I trattamenti chirurgici per la cura della nevralgia trigeminale

Autore: Prof. Sergio Mario Zeme
Pubblicato: | Aggiornato: 06/05/2020
Editor: Top Doctors®

Per risolvere questo disturbo, il paziente può ricorrere a due tipi di interventi chirurgici: uno che ha l’obiettivo di rendere il nervo trigemino lievemente inattivo, l’altro che invece va a rimuovere l’elemento che provoca l’infiammazione nervosa. Il Dottor Zeme, nostro esperto in neurochirurgia, ci spiega in cosa consistono queste operazioni

 

Interventi percutanei per trattare la nevralgia trigeminale

Una prima opzione chirurgica per il trattamento della nevralgia trigeminale è quella che utilizza interventi palliativi, che consistono nel provocare una lieve inattivazione del nervo trigemino. Si tratta di interventi poco invasivi, che sedano il nervo e con esso i fastidiosi sintomi dell’irritazione. Sono chiamati interventi percutanei (cioè effettuati attraverso la pelle), perché praticati introducendo un ago nella guancia fino all'interno del cranio, attraverso il foro da cui fuoriesce una parte del nervo trigemino. 

Si raggiungono così il ganglio di Gasser e la radice posteriore del nervo trigemino stesso, dove tutte le fibre nervose sono riunite in una piccola camera ossea, il cavo di Meckel. Quindi, attraverso l'ago, si può introdurre un elettrodo per provocare una limitata termolesione, una piccola quantità di glicerolo per inattivare parzialmente il nervo, o un catetere di Fogarty (catetere fornito di palloncino gonfiabile in punta, comunemente usato per la dilatazione di arterie).

Il palloncino è gonfiato sotto controllo radioscopico con soluzione fisiologica e contrasto iodato, producendo una compressione sul ganglio di Gasser e sulla radice trigeminale, mantenuta per 1-2 minuti. La procedura si effettua in anestesia generale o profonda sedazione e dura circa 15-30 minuti.

 

Rischi ed effetti collaterali degli interventi palliativi

Questi interventi possono essere eseguiti in Day Hospital, hanno un rischio minimo di complicazioni gravi (emorragie o infezioni all'interno del cranio), ma provocano frequentemente disturbi della sensibilità della metà del viso colpita dal dolore. Questi disturbi sono in genere lievi e transitori, ma in circa il 20 % dei casi sono permanenti e nel 5-10% possono essere piuttosto fastidiosi. 

Il dolore è abolito subito nel 95% dei casi ed i farmaci possono essere sospesi entro un mese. In circa il 40-50% dei casi, però, il dolore può ricomparire, poiché non è stata rimossa la causa di irritazione della radice trigeminale. Nella maggior parte di questi casi l’abolizione del dolore dura circa due anni, tuttavia questo dato varia da persona a persona (in alcuni casi può durare solo pochi mesi, in altri fino a 10-15 anni). Quanto più il paziente è in età avanzata, tanto più basse sono le probabilità di recidiva del dolore.

 

La Radiochirurgia: un’alternativa per sedare il nervo trigemino

Recentemente si è introdotta anche la Radiochirurgia, che consiste nell’applicare radiazioni concentrate sulla radice trigeminale. Anche questo metodo agisce provocando una lieve inattivazione del trigemino, con il vantaggio di poter essere impiegata senza anestesia generale e in un’unica seduta. Tuttavia, i risultati positivi sul dolore sono ad oggi un po’ inferiori agli interventi percutanei e spesso non compaiono immediatamente, ma dopo qualche settimana. Il rischio di effetti collaterali (disturbi di sensibilità al viso) è simile e il dolore si ripresenta più frequentemente.

 

Interventi chirurgici per rimuovere la causa dell’irritazione del nervo trigemino

La seconda opzione chirurgica consiste nel rimuovere la causa di irritazione del trigemino: l’arteria, la vena o il tumore che comprime la radice trigeminale. Ciò richiede un intervento di microchirurgia che consiste in una piccola apertura nel cranio, nella regione dietro l’orecchio, attraverso la quale si raggiunge la radice trigeminale. Quando la causa del problema è un vaso sanguigno, questo si stacca e si allontana dal trigemino e viene mantenuto nella nuova posizione con materiale riassorbibile. Se è presente un tumore, invece, lo si rimuove. L’intervento è praticato in anestesia generale, dura 3-4 ore, si esegue in ambiente neurochirurgico e richiede un ricovero di 5-7 giorni.

 

I vantaggi della seconda opzione chirurgica

Questa tecnica fornisce risultati migliori rispetto agli interventi percutanei. L’abolizione immediata del dolore si ottiene anche in questo caso nel 95% dei casi, ma la ricomparsa del dolore è limitata al 10-20% dei casi. I disturbi stabili della sensibilità del viso sono ridotti al 5-10% e raramente sono fastidiosi. In una percentuale simile possono comparire riduzione dell’udito dal lato operato, vertigini transitorie, visione doppia in certe direzioni dello sguardo, disturbi dell’equilibrio, tutti fastidi generalmente transitori. Rischi di gravi disturbi neurologici sono eccezionali. 

 

Quando si consiglia di ricorrere all’intervento percutaneo?

L’esperienza più che trentennale del nostro centro, così come degli altri centri neurochirurgici specializzati nel trattamento della nevralgia trigeminale, indica che gli interventi percutanei sono altamente consigliati in età avanzata e nei casi di sclerosi multipla. Invece, ai pazienti di età inferiore a 70 anni e in buone condizioni di salute si raccomanda fortemente l’intervento neurochirurgico di decompressione della radice trigeminale, quello cioè che rimuove la causa dell’irritazione del nervo. Questo infatti assicura un’abolizione definitiva della nevralgia, senza provocare disturbi di sensibilità al viso in un’elevata percentuale di casi

Prof. Sergio Mario Zeme
Neurochirurgia

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