Il Dolore: Significato, Diagnosi e Terapia

Autore: Dott. Daniel Levi
Pubblicato:
Editor: Giulia Boccoli

Il dolore ha avuto una funzione fondamentale nell’evoluzione permettendo agli essere viventi di identificare il messaggio di danno e di tradurlo in una reazione fisica. Come viene classificato e come si può trattare? Ecco quello che il Dott. Daniel Levi, esperto in Neurochirurgia a Milano, ha da dire sul tema

Che cos’è il dolore?

Il dolore è un concetto in medicina molto dibattuto e controverso, tuttavia, riportando, molto semplicemente quanto suggerito dalla Organizzazione Mondiale della Sanità si può riassumere come “un campanello d'allarme con proprietà sensoriale ed emotiva che qualcosa non va nel nostro corpo, che è in atto un danno tissutale”. La percezione del dolore inizia a livello dei recettori che possiamo paragonare a dei sensori che recepiscono il segnale del danno. Questo segnale parte dai recettori per il dolore passa da specifiche nervose fino ad arrivare a determinate aree cerebrali che vengono denominate come Matrice del Dolore (Corteccia Insu-lare, Corteccia Cingolata e in la Corteccia Somatosensoriale). La risposta al dolore prevede l'attivazione di comportamenti e di risposte emotive, a volte motorie (come ad esempio togliere la mano dal fuoco).
Nella percezione del dolore intervengono diverse componenti che vanno dalla psicologia alla genetica.

Il dolore fondamentale nell’evoluzione

Il dolore ha avuto una funzione fondamentale nell'evoluzione Umana per identificare il messaggio di danno e quindi segnalare la necessità di intraprendere una reazione a seguito, per esempio, di un’aggressione o di un danno all'integrità fisica. La percezione del dolore è ubiquitaria in tutto il regno animale. Si pensi che l'evoluzione ha selezionato anche un meccanismo di percezione del dolore detto “empatico”. Più semplicemente, osservare qualcuno colpito da un dolore può far provare in parte il dolore alla persona che la osserva. Questo meccanismo avviene per attivazione, ossia nel momento in cui un soggetto osserva una persona che soffre e ciò avviene poiché si attivano parzialmente le aree del dolore (matrice del dolore), le stesse aree della persona che osserva il dolore. Questo meccanismo ha un vantaggio evolutivo molto evidente perché permette di "imparare", per esempio, ad evitare la situazione che ha fatto provare dolore all'altra persona. Ovvero si impara senza soffrire. Altri studi hanno evidenziato come le società che hanno sviluppato questo meccanismo di empatia sono portate ad aiutare chi soffre.

Quali sono le tipologie di dolore?

Il dolore si divide in: 

  • Dolore nocicettivo basato primariamente sull'irritazione dei sensori di dolore e sulla trasmissione di dolore al sistema nervoso centrale.
  • Dolore neuropatico in seguito a lesioni del sistema nervoso periferico o del sistema nervoso centrale, per esempio dopo un’amputazione, una paraplegia, infezioni da herpes o una polineuropatia diabetica.
  • Dolore funzionale in seguito a disturbi funzionali, ad esempio mal di schiena causato da una postura scorretta e movimenti abitudinari disfunzionali.
  • Dolore da meccanismi psicosomatici e riflessivi vegetativi come attivazione del sistema nervoso simpatico in stati di ansia, attivazione del sistema nervoso parasimpatico in stati di depressione e aumento di tono muscolare in situazioni di stress emotivo.
  • Attraverso il dolore si manifestano il 90% delle patologie. Il dolore è un sintomo primario che necessita di inquadramento diagnostico precoce.

Come modulare il dolore 

È esperienza comune che le persone che hanno paura di qualcosa che genera dolore abbiano un dolore maggiore quando lo stimolo arriva effettivamente. Per esempio la classica paura della siringa. Questo meccanismo di aumentata percezione del dolore avviene poiché vi è una modulazione positiva, denominata “attivazione latente”, nella percezione del dolore ed è dovuta al fatto che i circuiti che attivano la paura dell'ago o la paura della paura attivano alcune aree cerebrali coinvolte nella percezione del dolore, in questo caso l'Insula Anteriore, una zona della Matrice del Dolore. All'opposto se io convinco una persona che una data esperienza non procurerà dolore e per esempio somministro una pastiglia "falsa" (placebo) di antidolorifico, questa persona all'arrivo dello stimolo proverà sicuramente meno dolore o non ne proverà affatto. In questo caso si verificano due situazione in contemporanea: da una parte le zone della Matrice del Dolore non verranno preattivate (attivazione latente), dall’altra il placebo assunto è in grado di attivare circuiti analgesici (endorfine) ed inibire la corteccia pre frontale, impedendo l’attivazione latente. Risulta quindi evidente come sia possibile modulare il dolore senza che avvengano evidenti modificazioni biochimiche nel nostro corpo.

Quali sono le terapie disponibili?

Inquadrare il tipo di dolore è estremamente importante poiché la terapia deve essere inquadrata essenzialmente per tipo di dolore. In linea di massima il dolore può essere trattato nei seguenti modi:

  • Alimentazione
  • Terapia Farmacologica
  • Terapia Psicologica
  • Terapia Fisica, con le tecniche di Laser, Onde D'Urto, Tecar, Soleve
  • Riabilitazione e Fisiokinesiterapia
  • Chirurgia, con impianto di stimolatori, pompe farmacologiche, interruzione chirurgica delle vie del dolore, decompressioni, come nel caso di ernie discali o compressione dei nervi periferici

Tutte queste tipologie di trattamento vengono scelte singolarmente o combinate in base alla tipologia del dolore, allo percentuale di invalidità del dolore, misurata con apposite tecniche, e allo stato di salute del paziente.

Dott. Daniel Levi
Neurochirurgia

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