I progressi per trattare le malattie della tiroide: la chirurgia mininvasiva

Autore: Prof. Giorgio Ghilardi
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Editor: Jennifer Verta

La tiroidectomia mininvasiva è una procedura che consente di asportare la tiroide malata o parte di essa, garantendo meno dolore ed un risultato esteticamente più armonioso. Abbiamo intervistato il Prof. Giorgio Ghilardi, esperto in Chirurgia Generale e Chirurgia Vascolare a Milano, per spiegarci in cosa consiste

Che cos’è la chirurgia mininvasiva della tiroide?

Le tecniche mininvasive sono state introdotte da circa 30 anni anche per la chirurgia della tiroide e sono ben chiari i casi in cui possono essere applicate, mantenendo i criteri di sicurezza per il paziente e di completezza dell’intervento. La principale differenza con la tecnica tradizionale risiede nella dimensione dell’incisione chirurgica, che è compresa fra i 3 e i 6 centimetri. Ne conseguono un chiaro vantaggio estetico e la riduzione del dolore postoperatorio.

In cosa consistono le tiroidectomie mininvasive?

La tecnica mininvasiva richiede una sicura padronanza dell’anatomia del collo e la conoscenza delle insidie che la chirurgia della tiroide riserva.

Esistono due tipologie di intervento:

  • La tiroidectomia mininvasiva diretta (MIT).
  • La tiroidectomia mininvasiva videoassistita (MIVAT).

Queste procedure consentono sia interventi limitati ad una sola metà della ghiandola, sia l’asportazione totale della tiroide.

Quando è indicata la chirurgia mininvasiva della tiroide?

L’indicazione ideale per la MIVAT è la asportazione di metà tiroide occupata da un nodulo benigno di dimensioni non superiori ai 3 centimetri.

Peraltro, è ammessa anche l’asportazione di tutta la ghiandola, sia per patologia benigna, sia per carcinoma papillifero di piccole dimensioni: in questi casi il volume della tiroide non deve eccedere i 30 mL. Alcuni ritengono che il volume asportabile possa raggiungere i 50 mL.

Le indicazioni per la MIT, invece, sono sostanzialmente quelle per gli interventi standard: il limite dimensionale non è stabilito a priori e dipende anche dall’esperienza del chirurgo.

Possono esistere condizioni particolari che ostacolano l’applicazione delle tecniche mininvasive, come precedenti interventi chirurgici o trattamenti di radioterapia sulla regione. Per quanto riguarda le tiroiditi, invece, non rappresentano necessariamente una controindicazione.

È una procedura più pericolosa rispetto alla tecnica tradizionale?

I rischi della chirurgia mininvasiva sono gli stessi della chirurgia tradizionale, a condizione che si rispettino i criteri di indicazione menzionati. Peraltro, anche i risultati sono ottimi, ma con minore danno estetico e minore fastidio locale.

Quali sono i punti critici della tiroidectomia?

L’intervento richiede grandissima attenzione e precisione, dal momento che la tiroide è in stretta contiguità con strutture molto importanti: il nervo ricorrente, il nervo laringeo superiore, il nervo vago, le ghiandole paratiroidi, la vena giugulare interna, la trachea, le strutture vascolari che nutrono la tiroide.

La funzione del nervo ricorrente consente il movimento delle corde vocali: un danno a questa struttura, dello spessore di circa un millimetro e strettamente contigua alla ghiandola, provoca alterazione della voce e, talvolta, difficoltà della respirazione.

Le ghiandole paratiroidi, in numero di 4, sono strettamente aderenti alla parete posteriore della tiroide, da cui devono essere staccate: la loro funzione è centrale nel controllo del metabolismo del calcio, minerale fondamentale per le ossa e per la corretta contrattilità dei muscoli.

Gli eventi avversi sono esclusivi degli interventi mininvasivi?

Gli effetti collaterali avversi descritti possono prodursi con qualsiasi tecnica: possono essere di diverso impegno e presentarsi solo per un periodo limitato o in via definitiva.

Infine, bisogna ricordare che la tiroidectomia è comunque un intervento delicato, anche perché la tiroide ha una ricca vascolarizzazione: il sanguinamento dopo l’intervento rappresenta un rischio, perché comprime la trachea e ne causa l’edema, provocando una minacciosa emergenza respiratoria, che deve essere risolta con estrema rapidità.

Prof. Giorgio Ghilardi
Chirurgia generale

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