife e CyberKnife.


Il Centro dispone inoltre di un CyberKnife di ultima generazione e di moderne piattaforme dedicate alla radiochirurgia stereotassica.

La tecnologia, tuttavia, da sola non è sufficiente a garantire il miglior risultato.

Come si decide se un paziente è candidato alla radiochirurgia?

La scelta non dipende mai da un singolo specialista, ma è il risultato di una valutazione multidisciplinare.


Ogni caso viene discusso all’interno di un board dedicato, composto da:


  • neurochirurghi;
  • radioterapisti;
  • neuroradiologi;
  • altri specialisti coinvolti nella cura del paziente.


Il team analizza congiuntamente le caratteristiche della lesione, gli esami di imaging, le condizioni cliniche del paziente e gli obiettivi del trattamento.

È proprio questo confronto tra competenze diverse che consente di individuare la strategia più appropriata: radiochirurgia, chirurgia tradizionale oppure un approccio integrato che combini entrambe.


L’obiettivo è offrire a ogni paziente un percorso terapeutico realmente personalizzato, massimizzando l’efficacia delle cure e riducendo al minimo i rischi.

Qual è il ruolo del board multidisciplinare del Policlinico Gemelli?

Il board multidisciplinare permette di integrare chirurgia, radiochirurgia e le altre opzioni terapeutiche, definendo il percorso più appropriato per ogni singolo paziente.

Alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS il vero valore aggiunto è rappresentato da un board multidisciplinare dedicato.


Neurochirurghi, radioterapisti, neuroradiologi e gli altri specialisti coinvolti nella cura del paziente discutono collegialmente ogni singolo caso.

La strategia terapeutica viene definita sulla base delle caratteristiche della malattia e delle esigenze del paziente.


Questo approccio consente di integrare in modo ottimale chirurgia, radiochirurgia e le altre opzioni terapeutiche, offrendo percorsi realmente personalizzati.

La consolidata esperienza del team e la stretta collaborazione tra professionisti di riconosciuto profilo nazionale e internazionale rappresentano un elemento distintivo del Centro.

Come si svolge concretamente il trattamento con CyberKnife?

Il CyberKnife è una procedura completamente non invasiva e, nella maggior parte dei casi, viene eseguita in regime ambulatoriale, senza necessità di ricovero o anestesia generale.


Il percorso inizia con una fase di pianificazione estremamente accurata.

Il paziente esegue una TC dedicata, che viene integrata con la risonanza magnetica e, quando indicato, con altri esami di imaging.


Su queste immagini il team definisce con precisione il volume da trattare e pianifica la distribuzione della dose di radiazioni, modellandola sulla forma della lesione e delle strutture circostanti.

Durante il trattamento il paziente è disteso comodamente sul lettino e indossa una maschera termoformata personalizzata, che garantisce la stabilità del capo.


Il sistema robotizzato del CyberKnife, guidato da controlli radiologici continui, verifica costantemente la posizione del paziente e corregge automaticamente anche minimi spostamenti, mantenendo un’elevatissima precisione nell’erogazione della dose.

Il trattamento con CyberKnife è doloroso e quanto dura?

La seduta è indolore e dura generalmente dai 30 ai 60 minuti.

A seconda della patologia, il trattamento può essere completato in un’unica sessione oppure suddiviso in più sedute.


Al termine della procedura il paziente può normalmente tornare alle proprie attività quotidiane già nella stessa giornata, senza tempi di recupero legati a un intervento chirurgico.

Qual è quindi il trattamento migliore?

Non esiste una tecnologia migliore in assoluto: esiste il trattamento più appropriato per quello specifico paziente.

Naturalmente non tutti i pazienti sono candidati alla radiochirurgia.


La scelta del trattamento più appropriato nasce sempre da una valutazione personalizzata, nella quale il neurochirurgo, insieme al radioterapista e al neuroradiologo, definisce la strategia più efficace e più sicura.

Il messaggio più importante è che oggi non dobbiamo più ragionare in termini di chirurgia o radiochirurgia.


Le due metodiche sono spesso complementari e, quando vengono integrate correttamente, permettono di offrire cure sempre più efficaci, meno invasive e con una migliore qualità di vita per i pazienti.


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